Marco Travaglio - Annozero dell’ 8 maggio 2008

 

 

 

Emergenza Criminalita’

Lo sai che uno non ha piu’ù il coraggio di uscire di casa perche’  non si sente sicuro, lo sai che sono aggredite le vecchiette che vanno a prendere la pensione, lo sai che non si puo’ piu’ù prendere una metropolitana ed un bus, lo sai che ormai viviamo nel terrore?

[...]

Ci deve essere la certezza della pena, lo Stato deve garantire la sicurezza dei cittadini, in casa, fuori casa, ovunque!

 

Da: La Signora Pina e la microcriminalita’ (blog Il Mondo di Galatea)

 

 

Ecco (nel video sotto) i pericolosi criminali che girano liberi per le strade di tutte le citta’ italiane

 

 

 

 

 

Non c’e’ dubbio: il razzismo, la xenofobia e il nazifascismo oggi sono rock. Stay tuned.

 

Video via Giornalismo Partecipativo

 

 

V2-Day - Banche (Video)

Puntata cult di ANNOZERO del 1-5-2008 con Sgarbi e Travaglio

Sintentizzo il pensiero del giornalista Travaglio (biografia) e del critico d’arte, politico e scrittore Sgarbi (biografia).

Travaglio :

Tutti i partiti hanno dovuto fare i conti, almeno un minimo, con la campagna per le liste pulite portata avanti da Grillo

 

Sgarbi:

Non fare il fenomeno (a Travaglio)

Grillo non ha influenza politica

Pezzo di merda (a Travaglio)

Sembri Fassino (a Travaglio, che risponde: «Fassino glielo dici a tua sorella»)
Mia sorella vale venti volte te che se un pezzo di merda, pezzo di merda puro (a Travaglio)
Hai fatto parlare questo cretino, ora fai parlare me (a Santoro, riferito a Grillo)

Non sputtanare l’Italia (a Travaglio)

Sta dicendo stronzate (a Travaglio)

Non dire stronzate (a Travaglio)

Applaudite questa testa di … (riferito a Travaglio)

Sei un bugiardo (a Travaglio)

Siamo un grande paese con un pezzo di merda come te (a Travaglio)

Biagi non e’ stato cacciato

Non hanno cacciato Enzo Biagi

Non voglio fare andare avanti questo (Travaglio) che dice solo balle

Non sfottere che tu sei il popolo del nulla (a Travaglio)

Non e’ stato caciato Enzo Biagi (ripetuto varie volte)

Dite delle bugie, siete dei bugiardi (a Travaglio e Santoro)

…con quella faccia che ti ritrovi….faccia da tonto (a Travaglio)

Le basi NATO non fanno la guerra (dimenticandosi della guerra NATO in Jugoslavia)

Grillo non pone questioni, dice stronzate

Non dici frasi, dici stronzate (a Travaglio)

50mila persone in piazza che vanno a sentire lo spettacolo di un idiota (riferito a Beppe Grillo)

Santoro (conduttore) :

Se sei tanto bravo e intelligente rispondi normalmente (a Sgarbi)

Faccia da tonto a Travaglio non gliel’ha detto mai nessuno… Sgarbi rifletti sul prossimo insulto perche’ questo … e’ sbagliato (a Sgarbi)

 

 

 

Sgarbi – Travaglio : Darwin aveva ragione!

 

 

Una parte della puntata di Annozero del 1-05-2008

 

Il video termina con questa scritta :

La reazione di Travaglio allo sproluquio sinaptico di Sgarbi e’ stata un’autentica lezione di civilta’. Con intelligenza ha reagito alle ripetute e scientifiche provocazioni di Sgarbi esponendo le sue idee con chiarezza e competenza. Tuttavia pare che questa puntata possa costituire il pretesto per il secondo editto bulgaro. TENIAMO GLI OCCHI APERTI.

Laptop NEC Shield PRO FC N21S

Ecco arrivato il Laptop Shield Pro, un computer portatile a 22 pollici a prova d’urto (se lasciato cadere fino ad un massimo di tre piedi) e soprattutto a prova d’acqua. Il laptop e’ stato costruito in modo che ne la polvere ne l’acqua possano entrare al suo interno, da qualunque direzione.

Lo ha presentato la giapponese NEC a Tokyo. Sara’ sul mercato giapponese gia’ da giugno, ma non arrivera’ in Europa prima del 2009.

Con Alemanno a Roma niente Gay Pride

Il neo-sindaco di Roma Alemanno e’ contro il Gay Pride ma… per carita’ non collegate questa posizione con i suoi passati fascisti! Lui oramai e’ un liberale bello e buono. Non a caso fa parte della coalizione battezzata (non ironicamente, mi hanno spiegato) Popolo della Liberta’. Ecco come il sindaco con la croce celtica al collo spiega la sua posizione :

Io ho rispetto per le persone omosessuali, ne conosco alcune, ma temo che il Gay Pride sia un’altra cosa: è un fatto di esibizionismo sessuale ed io sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo, sia omosessuale sia eterosessuale. […]il problema non è omosessualità sì o no, ma esibizionismo sì o no

Ma Alemanno rassicura :

Nel centrodestra c’è una cultura liberale che non mette in discussione i comportamenti, le libertà individuali e il rispetto della privacy

Evidentemente allora i fascistoidi che non apprezzano i froci sono di sinistra.


In sostegno di Alemanno arrivano I Gay-Lib, i gay liberali del centrodestra, che propongono

Facciamo il corteo in giacca e cravatta

Mentre Assunta Almirante chiosa:

Io personalmente al Gay Pride non ci andrei, per il rispetto generale della città

Il centrosinistra insorge compatto, e Paola Concia (portavoce del tavolo Glbt del Pd) afferma:

Il Pride è un evento positivo e propositivo che vuole ribadire il valore fondamentale della libertà

Dicendosi semmai preoccupata dai

saluti romani esibiti in Campidoglio da alcuni sostenitori del centrodestra il giorno della vittoria al ballottaggio

La liberta’ non implica il concetto di tenere una manifestazione pacifica che inneggia alla liberta’ (sessuale)?
Se il problema e’ che alcuni durante queste manifestazioni vanno in giro mezzi nudi, se questo e’ un problema in Italia (mentre in tutti gli altri paesi occidentali i gay pride si svolgono senza troppi problemi), si applichi l’art. 527 del codice penale italiano (atti osceni), il quale prevede che “chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni”.
Dopodiche magari Alemanno ricordi al suo leader Berlusconi di eliminare “qualsiasi forma di esibizionismo, sia omosessuale sia eterosessuale” anche dalle televisioni di proprieta’ della famiglia Berlusconi.

Dunque, probabilmente con Alemanno a Roma non vedremo piu’ le coloratissime sfilate dei Gay Pride, ma consoliamoci col fatto che non sara’ fatto piu’ nemmeno il Family Day, perche’ Alemanno e’ anche contro l’esibizionismo eterosessuale.

Citazioni dall’articolo de La Repubblica : Alemanno contro il Gay Pride

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Ecco il Nuovo Governo Berlusconi

Spero che l’Europa tratti Berlusconi con l’indignazione e il disprezzo che merita. (8 maggio 2001)

Indro Montanelli (giornalista)

La squadra di Governo è pronta.

Dopo il Governo Berlusconi I (dal 10-05-1994 al 17-01-1995), il Governo Berlusconi II (dal 11-06-2001 al 23-04-2005) e il Governo Berlusconi III (dal 23-04-2005 al 17-05-2006), Napolitano e’ lieto di presentare agli italiani un nuovo Governo Berlusconi, il numero quattro.

Il Berlusconi IV e’ praticamente fatto. Resta da definire solo il nodo dei sottosegretari.

Il nuovo Governo sarà composto da 12 ministri con portafoglio piu’ 9 senza portafoglio. 21 ministri in totale, 4 meno di Prodi. Solo 4 donne. In Italia, al contrario che nella Spagna de Governo Zapatero, le donne sono decisamente il sesso debole (e sfottuto pure).

Il Presidente del Consiglio, il 72enne Berlusconi, dopo il conferimento dell’incarico da parte del presidente della Repubblica, ha comunicato la composizione del nuovo esecutivo per poi raggiungere i Presidenti di Senato e Camera.

Oggi (giovedi’ 8 maggio) alle 17 avrà luogo il giuramento dei nuovi ministri. Giureranno fedelta’ alla Costituzione Italiana.

Martedi’ la Camera votera’ la fiducia, mercoledi il Senato.

Come previsto, Silvio Berlusconi sarà Presidente del Consiglio, affiancato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.

Come spiega Massimo Franco sul Corriere (“E’ il Governo del Cavaliere”),

A prima vista somiglia ai governi di centrodestra che l’hanno preceduto. In realtà, l’impronta personale di Silvio Berlusconi su quello presentato ieri sera a Giorgio Napolitano è vistosa. Marca un primato più netto sugli alleati, tacitati e insieme messi a tacere; ed un controllo ferreo su ministeri- chiave come gli Esteri e la Giustizia, fondamentali nella strategia berlusconiana. Non c’è un vicepresidente del Consiglio.

Infatti, ben 12 dei 21 ministri sono di Forza Italia. Berlusconi ha dato incarichi ai suoi uomini di fiducia Frattini (Esteri), Bondi (Cultura) e il mercantilista Tremonti (Economia) e controlla la Giustizia, ministero che gli sta’ particolarmente a cuore (si vedano tutti i procedimenti giudiziari a carico di Berlusconi). Berlusconi lascia solo 4 ministri ad Alleanza Nazionale e 4 alla Lega Nord. Uno va alla Democrazia Cristiana per le Autonomie.

Il nuovo Governo riserva alle donne il solito ruolo :

non contano nulla ma devono essere necessariamente giovani e belline o meglio bellone ( Gennaro Carotenuto).

E’ evidente che in Italia, al contrario ad esempio della Spagna, le donne sono ancora il sesso debole, e anche sfottuto (si vedano le tante dichiarazioni machiste di Berlusconi).

L’eta’ media nei nuovi ministri e’ di 52 anni. Cinque under 40, di cui due con portafoglio. Il nuovo Governo e’ più giovane ma meno rosa di quello di Prodi. Rispetto all’esecutivo del Professore questo ha tre anni di meno: 52,48 anni di media contro 55,65. Ma meno donne: 19% contro il 24%, visto che con il centrosinistra a Palazzo Chigi le donne erano 6 su 25. Il più giovane della squadra è una donna: Giorgia Meloni (An, alle Politiche giovanili), 31 anni, classe ‘77. Un anno più di lei ce l’ha Mara Carfagna, trentaduenne destinata alle Pari opportunità. Under 40 è anche Raffaele Fitto, neoministro per gli Affari regionali. Due trentenni anche tra i ministri con portafoglio: sono il nuovo Guardasigilli Angelino Alfano (37) e il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini (34). Ad alzare la media ci pensano le 71 primavere di Silvio Berlusconi e cinque over 60. Il ministro più anziano viene da via della Scrofa: Altero Matteoli (Infrastrutture) ha 67 anni. Seguono Bossi (66), Tremonti (61), La Russa e Scajola (60). Notevole lo scarto di età tra uomini e donne. I primi hanno 56 anni di media, le donne 34. Una proviene da An (Meloni), tre da Forza Italia (Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo), nessuna dalla Lega nord. Due sole donne tra i 12 ministri con portafoglio: sono appena il 16.6%.

Ecco il Nuovo Governo (cliccando sui nomi accederete alla biografia):

Presidente del Consiglio dei Ministri : Silvio Berlusconi

Sottosegretari alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Gianni Letta (PDL - FI), segretario del Consiglio dei Ministri

Paolo Bonaiuti (PDL - FI), con delega all’editoria e portavoce del Consiglio dei Ministri

Ministeri

Affari esteri : Franco Frattini (PDL – FI)

Interno : Roberto Maroni (LN)

Giustizia : Angelino Alfano (PDL – FI)

Economia e Finanze : Giulio Tremonti (PDL - FI)

Sviluppo Economico : Claudio Scajola (PDL - FI)

Difesa : Ignazio La Russa (PDL - AN)

Istruzione, Università e Ricerca : Mariastella Gelmini (PDL – FI)

Infrastrutture e Trasporti: Altero Matteoli (PDL – AN)

Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare : Stefania Prestigiacomo (PDL – FI)

Politiche agricole alimentari e forestali : Luca Zaia (LN)

Lavoro, Salute e Politiche Sociali : Maurizio Sacconi (PDL - FI)

Viceministro: Michela Vittoria Brambilla (PDL - FI), Salute

Beni e Attività Culturali : Sandro Bondi (PDL – FI)

Ministri senza portafoglio

Rapporti con il Parlamento : Elio Vito (PDL – FI)

Riforme federalistiche : Umberto Bossi (LN)

Affari Regionali e Autonomie Locali : Raffaele Fitto (PDL – FI)

Attuazione del Programma di Governo : Gianfranco Rotondi (PDL – DCA)

Diritti e Pari Opportunità : Mara Carfagna (PDL – FI)

Politiche Giovanili e Attività Sportive : Giorgia Meloni (PDL – AN)

Semplificazione Legislativa : Roberto Calderoli (LN)

Politiche Comunitarie : Andrea Ronchi (PDL - AN)

Riforme e Innovazione nella PA : Renato Brunetta (PDL – FI)

Alcuni commenti (fonte: Corriere ):

Dario Franceschini, vicesegretario del Pd, parla di «un governo costruito tutto su equilibri di partito, senza personalità esterne e della società civile. E con solo quattro donne non su dodici ministri, come aveva detto il leader Pdl, ma su ventuno. Una totale delusione».

Vittoria Franco (PD) : «Il numero delle donne è irrilevante, sono quattro e assumono incarichi tradizionalmente più femminili. » Niente a che spartire col Governo Zapatero, insomma.

Gianfranco Miccichè (vicecoordinatore nazionale di Forza Italia e dichiarato cocainomane) sottolinea che «la Sicilia è molto ben rappresentata nel nuovo governo », riferendosi alla Prestigiacomo e a Alfano.


Luca Liguoro (presidente nazionale dell’associazione gay Rosa Arcobaleno) critica l’ex modella e valletta televisiva Mara Carfagna, belloccia nominata Ministro: «Rimaniamo stupiti e sconcertati dalla indicazione della showgirl-deputata al dicastero delle Pari Opportunita. La nomina di Mara Carfagna offende non solo milioni di lesbiche e gay che lei ha spesso attaccato con frasi omofobe e definito sterili, ma anche migliaia di coppie, etero e gay, con figli adottivi visto che per la neoministra per essere coppia non basta volersi bene ma requisito

Infine, vi consiglio la lettura dell’articolo di Massimo Giannini su La Repubblica (« Un uomo solo al comando »), che chiude cosi’ :

una cosa è sicura. Berlusconi non si metterà in guerra con nessuno. Né con l’opposizione, né meno che mai con il Paese. È una metamorfosi funzionale ai suoi corsi anagrafici e ai soprattutto ai suoi percorsi politici. Ha 72 anni. Vuole passare alla storia, da statista repubblicano. E punta dritto al Quirinale, la sua “magnifica ossessione”. Questo governo, così piatto eppure resistente, per l’Italia può anche non servire granché. Ma per il Cavaliere sembra proprio un perfetto trampolino di lancio, costruito proprio con quell’unico scopo: il grande salto verso il Colle. Visti i dolorosi tormenti del Pd, stavolta non si vede chi possa fermarlo.

Paul Connett al V2-day a Torino parla degli inceneritori (Video)

Il Professore dell’Universita’ di New York Paul Connet spiega che gli inceneritori, oltre ad ammazzarci con i loro veleni, sono uno spreco di risorse finanziarie e uno spreco di materiali che potrebbero essere reciclati. Il Processo Zero Rifiuti al contrario crea lavoro e ricchezza all’interno delle singole comunita’. E’ la solita lotta tra le elite economico-industriali che controllano l’informazione e la politica dei Paesi contro i semplici cittadini che ne pagano le conseguenze fisiche (cancro e altre malattie) ed economiche.

Tra l’altro Connett critica anche Veronesi, che in passato ha sostenuto queste macchine di morte che sono gli inceneritori.

Il governo USA censura una campagna pubblicitaria di MTV su 11 Settembre, AIDS, Fame e Poverta’

Ha ripreso a circolare su internet una presentazione Powerpoint che afferma di essere una campagna pubblicitaria televisiva promossa da MTV e “annullata” dal governo USA.

“Questa pubblicità di MTV è stata annullata su ordine del governo americano” dice la presentazione. “E’ stata trasmessa una sola volta….”.

Compaiono poi le seguenti immagini, con le rispettive didascalie in italiano:

 


Testo a lato delle torri : “2.863 persone sono morte”
Testo a lato del ragazzo: “40 millloni infettati dall’HIV nel mondo.”
“Il mondo s’è unito contro il terrorismo. Dovrebbe unirsi anche contro l’AIDS”.


Testo a lato delle Torri : “2.863 persone sono morte”
Testo a lato del bambino: “824 milioni soffrono la fame nel mondo”.
“Il mondo si è unito contro il terrorismo. Dovrebbe unirsi anche contro la FAME.”


Testo a lato delle Torri : “2.863 persone sono morte”
Testo a lato del vecchio: “630 milioni di senza tetto nel mondo.
“Il mondo si è unito contro il terrorismo. Dovrebbe unirsi anche contro la POVERTA’ ”.
Questa pubblicità è stata censurata, ma grazie a Internet può circolare. Grazie per aiutarci a diffonderla… MTV

Di quest’appello esiste anche una versione Youtube.

 

Fonte: http://attivissimo.blogspot.com/2008/05/antibufala-la-pubblicit-di-mtv-sull119.html

Dichiarazioni dei redditi degli italiani online. Giusto o Sbagliato?

Da giorni in rete e’ scoppiato il caso delle dichiarazioni dei redditi degli italiani (del 2005) rese pubbliche dall’ agenzia dell’ entrate, poi subito eliminate per ordine del Garante della Privacy ma ancora scaricabili su Emule (cercando p-2005).

Sinceramente la vicenda non mi ha appassionato, e non l’ho seguita quasi per nulla. Preferisco percio’ non esprimere un giudizio e non schierarmi nettamente pro o contro la pubblicazione.
E’ chiaro che tentenzialmente sarei a favore della messa online dei redditi. Significherebbe una maggiore trasparenza, nel Paese occidentale con la piu’ alta evasione fiscale. Pagare le tasse e’ un dovere del cittadino. Chi non le paga danneggia la comunita’. E se il cittadino X dovesse informare la Guardia di Finanza che il cittadino Y dichiara 24mila euro l’anno ma ha comprato una macchina che ne costa 70mila, non penso che sarebbe la fine del mondo. La Guardia di Finanza potrebbe fare un controllo sul cittadino Y, e se il quest’ultimo fosse un cittadino onesto non avrebbe nulla da temere.

Insomma: se uno ha la coscienza pulita non ha niente da temere. Non penso ci sia nessuna valida motivazione per voler tenere segreto il proprio reddito, percio’ pubblicando tutti i redditi a rimetterci sarebbero potenzialmente solo gli evasori.

E’ vero anche pero’ – come afferma Mario Deaglio su La Stampa – che

dalle nobili idealità della trasparenza a un clima generalizzato di sfiducia e addirittura di odio reciproco il passo può essere molto breve.

Questa iniziativa va infatti a violare il diritto alla risevatezza del cittadino/contribuente, il suo diritto alla privacy, e potrebbe aprire il vaso di Pandora dell’invidia. Capisco percio’ anche le critiche.

Inoltre, prosegue Deaglio,

i redditi che figurano nella dichiarazione annuale possono non essere affatto - e senza chiamare in causa l’evasione fiscale - una rappresentazione fedele di quanto effettivamente un individuo percepisce in un anno. Chi dispone di redditi e patrimoni veramente alti può, in maniera del tutto legale, costruirsi uno schermo di società per azioni o altre strutture giuridiche che gli evitano l’esposizione mediatica; gran parte dei redditi di capitale (per esempio gli interessi sui Bot o altri titoli a reddito fisso) non figura in tale dichiarazione; per i liberi professionisti e i commercianti ci possono essere anni buoni e anni cattivi e il reddito di un solo anno non è affatto indicativo. La cifra che viene associata al nome di un contribuente costituisce un primo indizio molto scivoloso, non già un’occasione per fare giustizia sommaria.

Deaglio descrive adeguatamente i pericoli del pubblicizzare i redditi dei cittadini, ma sottolinea anche, giustamente, come tale diritto alla privacy dovrebbe essere fortemente attenuato per tutti i cittadini che esercitano una professione “pubblica” :

Per evitare che vengano minate alcune regole basilari della convivenza civile, il principio che sembra più ragionevole (adottato, del resto, in numerosi paesi ad elevato livello di democrazia) è che l’interesse pubblico al reddito dei singoli contribuenti deve essere limitato ai personaggi pubblici o a coloro che intendono diventarlo. E’ ragionevole che sia reso noto a tutti il reddito di un ministro, di un parlamentare, di un sindaco o di quanti aspirano a tali cariche. E’ ragionevole che le autorità facciano indagini mirate per sradicare l’evasione e stanare i furbi. Molto irragionevole andare al di là di questo limite e consentire che ciascun cittadino si faccia «giustizia fiscale» da solo.

Come minimo, aggiungo io, sarebbe giusto pubblicare (sui giornali e on-line) il nome degli evasori.

Dunque, se e’ difficile dare un giudizio netto sulla vicenda, dal grande interesse che la vicenda ha destato si puo’ dire per certo almeno una cosa: gli italiani amano farsi gli affari degli altri.

Concordo in questo con le opinioni espresse sull’argomento da Blogue Poll, che definisce gli italiani un popolo di navigatori guardoni, e anche un po’ invidiosi, e condanna l’insensato attacco mediatico contro il blogger Beppe Grillo:

Una parte di questi pseudo difensori della trasparenza, con il supporto dei mezzi d’informazione non liberi, si è dilettata nell’attaccare un (ex)comico sui suoi redditi. Ma, come ha giustamente notato Gramellini su La Stampa:Grillo predica l’onestà, mica la povertà e sui quei 4 milioni paga regolari tasse, ma il populismo di queste sottigliezze se ne infischia. Montanelli sosteneva che l’italiano medio, quando vede passare una bella macchina per strada, non pensa al modo migliore di procurarsene una, ma a quello più sicuro di tagliarle le gomme”.

E’ più populistico infatti attaccare Grillo per i suoi guadagni che accusarlo di populismo. E questo vale anche per i grillini, poiché sembra che alcuni lo volessero San Francesco D’Assisi, che si spogliasse dei suoi averi. Questo magari è un concetto maggiormente comprensibile per un Presidente del Consiglio, in quanto soggetto chiamato a gestire la res pubblica e soggetto d’interesse pubblico.

Ed è proprio il concetto d’interesse pubblico il quid che non viene compreso. Possibile che la maggioranza degli italiani e il suo popolo di navigatori della rete, abbia così scarsa conoscenza di nozioni giuridiche e che confonda la pubblicità e disponibilità delle denunce dei redditi con la loro accessibilità immotivata?

Per finire, vi do in pasto i redditi dichiarati da alcuni VIP:

Berlusconi Silvio 28.033.122,

Marina Berlusconi (figlia di Silvio) 6.265.497,

il capitano del MILAN Maldini Paolo 9.287.536,

l’ex giocatore del MILAN Shevchenko Andriy 11.433.968,

la comica Littizzetto Luciana 1.824.084,

il Presidente dell’Inter Moratti Massimo 19.973.080,

il Presidente del Torino F.C. Cairo Urbano 1.009.654,

la conduttrice RAI Clerici Antonella 1.205.604,

la JUVENTUS F.C. S.P.A. -36.480.230,

il pilota di Formula 1 Fisichella Giancarlo 3.553.98,

il capitano della ROMA Totti Francesco 10.085.43,

l’attore Verdone Carlo 790.818,

l’attore Amendola Claudio 1.862.286,

il concorrente dell’ultima edizione del Grande Fratello Mercandalli Roberto 2.369.

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Petrolio a 122 dollari

Il Prezzo dell’Oro Nero cresce ancora: oggi il petrolio è quotato a piu’ di 122 dollari al barile!

Le cause degli ultimi rialzi sarebbero le preoccupazioni sulle forniture e la debolezza del dollaro.

Il problema principale di questi continui aumenti è dovuto al fatto che l’inflazione e’ oramai una costante in praticamente ogni paese al mondo, danneggiando in misura maggiore gli strati medio-bassi della popolazione, in Europa come negli Stati Uniti, in Asia come in America Latina. 

La recessione americana certo non favorisce la situazione globale, nonostante il taglio dei tassi da parte della FED.
Un modo per cercare di calmierare questa pericolosa impennata dei prezzi  sarebbe una decisione della OPEC di aumentare la produzione del greggio, ma purtroppo l’organizzazione dei principali paesi produttori di petrolio non ha alcuna intenzione di farlo.

A questo punto nulla ci impedisce di credere alle previsioni dell’analista di Goldman Sachs Arjun N. Murti, che sostiene che il prezzo del petrolio potrebbe salire fino a 200 dollari al barile nell’arco dei prossimi due anni. Stando all’esperto (che nel marzo 2005 aveva previsto una «super impennata» delle valutazioni tra i 50 e i 105 dollari al barile), i colli di bottiglia dal lato dell’offerta non permetteranno di soddisfare la crescente domanda dai paesi in via di sviluppo. 

Se questa previsione si avvererà, sarà l’inizio di un cataclisma che potrebbe rivoluzionare praticamente tutte le societa’ del mondo.

 

Si legga l’articolo del Sole24ore

 

Kosovo, Storia di un Fallimento

Con piacere e con l’autorizzazione dell’autore Giulio Gori pubblico il seguente interessantissimo articolo che ripercorre con chiarezza la storia del Kosovo dagli anni ’90 ad oggi.

KOSOVO, STORIA DI UN FALLIMENTO

Le responsabilità occidentali nell’atavico scontro tra serbi e albanesi

Scritto da Giulio Gori   ( 5 Maggio 2008 )

Prologo
Guerre umanitarie? Crisi inevitabili? Riflettendo sulla storia recente del Kosovo e sui conflitti che l’hanno attraversato, le responsabilità dell’occidente, mascherate dietro schemi autoassolutori, emergono purtroppo con limpidezza.
Nel corso degli anni ’90, le numerose associazioni umanitarie presenti nella regione denunciano all’occidente le sopraffazioni subite dalla popolazione albanese da parte delle milizie del generale Arkan, di gruppi militari serbi deviati, con la dolosa condiscendenza delle autorità di Belgrado. Villaggi albanesi svuotati, persecuzioni di presunti sovversivi, terrorismo di varia natura. D’altro canto, dal 1996, l’albanese UCK, gruppo combattente organizzato in clan, di indiscutibile origine mafiosa, combatte apertamente contro le milizie serbe, ma non rinuncia a imitarne i metodi, compiendo azioni violente contro la stessa popolazione serba.
Il Consorzio Internazionale di Solidarietà e Beati i costruttori di pace sono tra i protagonisti di campagne a lungo inascoltate dalla politica italiana, impermeabile ad ogni forma di input che non venga dagli Stati Uniti o dalla NATO.
Alla fine del decennio tuttavia, qualcosa cambia. L’entità della pulizia etnica serba nei confronti della maggioranza albanese del Kosovo si fa di giorno in giorno più importante, così come la reazione dell’UCK (che si riorganizza dopo essere stato messo quasi in ginocchio nell’estate 1998). Di punto in bianco a Bruxelles, nel quartier generale della NATO, si comincia sottovoce a parlare di guerra.
L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico), nell’inverno ’98-’99, invia un contingente sul territorio per verificare la possibilità di una soluzione pacifica dello scontro e per tentare di metterla in atto. La missione prevede la presenza di 1400 osservatori civili. Arriveranno 700 persone, per lo più militari. Lisa Clark, di Beati i costruttori di pace, denuncerà il comportamento degli inviati, rimasti chiusi nelle proprie caserme, privi di istruzioni e completamente inattivi.
Di conseguenza, di fronte ad associazioni che riescono, con pochissimi mezzi, a far ritornare persone terrorizzate e nascoste in boschi e caverne nelle proprie abitazioni, l’OCSE annuncia al mondo che ogni tentativo di conciliazione è risultato vano e che una risoluzione di tipo umanitario è impraticabile. E’ necessario a questo punto sottolineare che tutti gli attori politici che successivamente parleranno di guerra inevitabile e di sforzi di pacificazione non andati a buon fine faranno riferimento a quella missione farsa, terminata il 15 gennaio 1999, ufficialmente a causa dell’uccisione di 51 persone da parte serba, a Racak e Petrove.


Le vere ragioni della guerra
Gli anni ’90 rappresentano il tentativo dell’Unione Europea di darsi una spina dorsale politica, fondata, oltre che sulla moneta e sulla Banca Centrale uniche, anche sull’idea di una Costituzione e di una politica estera comuni. La nascita di una nuova potenza di livello mondiale che sia capace di muoversi con coerenza e decisione sulla scena politica, non può non spaventare gli Stati Uniti. Che avviano una serie di contromisure.
Prima di tutto, Washington capisce l’importanza di un programma di destabilizzazione politica del vecchio continente. Le tappe sono quattro: riuscire a realizzare, nell’ambito della NATO, una forza di dispiegamento rapido prima che l’UE possa crearne una propria; spingere i paesi dell’Est europeo ad accelerare l’integrazione nell’Unione, in modo tale da indebolirne la compattezza e coesione; imporre nelle controversie internazionali la centralità di istituzioni come la NATO e il G7; infine, entrare in Europa e dimostrare chi comanda. Quale migliore possibilità di una guerra?
Del resto gli Stati Uniti vogliono ridimensionare l’influenza della Federazione Jugoslava sulla regione balcanica. Interessi economici e geopolitici fanno sì che l’area sia appetibile. Ennio Di Nolfo, massimo esperto italiano in Storia delle Relazioni Internazionali, nel 1999, afferma che scopo di Washington è il controllo del territorio kosovaro al fine di gestire il futuro oleodotto transbalcanico (Ambo).
Una strategia imperiale e imperialista nello stesso tempo.

La farsa di Rambouillet
E’ con questi intenti che partono le trattative di pace tra NATO (un soggetto senza alcuna legittimazione nel diritto internazionale) e la Federazione Jugoslava. Al castello di Rambouillet (Francia), il 6 febbraio 1999, si aprono gli incontri diplomatici. Da un lato l’Alleanza atlantica e i delegati kosovari, dall’altro la Federazione Jugoslava.
I giochi sono fatti prima di cominciare. Gli Stati Uniti pongono a Belgrado un ultimatum irricevibile col quale, di fatto, le milizie NATO avrebbero pieni poteri in tutto il paese:
Oltre all’autonomia del Kosovo, la proposta di accordo afferma: “Il personale Nato dovrà godere, con i suoi veicoli, vascelli, aerei e equipaggiamento di libero ed incondizionato transito attraverso l’intero territorio della Federazione delle Repubbliche Jugoslave, ivi compreso l’accesso al suo spazio aereo e alle sue acque territoriali. Questo dovrà includere, ma non essere a questo limitato, il diritto di bivacco, di manovra e di utilizzo di ogni area o servizio necessario al sostegno, all’addestramento e alle operazioni”. E inoltre: “Il personale Nato sarà immune da ogni forma di arresto, inquisizione e detenzione da parte delle autorità della Repubblica Federale Jugoslava. Il personale della Nato erroneamente arrestato o detenuto dovrà essere immediatamente riconsegnato alle autorità Nato
Inoltre gli Stati escludono dalle discussioni i leader storici della comunità albanese, compreso il carismatico esponente moderato Ibrahim Rugova, il Gandhi dei Balcani (legittimato dalla vittoria nelle elezioni clandestine del 1998), per affidare la rappresentanza kosovara a un gruppo di sconosciuti militanti nelle file dell’UCK. Questo relazione pericolosa consente a questi ultimi di rinnegare la richiesta di disarmo di tutte le forze combattenti in territorio kosovaro. In definitiva, emerge evidente una disparità di trattamento tra le forze in campo.
Lamberto Dini, il 9 aprile, con colpevole ritardo, ammetterà la responsabilità kosovara nel fallimento delle trattative, sostenendo che i Serbi avevano accettato di fatto l’autonomia, ponendo solo delle limitazioni ai diritti delle truppe NATO, onde evitare il rischio dell’indipendenza. (il 22 febbraio, il Segretario di Stato USA, Madeleine Albright si era impegnata, verso la parte kosovara, a garantire, entro tre anni, il distacco dalla Federazione). Al contrario, dirà Dini, i kosovari avevano accettato di firmare un documento molto diverso da quello concordato inizialmente a Rambouillet (La Repubblica, 10 aprile 1999). Lo stesso Henry Kissinger dichiarerà: “Il testo di Rambouillet, che chiedeva alla Serbia di ammettere truppe NATO in tutta la Jugoslavia era una provocazione, una scusa per iniziare il bombardamento” (Daily Telegraph, 28 giugno 1999).

La guerra umanitaria
Il 24 marzo 1999 la NATO inizia a bombardare il territorio della Federazione Jugoslava, pur senza alcuna legittimazione da parte dell’ONU (a causa del veto posto da Russia e Cina). La NATO non ha alcun diritto ad intervenire, perché così facendo viola il diritto internazionale, che non le riconosce alcuna autorità in tal senso, e persino il proprio statuto, che consente soltanto operazioni difensive.
In Italia si parla di “guerra umanitaria” (dopo che nel ’91, in Iraq, si era parlato di “operazione di polizia internazionale”), per trovare un pretesto alla palese violazione dell’art 11 della Costituzione. Fini giuristi e insigni politologi di corte, tra i quali spicca Giovanni Sartori, compiono acrobazie strabilianti pur di convincere che l’espressione “L’Italia ripudia la guerra…” non è una norma prescrittiva. D’Alema ha, dal canto suo, l’impudenza di far partire la “missione arcobaleno” per tutelare le vittime kosovare. Tutto l’occidente parla di genocidio da parte serba, con un balletto di cifre inconsulte che ricorda la grande mistificazione di Timisorara di dieci anni prima.
In Kosovo e in Serbia piovono bombe. Vittime civili (la colpa non è della NATO, ma di Milosevic che li usa come scudi umani – sic!), abitazioni, treni, ferrovie e strade scientemente distrutti, falde acquifere inquinate, riserve naturali bruciate; fabbriche metalmeccaniche, come la Zastava, l’ambasciata cinese e persino la televisione pubblica, rase al suolo. Ma soprattutto punite città, come Niş e Belgrado, che pure avevano sfidato Milosevic e gli avevano impedito l’annullamento delle elezioni amministrative dell’inverno precedente, vinte dall’opposizione. Vengono anche abbattuti i ponti sul Danubio, fiume internazionale, con la conseguente interruzione dei traffici fluviali, che coincide con un sostanziale atto di guerra nei confronti di numerosi paesi. Va considerato inoltre che l’inizio delle ostilità, coinciso con il ritiro di tutte le organizzazioni umanitarie internazionali, non può che aver consentito un inasprimento della repressione serba contro gli albanesi.
Nei bombardamenti viene impiegato in modo massiccio l’uranio impoverito. Questo elemento provoca perdita di capelli, emorragie, scompensi renali e epatici, ma soprattutto cancri e leucemie. Il linfoma di Hodgkin colpisce i soldati italiani (presenti nell’area dopo il conflitto) 3,69 volte in più rispetto alla normale popolazione del nostro paese. Il dato è stato fornito dalla commissione governativa ad hoc ed è stato confermato dall’ex ministro della Difesa, A