«La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni»

 

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Di Alessio Fratticcioli


«La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Non lo dice Pincopallino o un immigrato Sudanese. Lo ha stabilito all’unanimita’ la Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo,  accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana.

Inoltre, nella sentenza dei giudici di Strasburgo si legge:

«La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, proseguono, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei. […]

[Questa Corte] non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che puo’ essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come e è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che e è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana».

I sette giudici autori della sentenza (tra i quali l’italiano Vladimiro Zagrebelsky), si sono limitati a rispettare l’articolo 9 della Convenzione dei diritti dell’uomo (libertà di pensiero e di coscienza) e gli articoli 14 e 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (art.14: “La libertà di creare istituti di insegnamento nel rispetto dei principi democratici, così come il diritto dei genitori di provvedere all’educazione e all’istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche, sono rispettati secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio”; e art.22: “L’Unione rispetta la diversità, culturale, religiosa e linguistica.”). Dunque, il crocifisso va tolto  dalle scuole pubbliche italiane perche’:

  • viola la libertà dei genitori di educare i figli secondo le loro convinzioni,
  • viola la libertà di religione degli studenti
  • e compromette lo sviluppo libero della loro coscienza.

La sentenza e’ chiarissima ma i commenti dei politici italiani sono in gran parte orientate a non deludere il voto dei settori piu’ conservatori del popolo italiano, che rappresentano ancora la maggioranza degli elettori. Per questo sono solo delle sfumature a differenziare le opinioni dei rappresentanti dei piu’ grandi partiti italiani, come Fini (Pdl), Bondi (Pdl), Casini (Udc), Donati (Idv) e il segretario del Pd Bersani. Quest’ultimo, in particolare, parla di “simbolo inoffensivo”, dimenticando probabilmente le decine di milioni di morti e gli ettolitri di sangue versati nella storia a causa delle guerre di religione e il non trascurabile e anzi attualissimo problema del fanatismo e dell’integralismo religioso nel mondo. I simboli sono importanti, Sig. Bersani. Meglio stare zitti e sembrare stupidi che parlare e togliere ogni dubbio, diceva un saggio orientale.

A dirla tutta, nel Pd esce dal coro Debora Serracchiani, che definisce la decisione della Corte “formalmente corretta e condivisibile”. Ma in definitive nel nostro paese, periferia meridionale dell’Occidente, e’ solo la sinistra (extraparlamentare) ad essere in  linea con l’Europa. Ferrero (Rifondazione) esprime un plauso per la sentenza: “uno Stato laico deve rispettare le diverse religioni, ma non identificarsi con nessuna”. Il Pdci ha definito la sentenza della Corte europea “un forte monito per riaffermare il valore della laicitaà della scuola e dello Stato“. Per Emma Bonino (Radicali) la sentenza e’ “solo la semplice conferma che i luoghi pubblici sono di tutti, sia dei credenti cattolici, sia dei non credenti, che dei credenti di altre religioni. Noi lo sosteniamo da sempre e io personalmente non trovo la cosa sorprendente.” Della stessa lunghezza d’onda i Verdi, i Socialisti e Sinistra, Ecologia e Liberta’.

In definitiva, anche nella nostra Italietta – sempre provincialotta e sotto la pesante ombra del Vaticano – vescovi, integralisti cattolici e conservatori tutti debbono capire che il cattolicesimo non è più religione di Stato, né esiste nella Costituzione della Repubblica un attestato di religione speciale, rispetto alla quale altre fedi o orientamenti filosofici sono di seconda categoria, di serie B. Da oggi in poi, nel rispetto della sentenza della Corte di Strasburgo, lo Stato italiano dovra’ evitare di imporre la fede cattolica negli edifici scolastici: si dovra’ rispettare la neutralita’ confessionale nel contesto della pubblica istruzione.

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Ulteriori letture:


Povero Cristo in mano a Berlusconi
di don Paolo Farinella – Se c’è un’immagine blasfema è quella del Cavaliere che tiene in mano un Crocifisso: colui che ha varato una legge incivile contro i “cristi immigrati”, che parla di “difesa dei valori cristiani”.
MARTELLI Crocifisso, una sentenza ineccepibile
GIULIETTI Intollerabile assalto alla Corte | CORNAGLIA
Morale laica
ODIFREDDI Simbolo offensivo e anacronstico
COMUNITÀ CRISTIANE DI BASE Meno croce e più Vangelo
DON ANTONELLI Il posto della croce è la coscienza di chi crede
FO Dietro al crocefisso una storia di misfatti e violenze
RODOTÀ La battaglia su un simbolo | AINIS Nessuna legge lo prevede
NOI SIAMO CHIESA La fede si vive nelle coscienze
DON SCACCAGLIA Simboli religiosi, non togliere ma aggiungere

 

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L’immagine di dell’avatar Gesu’ Cristo viene da Zona Morta

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Sul tema dei Diritti Umani l’Italia mostra tutta la sua imbarazzante arretratezza socio-culturale

razz285 “onorevoli” hanno votato contro una proposta di legge per tutelare una minoranza; cosi’ il Parlamento italiano ha bocciato la legge contro l’omofobia proposta dall’on. Concia (Pd). La legge mirava a introdurre anche nel nostro ordinamento (come già nella generalità dei paesi occidentali) l’aggravante penale della “discriminazione sessuale” per le aggressioni personali. Anche alcuni parlamentari del pd (tra i quali l’ormai tristemente famosa Binetti) hanno votato a favore della mozione di incostituzionalità della legge anti-omofobia, affosandola completamente.

La maggioranza relativa degli italiani ha eletto un parlamento che non manca occasione per ribadire l’imbarazzante arretratezza socio-culturale del nostro paese. La bocciatura della “legge Concia” e’ in definitiva un “atto di inciviltà” che ha la conseguenza di negare una pur minima protezione legislativa a chi subisce atti di violenza solo in ragione del proprio orientamento sessuale, che nei paesi civili e’ una scelta libera dell’individuo.
Ora anche l’ONU ci bacchetta sul tema dei Diritti Umani. C’e’ da vergognarsi per l’incivilta’ del nosto paese.

 

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Berlusconi ha ragione

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Il 7 ottobre 2009 la Corte Costituzionale ha giudicato incostituzionale il Lodo Alfano: LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, ha ricordato la Corte.

Il cittadino Silvio Berlusconi si e’ infuriato, dichiarando che ”i giudici sono di sinistra!”

Quesa volta Berlusconi, in un certo senso, ha ragione.

I termini “sinistra” e “destra” nascono con la Rivoluzione Francese, quando i deputati del Terzo Stato siedevano generalmente alla Sinistra del presidente e i monarchici alla sua Destra. La Sinistra chiedeva la fine di monarchia e privilegi, mentre la destra cercava di difendere l’Antico Regime. La sinistra chiedeva che la legge fosse uguale per tutti. La destra contrastava questa visione, cercando di conservare i privilegi della famiglia reale, dei nobili e dei preti.

Per cui, in questo senso, Berlusconi ha ragione. La Corte Costituzionale, ribadendo che LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, ha fatto qualcosa di sinistra, in quanto il principio di uguaglianza e’ di sinistra. E’ vero pero’ che la nostra REPUBBLICA si basa su questo principio democratico, che dovrebbe costituire base comune del convivere civile. Purtroppo non e’ ancora cosi’. Alcuni cittadini, Silvio Berlusconi ad esempio, ritengono di essere al di sopra della legge. Privilegiati.

Meno male che la Corte Costituzionale c’e’.

A Annozero ospite la mignotta Patrizia D’Addario. Ecco perché questo è servizio pubblico

b-mignotte-candidateSTASERA AD ANNOZERO OSPITE LA D’ADDARIO - Stasera ad Annozero c’è ospite Patrizia D’Addario, la mignotta pugliese che ha soddisfatto le esigenze sessuali del premier conservatore Berlusconi nel suo palazzo romano e che è stata candidata per le comunali baresi nella lista berlusconiana “La Puglia prima di tutto”. Il giornalista Michele Santoro ha spiegato che “in molti Paesi – Turchia, Inghilterra, Spagna – la protagonista di questo scandalo è stata intervistata. In Italia, forse sarà un caso, nessuno ha pensato di andare a intervistarla. Io, a dire la verità, ci ho pensato e vedremo se sarà il caso di ascoltarla…”. Difatti la D’Addario è stata già intervistata da el Pais a inizio di luglio (si veda il filmato sotto) e Antena 3, dal Journal du Dimanche, dalla tv svizzera, dal Sunday Times e dal Financial Times e, il giorno stesso della visita di Berlusconi ad Ankara il 7 agosto, al talk show Teke Tek della tv Haberturk. Alla puntata di Annozero di questa sera parteciperanno il sindaco di Bari Michele Emiliano, il direttore di “Libero” Maurizio Belpietro, la direttrice del settimanale femminile “A” Maria Latella, il vicedirettore de “Il Giornale” Nicola Porro e la giornalista de “Il Manifesto” Norma Rangeri. In collegamento da New York il Premio Pulitzer Carl Bernstein, uno dei giornalisti più famosi del mondo. Marco Travaglio sarà presente, anche se ancora senza contratto.

Tutto il PDL sbraita contro la trasmissione di Santoro e Flavia Perina, direttore del Secolo d’Italia, ha declinato l’invito in polemica con la presenza della D’Addario, che rischierebbe di far scadere la trasmissione politica in una degenerazione scandalistica. Anche molti dirigenti RAI sono in fibrillazione per le pressioni politiche che arrivano dalla Destra.b-ragazzina

DI CHE SI PARLA STASERA? – Stasera Annozero si limiterà a parlare, con immagini e testimonianze, di una parte dei fatti relativi ai rapporti tra il politico Berlusconi e delle prostitute che era stata omessa dalle televisioni di Berlusconi e dai programmi della RAI (in gran parte controllati da Berlusconi stesso).

SONO VICENDE PRIVATE O PUBBLICHE?Gli scandali sessuali di Berlusconi sono vicende pubbliche. Come spiega bene il sociologo britannico (professore a Cambridge) John B. Thompson nel suo “The Media and Modernity” (”Mezzi di comunicazione e modernità”), una delle differenze tra l’Ancien Régime e i regimi democratici moderni è che oggi “il re è nudo”. Il principe non vive più nella Città Proibita. Non si limita più a mostrarsi quando più gli aggrada, o in particolari giorni propizi o rituali. A loro volta i sudditi – elementi passivi che dovevano solo subire, temere e venerare il re – sono diventati cittadini attivi che dovrebbero controllare chi temporaneamente gestisce il potere. Un uomo pubblico, come lo è senza dubbio un capo del governo, rinuncia per forza di cose a una parte della sua sfera privata. Questa svolta democratica può piacere oppure no, ma oggi per un capo del governo non esiste praticamente più differenza tra pubblico e privato. Gli elettori devono poterlo giudicare sia per come governa sia per chi è, per come si comporta ogni giorno (e ogni notte).

Lo stesso “Avvenire” (considerato il quotidiano dei vescovi cattolici) sottolinea questo concetto:

«Sappiamo che un uomo di governo va giudicato per ciò che realizza, per i suoi programmi e la qualità delle leggi che contribuisce a creare. Ma la stoffa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono indifferenti. Non possono esserlo».

Dello stesso parere anche ”Famiglia Cristiana”:

Il problema dell’esempio personale è inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica.

Chiarissimo, no?

E questo vale per tutti i personaggi pubblici. In tutti i paesi democratici al mondo.

BERLUSCONI STESSO HA VOLUTO RENDERE PUBBLICA LA SUA VITA PRIVATA- Ma ora le vorrei ricordare che stiamo parlando di Berlusconi. E’ Berlusconi stesso ad averci sbattuto in faccia la sua vita privata. Cominciò a farlo il giorno stesso del suo primo discorso da politico, quello della sua “scesa in campo”, nel gennaio 1994. Ricorda la videocassetta registrata e consegnata ai telegiornali con la quale Berlusconi si presentò al paese, il sorriso impostato, la luce vagamente soffusa a creare un’atmosfera flou ottenuta anche grazie alla famosa calza davanti alla telecamera? (Chiaramente era tutto falso: l’ambiente era solamente un set impostato alla perfezione: in realtà Berlusconi e il cameraman Gasparotto si trovavano in uno scantinato di Macherio). Ebbene, in quella sceneggiata Berlusconi si presentò con alle sue spalle una libreria e due o tre foto della sua famiglia in bella mostra.

Era Berlusconi stesso, sempre nel lontano 1994, che concedeva interviste nel suo giardino di casa (o parco) con i suoi figlioletti in braccio, per dare ai telespettatori l’illusione di essere un buon padre di famiglia.

Inoltre, se Berlusconi ci ha inviato a casa – senza che nessuno gli abbia mai chiesto nulla – la sua fasulla “storia italiana” (dove addirittura la parola “divorzio” è stata censurata), se sono pubbliche le sue intrusioni in vicende personali altrui (vedi caso Englaro), se è pubblico il suo dono di una dentiera a una vecchietta abruzzese (tanto che i cinegiornali “pubblici” ne hanno fatto servizi di decine di minuti), se sono pubbliche le sue canzoncine napoletane con l’amico Apicella, allora è chiaro che anche i suoi litigi con le sue due mogli, i suoi rapporti con ragazze minorenni, i suoi festini con decine di ragazze o le registrazioni dei suoi incontri con la mignotta D’Addario non dovrebbero essere censurati.

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LE DOMANDE DA FARE NELL’INTERESSE DEL PAESE I giornalisti avrebbero molte domande da fare a Berlusconi nell’interesse del paese:

- Veronica Lario – con la frase “magari fosse sua figlia!” – sottintende anche degli eventuali rapporti sessuali extraconiugali con minorenni del leader politico che per il Potere ha fatto sua la morale del Vaticano e vuole imporla con la forza della legge. Secondo voi un capo di governo che se la fa con delle minorenni non dovrebbe essere una notizia, in Italia? Non dovremmo forse chiedere a Berlusconi di rispondere a queste illazioni e di spiegare, una volta per tutte, i suoi rapporti con la minorenne Noemi Letizia? Veronica Lario dice che Berlusconi “sta male”, è vero?

- E’ giusto aviotrasportare decine di donne e prostitute dalla penisola alla villa sarda del premier con aerei dello Stato, a spese nostre?

- Berlusconi è già stato “sfortunato” nelle amicizie – tra gli altri – con Gelli (pluri-condannato e organizzatore di un’associazione eversiva contro gli ordinamenti dello Stato), Mangano (mafioso condannato per traffico internazionale di droga e duplice omicidio), Previti (condannato per corruzione di giudici), Dell’Utri (condannato a 9 anni per Mafia). Quali sono i rapporti di Berlusconi con G. Tarantini? (L’imprenditore pugliese arrestato e sotto inchiesta per intrallazzi politica-sanità, droga e sfruttamento della prostituzione con il quali risultano esserci stati numerosi incontri e fitti scambi di telefonate)

- Ultimo ma non per importanza: il caso della prostituta D’Addario si delinea un sospetto di ricattabilità del premier. La D’Addario ha dichiarato di aver chiesto aiuto per un progetto edilizio e di aver deciso di parlare perché quell’aiuto non l’ha ricevuto (ha ricevuto solo l’offerta di candidarsi come euro-parlamentare, poi sfumata, e la candidatura alle comunali baresi, dove ha preso sette voti). Inoltre, alla D’Addario è stato possibile registrare l’incontro privato con il capo del governo. Se l’ha fatto la D’Addario, quante altre prostitute potrebbero averlo fatto? Secondo le indagini della magistratura, sarebbero almeno una decina le prostitute entrate a palazzo Grazioli. Queste prostitute e donnine, prima di entrare a casa di Berlusconi, vengono perquisite oppure no? E tutte queste donne che eventualmente hanno registrato delle conversazioni, di cui forse non sapremo mai, che cosa potrebbero chiedere in cambio? E se tra costoro ci fossero anche donne mandate da organizzazioni criminali? O spie straniere?

Michele-SantoroLE COLPE DI SANTORO E QUELLE DI BERLUSCONI - Dunque, è chiaro, se Santoro organizza inchieste, trasmissioni televisive e domande sui temi sopra citati, non ha nessuna colpa, se non quella di fare giornalismo. Se invece a Santoro viene impedito di fare il suo mestiere, cioè in questo caso di trasmettere quella parte di realtà tenuta nascosta da RAI e Mediaset e di chiedere quelle domande che ancora non sono state chieste, questo significa che la Rai vuole censurare una parte delle informazioni. E precisamente le informazioni sgradite al capo del Governo. Ma questa è la caratteristica dei regimi dittatoriali, non delle democrazie.
Va ricordato anche che Berlusconi, da quando è entrato direttamente in politica, è responsabile direttamente o indirettamente della cacciata, della censura o dei volgari attacchi verso alcuni tra i migliori giornalisti e autori satirici italiani: Beppe Grillo, Oliviero Beha, Massimo Fini, Indro Montanelli, Daniele Luttazzi, Corrado Guzzanti, Sabina Guzzanti, Enzo Biagi, Michele Santoro, Marco Travaglio, Vauro Senesi, eccetera eccetera.

Facendo ciò Berlusconi e i suoi giornalisti prezzolati hanno provocato un danno enorme all’informazione italiana e alla libera diffusione delle idee, e perciò alla Democrazia e alla Libertà in questo paese.

In definitiva, Berlusconi ha arrecato un danno enorme a tutti i cittadini italiani, che pur non condividendo tutte le opinioni che avrebbero potuto esprimere i sopracitati giornalisti e autori satirici, avrebbero potuto comunque godere del loro autorevole lavoro e venire a conoscenza di idee differenti.


Ma l’articolo 21 della Costituzione afferma che:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”

Dunque ben venga Annozero e le inchieste giornalistiche sugli scandali sessuali di Berlusconi.

La libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita di un potere privato al punto che esso diventa più forte dello stesso stato democratico. Questo, in essenza, è fascismo.

(Franklin D. Roosevelt, discorso al Congresso degli Stati Uniti, 29 aprile 1938)

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Intercettazione audio fra Berlusconi e Patrizia D’Addario: “Aspettami sul letto di Putin”

El Pais intervista Patrizia D’Addario: le feste di Berlusconi (1/3)

El Pais intervista Patrizia D’Addario: le feste di Berlusconi (2/3)

El Pais intervista Patrizia D’Addario: le feste di Berlusconi (3/3)

[uoitube= http://www.youtube.com/watch?v=3vs8XeEuQGM]

Patrizia D’Addario, intervistata dalla tv spagnola Antena 3 – (1/2)

Patrizia D’Addario, intervistata dalla tv spagnola Antena 3 (2/2)

Barbara Montereale mostra i regali ricevuti da Berlusconi

Barbara Montereale nel cesso di Palazzo Grazioli, residenza di Silvio Berlusconi

La CNN su Berlusconi, le sue gaffes e gli scandali sessuali (sott.IT)

Comici inglesi su Berlusconi


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Nasce la Nuova Germania pentapolare

La Merkel cancelliera grazie ai liberali, ma CDU/CSU al minimo storico

Nasce la Nuova Germania pentapolare

Tracollo SPD, il settimanale di sinistra Die Zeit: “E’ un disastro, una catastrofe. SPD in crisi esistenziale”. Crescono ancora Verdi e Linke

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Di Alessio Fratticcioli

I due maggiori partiti tedeschi, Cdu/Csu (cristiano-democratici e cristiano-sociali) e Spd (social-democratici) hanno ottenuto i loro peggiori risultati dal 1949 ad oggi. Negli anni Settanta i due maggiori partiti superavano il 90% dei voti. Nel 2002 avevano ancora il 77%. Nel 2005 hanno raccolto meno del 70% dei voti e oggi, nel 2009, si sono ridotti al 55,8%. I tre partiti minori, Fdp (liberal-democratici), Verdi e Linke hanno ottenuto i loro migliori risultati di sempre: insieme rappresentano il 37,2% dei tedeschi.

Negli anni Ottanta e Novanta la Germania sembrava il paradiso di quel bipolarismo tanto agognato in Italia. Cristiano-democratici e liberaldemocratici da una parte, socialdemocratici e Verdi dall’altra, si contendevano il governo del paese. Ma nel 2005 la PDS (post-comunisti, eredi del SED, partito unico della Germania Est) raddoppia i consensi (8,8%, 53 seggi) egermany election results cambia lo scenario della politica tedesca. Allora sulla carta una coalizione Spd, Verdi e Linke avrebbe avuto la maggioranza dei seggi, ma la distanza che separava gli ex comunisti della PDS da Verdi e socialdemocraticinon era la rese una coalizione politicamente fattibile. Così, per mancanza di alternative praticabili, si formò la Große Koalition: dopo ventidue anni di bipolarismo, si ripiegava su una difficile convivenza tra i due maggiori partiti del sistema.

Nel 2007 nasce Die Linke (La Sinistra) dalla fusione del PDS con la WASP, il movimento guidato dall’ex segretario della SPD Oskar Lafontaine e da altri politici, sindacalisti e attivisti disincantati dal governo rosso-verde di Shroeder. Lafontaine gioca d’attacco con posizioni e dichiarazioni radicali: “Il capitalismo finanziario ha fallito. Abbiamo bisogno di democratizzare l’economia. I lavoratori devono avere più potere nelle aziende. Vogliamo rovesciare il capitalismo.” Segue la buona affermazione alle europee e poi il successo negli stati della Saar, Sassonia e Turingia. Oggi la Linke sale ancora, prende cinque milioni di voti e raggiunge l’11,9%. Nella Germania orientale è primo partito in due stati, Sassonia-Anhalt e Brandeburgo, e secondo negli altri. Ma anche in occidente la Linke ha intercettato tanti i voti in uscita libera dall’Spd, che dopo 11 anni passa all’opposizione. Questo risultato – ha titolato lunedì il settimanale di sinistra Die Zeit – getta “la Spd in una crisi esistenziale”. A 50 anni esatti da Bad Godesberg, a 40 dal primo Governo di Willy Brandt e a 20 dal crollo del Muro, si conclude la parabola del Volksparteien e la la Spd diventa il simbolo della disfatta socialdemocratica in tutta europa.

spd deutschlandAl governo dal 1998, la Spd si è progressivamente indebolita per aver scelto politiche blairiane, come gli impopolari tagli al Welfare del 2003-2004. Così facendo, da una parte la Spd ha perso una parte d’identità, dall’altra non ha saputo delineare idee innovative, alternative, distinte, nuovi e chiari progetti per il futuro che avessero la forza di generare un sogno, una speranza, un credo. I socialdemocratici al governo, sforzandosi solo di imitare i contenuti delle precedenti politiche di conservatori e liberisti, limitandosi magari a ingentilirle socialmente, hanno perso l’anima e la loro ragion d’essere. La nuova linea della Spd di Schroeder da una parte non ha fatto guadagnare consensi al centro, zona politica saldamente occupata dai cristiano-democratici, e dall’altra ha creato voragini a sinistra, dove si sono proposti con successo Verdi e Linke. Ancora nel 1998 il rapporto tra Spd e i due partiti minori della sinistra era di quattro a uno. Oggi è di uno a uno. Il nuovo balzo in avanti della Linke, sulla quale fino ad oggi si è esercitata la conventio ad excludendum delle altre forze progressiste, pone invece il dovere di cercare di trovare un programma comune, un compromesso, senza il quale difficilmente il centrosinistra tedesco potrà tornare a governare. Intanto, la Linke promette opposizione dura alle politiche liberiste del prossimo governo – “saremo la forza sociale nel parlamento tedesco”, dice un suo leader, Gregor Gysi – mentre il sindaco di Berlino e possibile astro nascente della Spd, Klaus Wowereit, che nella sua città governa insieme alla Linke, riconosce gli errori del suo partito e auspica che la Spd, all’opposizione, riesca a “rafforzare il suo profilo sociale”.

Cdu/Csu e Fdp formeranno la “classica” coalizione tedesca di centro-destra. I due partitimerkel supporter hanno già governato insieme per molti anni (per ultimo, con Kohl dal 1983 al 1998). Ma oggi c’è un’immensa differenza: in precedenza la Cdu ha sempre avuto un numero di parlamentari quattro o cinque volte superiore a quello dei liberali. Questa volta la proporzione è di circa due a uno (239 a 93). Questo significa che sarà il carismatico leader liberale Guido Westerwelle, vero vincitore, a prendere l’iniziativa nel futuro governo. Westerwelle, giovane e moderno avvocato di Bonn, sarà il primo vice-cancelliere e ministro degli Esteri tedesco apertamente omosessuale. I suoi liberali sono descritti come la “destra” della nuova coalizione, ma in realtà il Fdp è un partito liberale decisamente atipico, attento ai diritti civili ma anche a cercare di ponderare con prudenza mercato e stato sociale. E’ per questo che la FAZ, il quotidiano dei conservatori tedeschi, ha criticato alcuni punti del programma dell’Fdp, giudicato troppo spostato a sinistra, se non addirittura radicale. La nuova maggioranza vorrebbe ridurre il debito pubblico, ormai previsto intorno all’80% del Pil nel 2010, pur mantenendo la promessa della riduzione del carico fiscale. Il nuovo Governo è contrario all’ingresso della Turchia nell’UE, potrebbe rivedere la decisione del governo Schroeder di abbandonare il nucleare entro il 2020 e promette di scrivere regole finanziarie più severe. Altro problema centrale sarà quello della disoccupazione in crescita, che tra l’altro sta appesantendo il budget federale. La Merkel pare essere cambiata molto durante gli ultimi anni, diventando più cauta e pragmatica nell’attuazione delle riforme economiche. Sarà interessante capire quale sarà il vero rapporto di forza tra i partiti della nuova coalizione, così come se la Cancelliera sposerà l’impeto riformatore di Westerwelle oppure se agirà da agente frenante. Quello che appare certo è che il tanto decantato bipolarismo tedesco, egemonizzato da Cdu a destra e Spd a sinistra, si sta rapidamente trasformando in un pentapolarismo, in cui i tre partiti minori diventano sempre più decisivi.

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(Un uomo col tradizionale costume bavarese mentre vota nella cittadina di Bayrischzell)

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Lettera dal confine thai-birmano

Mae Sot, confine thai-birmano – Un fiume dall’alveo largo una cinquantina di metri taglia monti, colline, poi radure e giungle. Ad un tratto questo fiume separa due cittadine, Mae Sot e Mywaddy (Myawadi), collegate dal “ponte dell’Amicizia”, che funge da frontiera tra Thailandia e Birmania.

Di Alessio Fratticcioli

Il fiume Moei sembra uno specchio d’acqua come tanti altri ma in realtà è il punto di congiunzione di due mondi, due universi. Da una parte c’è una delle nazioni piu’ conosciute, ricche, turistiche e felici dell’Asia: la Thailandia. Le mille luci di Bangkok, le spiaggie e i villaggi turistici di Ko Samui, Krabi e Pukhet, le stupende Ayutthaya e Phitsalunok, la romantica Chiang Mai e infine Pai, il gioiellino incastonato tra i monti e le giungle del Nord-Ovest. Dall’altra parte di questo fiumiciattolo c’è la Birmania, che ufficialmente è chiamata Myanmar, forse il paese piu’ povero, tragico, dimenticato e disperato di tutta l’Asia. Rispetto alla Thailandia, il Myanmar è 30 minuti di fuso orario avanti ma 50 o forse 100 anni indietro.

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Germania, voto al fotofinish

DOMENICA LE ELEZIONI La Merkel verso la riconferma. Possibile compromesso “storico” con i Verdi

Germania, voto al fotofinish

Spd in rimonta ma ancora lontana. I Verdi per governare con i cristiano democratici chiedono l’uscita definitiva dal nucleare

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(Nella foto, alcune giovani elettrici bavaresi si recano gioiosamente alle urne indossando gli abiti tradizionali)

Di Alessio Fratticcioli

Domenica prossima sessantadue milioni di tedeschi saranno chiamati alle urne per rinnovare i membri del Bundestag, il parlamento federale della Repubblica. ”Non so perchè sei sempre così preoccupata! Hai già vinto!”, avrebbe detto il presidente statunitense Barack Obama alla cancelliera tedesca Angela Merkel, con un sorriso sincero, nel corso di una conferenza stampa congiunta a Washington. Ma a pochi giorni dal voto, la corsa elettorale entra nel vivo e annuncia possibili sorprese.

Dal 2005 i cristiano-democratici dell’Unione (Cdu-Csu) hanno governato insieme alla Spd, ma dalla prossima legislatura la Merkel vorrebbe evitare di ripetere l’esperienza della Grosse Koalition con i socialdemocratici e governare insieme al partito liberale Fdp. Nonostante tutti i partiti tedeschi accettino i principi dell’”economia sociale di mercato”, Fdp e Spd si trovano praticamente agli antipodi dello spettro politico tedesco. La Spd negli ultimi anni si è spostata su posizioni più centriste, ma è storicamente il partito della “solidarietà sociale”: protezione dei lavoratori, salari minimi e un robusto welfare state. La Fdp invece predica il liberismo economico: diminuzione delle tasse, deregulation e politiche per le imprese. I cristiano-democratici in economia coprono una posizione equidistante tra quella liberista e quella socialdemocratica. Un eventuale governo Unione-Fdp sarebbe dunque sulla carta radicalmente più liberista di quello uscente, privo di quelle garanzie in materia sociale che assicurava la Spd.

La Merkel punta alla rielezione promettendo di “portare intelligentemente la Germania fuori dalla crisi economica”. Il suo concorrente principale è il vice cancelliere ed ex ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier (Spd). Avendo governato insieme negli ultimi quattro anni, la leader conservatrice e il candidato socialdemocratico nel corso della campagna elettorale hanno evitato attacchi personali e hanno ribadito la loro responsabilità comune nella conduzione dell’amministrazione tedesca, pur sottolineando le reciproche differenze. Secondo gli osservatori, lo scontro televisivo è stato vinto da Steinmeier, che ha così ridotto un margine che resta comunque di quasi dieci punti percentuali.

german poll Secondo gli ultimi sondaggi, la coalizione nero-giallo Unione-Fdp sarebbe sempre sotto al 50%, con i cristiano-democratici scesi al 35,5% e i liberali accreditati di un 13%. Rispetto alla precedenti rilevazioni, in lievissimo calo anche Die Linke (La Sinistra) e i Verdi, entrambi intorno all’11%. A salire è invece la Spd, che si attesterebbe intorno al 27% con la possibilità di continuare questo trend positivo. Spd, Verdi e Linke molto difficilmente avrebbero i numeri per formare un governo insieme, ma anche se li avessero non riuscirebbero probabilmente a trovare un accordo tra di loro, viste le differenze programmatiche. Anche in Germania, le divisioni che spaccano il centrosinistra ne decretano la sua debolezza.

Se i dati che conosciamo oggi dovessero essere i risultati definitivi, i conservatori della Merkel (Cdu-Csu) godrebbero ancora di un appoggio abbastanza ampio, ma la loro coalizione con i liberali sarebbe sul filo della maggioranza. Il leader liberale Guido Westerwelle hagreen poster dichiarato che non intende andare al governo insieme ai socialdemocratici, perciò nel caso in cui dalle urne non dovesse uscire una maggioranza chiara, si aprirebbero due possibili scenari: una Grosse Koalition bis Unione-Spd, che però non pare all’ordine del giorno, oppure un “compromesso storico” tra i conservatori, i liberali e i Verdi, mai tentato prima. Sarebbe la cosi detta “coalizione Giamaica” (per i colori dei tre partiti; nero per la Cdu, giallo per la Fdp e, ovviamente, verde per i Verdi), sostenuta anche dal quotidiano economico Financial Times Deutschland. I Verdi non hanno mai chiuso le porte a questa ipotesi e come condizione per farne parte chiedono alla Merkel una rinuncia definitiva all’energia nucleare.

Ma i sondaggi potrebbero non riflettere in modo accurato i risultati di domenica, in quanto il dato degli indecisi potrebbe portare qualche sorpresa: ben un elettore su quattro starebbe ancora ponderando il suo voto. Il dato è molto più alto di quattro anni fa, ragion per cui gli ultimi giorni saranno probabilmente decisivi. E’ per questo che Frank-Walter Steinmeier continua a mostrare fiducia in una possibile clamorosa rimonta socialdemocratica, come d’altronde avvenne anche nel 2005 e nel 2002. La sua ultima uscita è stata quella di invocare un piano di ritiro dall’Afghanistan. Il 60% dei tedeschi sono contrari a questa guerra, per cui è ipotizzabile che questa mossa faccia guadagnare ai socialdemocratici qualche ulteriore punto percentuale. Per via dello sbarramento del 5%, per ottenere la maggioranza del Bundestag potrebbe essere sufficiente il 47-48% dei voti. Sarà un voto al fotofinish.

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(Nella foto, alcune giovani elettrici tedesche discutono di politica economica )

Sull’uso inappropriato del termine “eroe”

soldati-italianiNon credo che quei poveri soldati morti in quel modo così brutale siano “eroi”. Chiamarli eroi non è giusto. E’ sbagliato. In Italia non esiste piu’ la leva obbligatoria. Chi sceglie di entrare a far parte dell’esercito sceglie una carriera, un lavoro. Un lavoro piu’ rischioso di altri. Un lavoro talmente rischioso che in alcuni casi – per fortuna rari – può portare alla morte. Ma un soldato che viene ucciso non diventa automaticamente un eroe.

di Alessio Fratticcioli

Non è mai superfluo ripetere che per quanto riguarda i 6 soldati italiani deceduti a Kabul ognuno dovrebbe esprimere vicinanza sincera, vera e profonda alle famiglie delle vittime. Non possiamo non essere toccati profondamente dal fatto che quei poveri soldati lasciano famiglie, mogli, madri e figli. Bisogna avere assoluto rispetto per la morte di chiunque. Ogni vita è sacra, unica e irripetibile.

Ma ora facciamo un discorso piu’ generale.

Un soldato ucciso dai nemici non è automaticamente un eroe. Lo spiegano chiaramente dizionari e enciclopedie. Riporto le parole dell’enciclopedia Wikipedia – che fino a prova contraria resta fonte autorevole:

Non si può chiamare eroe una persona o un soldato vittima di una aggressione o azione militare che comporti la sua morte semplicemente perché per sua sfortuna era li in quel momento e che non aveva nessuna parte attiva nell’impedire o contrastare con i suoi mezzi il fatto criminoso.

Chiarissimo.

Vediamo ora la vera definizione di eroe:

L’eroe, nell’era moderna, è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune.

Ad esempio, può essere considerato un eroe chi sacrifica la propria vita per salvarne un’altra, come l’uomo che si getta in acqua e annega per salvare la vita a un’altra persona, o il vigile del fuoco che perisce per salvare qualcuno in un incendio (pensate ad esempio a quei pompieri che continuavano ad entrare nelle Torri Gemelle per cercare di salvare altre vite, pur sapendo che le Torri sarebbero crollate da lì a poco).

Ma un eroe è anche Osmai, che ha salvato undici vite con le proprie mani, strappandole dalle macerie di una casa distrutta nell’inferno del terremoto abruzzese. Eroi possono essere considerati anche quelle persone decidono consapevolmente di rischiare la propria vita per il bene comune, per il bene della società. Come un Roberto Saviano, costretto a vivere sotto scorta perché condannato a morte dalla Camorra. O come i magistrati Falcone e Borsellino, che sapevano benissimo che la loro morte per mano della Mafia era solo una questione di tempo, ma sarebbe arrivata. Nonostante questo hanno continuato a portare avanti il loro lavoro per il bene della comunità. Questi sono gli eroi civili che noi cittadini dovremmo ammirare.

Dunque, per quanto riguarda un soldato, non basta il fatto di venire ucciso per diventare un eroe. Non possiamo considerare eroi tutti i soldati morti in tutte le guerre. (Sarebbero, tra l’altro, un numero troppo elevato). Un soldato diventa un eroe quando compie un atto straordinario, come chi si lancia contro le granate per salvare gli altri, chi una volta finite le munizioni invece di arrendersi continua a lottare con le proprie mani o lanciando sassi o, infine, chi muore o rischia la vita per salvare un compagno ferito o un civile inerme.

L’uso inappropriato del termine “eroe” non fa che svilire le gesta o i sacrifici dei veri eroi. Oltre a far apparire ipocrita o ignorante la persona che utilizza il termine in modo errato.

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In Afghanistan siamo in “missione di pace”? Ecco quello che le televisioni non vi dicono…e non vi mostrano

In Afghanistan non siamo in “missione di pace” ma in missione di “Peace Enforcing”, cioè IMPOSIZIONE della pace. Cioè GUERRA. Ma in televisione non ve lo dicono, all’Informazione vera preferiscono la commovente retorica nazional-militarista dell’eroe morto per la patria.

Andrea Nativi (analista militare, direttore della Rivista Italiana Difesa):
“È sempre stata una guerra, basta leggersi il mandato dell’ISAF. Solamente in Italia si continua con questa finzione politica iniziata con i precedenti governi e proseguita con questo, secondo la quale noi siamo a svolgere una missione di pace. Il gen. Bertolini, il nostro numero 1 in Afghanistan ha detto correttamente che si tratta di una missione di “Peace Enforcing” e cioé “imposizione della pace”, che è uno dei modi carini per chiamare la guerra”. ( fonte)

Generale Arpino: “Siamo in GUERRA. Smettiamola con la retorica”. (fonte)

Gino Strada (Emergency): “In Afghanistan è vera guerra. Dobbiamo ritirarci subito.” (fonte)

Lucio Caracciolo (esperto di geopolitica, direttore della rivista geopolitica Limes): “Sì, guerra: la parola che i nostri dirigenti politici e militari hanno sempre scansato. Mancando così al dovere di verità che la democrazia pretende da chi ne esercita le magistrature.” ( fonte )

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Attenzione! Qui sotto ci sono foto di bambini afghani. Se ne sconsiglia vivamente la visione a chi crede che in Afghanistan non ci sia la guerra.

Attenzione - guerra in corso

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04Le Foto sono di Maso Notarianni, Peacereporter

P.S.

Per caso in questi giorni sono in Italia. Lo spettacolo che mi si para davanti agli occhi è davvero deprimente. Le televisioni (che formano le coscienze di decine di milioni di persone) non fanno che imbonire la gente dando grande risalto ai commenti dei poveri familiari delle vittime (ovviamente straziati dal dolore), a preti, vescovi, politici (colpevoli di essere entrati in guerra al fianco di Bush) che maledicono i “subdoli attentatori”; e poi si parla di “eroi”, “martiri”, “grandi italiani”, utilizzando la parola pace invece della parola guerra, ragazzi invece che soldati, terroristi invece che insorgenti e così via. E’ una grande commedia napoletana in cui il popolino non deve capire un cazzo. Deve solo commuoversi, strapparsi le vesti, confortarsi nella religione cattolica e stringersi intorno all’esercito, al governo e al capo carismatico.

Amen.

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Prima Assemblea Nazionale di Sinistra e Libertà

SeL libertà

“Sinistra e libertà è una necessità per il Paese”, questo è lo slogan scelto per la prima festa nazionale di SeL che si chiuderà oggi alla Città della Scienza a Napoli.


Di Alessio Fratticcioli

Con la prima assemblea nazionale che si terrà oggi, Sinistra e Libertà vuole dimostrare che l’unione tra la parte del Prc che fa capo a Movimento per la Sinistra di Nichi Vendola, Sinistra Democratica, i Verdi, i Socialisti e Unire la Sinistra dell’ex PdCI Guidoni, non è un cartello elettorale ma un movimento politico che rilancia con forza la sua proposta politica laica e progressista per migliorare l’Italia.

A confrontarsi ci sono due visioni differenti, e cioè l’idea di chi vuole fondare subito il partito di SL (SD, MpS, UlS) e chi invece preferirebbe limitarsi a fare una federazione (PS e Verdi). Verrà probabilmente presentata una prima “carta” per l’adesione al partito e sarà proposta una modifica al simbolo, con la parola “ecologia” inserita in basso, al posto dei simboli dei tre eurogruppi di sinistra. Saranno poi individuate altre battaglie da portare avanti, insieme a quelle già in campo (per la scuola pubblica, la laicità dello stato, la Rivoluzione Verde, la Libertà di Stampa e così via)..

Tra gli ospiti della festa, ieri è arrivato il candidato alla segreteria del Pd Pier Luigi Bersani, che ha preso parte al dibattito “Un’altra economia per uscire dalla crisi” insieme a Nichi vendola e Daniel Cohn-Bendit, leader del partito francese eco-socialista Europe Ecologie. Con l’intento di ospitare un confronto tra gli sfidanti per la segreteria del Pd era stato invitato anche Dario Franceschini, ma quest’ultimo ha rifiutato l’invito. Ignazio Marino invece non era disponibile per la data proposta. Il governatore pugliese Nichi Vendola ha sostenuto che mentre il bipolarismo fallisce e “il Pd annaspa” nel suo congresso, “senza riuscire a mettere a fuoco il Paese reale”, “di Sinistra e libertà c’è bisogno”. “Tutto è in movimento sulla scena sociale e politica – ha continuato Vendola – E’ come se la camicia di forza del bipolarismo italiano non fosse riuscita a imprigionare il corpo delle storie politiche di questo Paese”. Per dare una casa a una parte importante della storia politica, della società e dei bisogni del nostro paese, “Sinistra e Libertà è una necessità per il Paese”.

Oggi si terrà il dibattito “La Sinistra e l’Europa, l’Europa nel mondo: alla ricerca di un nuovo ruolo protagonista” che vedrà la presenza, tra gli altri, di Grazia Francescato e Fausto Bertinotti. Tutta la giornata sarà raccontata via Twitter e verrà trasmessa in diretta streaming su SL TV: http://www.sltv.it/index.php/diretta-tv.html

sinistra e liberta bandiera

Il programma di oggi, domenica 20 settembre


Dalle ore 10.30 alle 18.30 - Sala Newton – Città della Scienza

Assemblea Nazionale Sinistra e Libertà

In apertura il saluto del Sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino

Ore 18.30 - Palco Centrale – Piazzale della Ciminiera

La Sinistra e l’Europa, l’Europa nel mondo: alla ricerca di un nuovo ruolo protagonista

Fausto Bertinotti, Veronique De Keyser (Belgio, vice presidente APSD nel Parlamento Europeo), Grazia Francescato (SeL), Ugo Intini, Helmut Scholz (Die Linke)

Coordina Piero Sansonetti – Direttore de l’Altro

ore 21.00

Live Dj Set – DJ Checco Muciaccia e Ivan Benassi

festa sel

Sinistra e Libertà nasce per essere un partito ecologista, progressista e laico

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