La situazione politica in Venezuela a cinque anni dal fallito golpe
La situazione politica in Venezuela a cinque anni dal fallito golpe
Intervista con Yonie Moreno, militante della Corriente Marxista Revolucionaria
Il comitato “Giù le mani dal Venezuela” (Handsoff Venezuela) ha intervistato, in occasione dell’anniversario del tentativo di colpo di stato dell’11-13 aprile 2002, Yonie Moreno, membro della CMR, la tendenza marxista venezuelana, sull’attuale situazione politica nel paese. Yonie ha affrontato una serie di argomenti, dalla questione del PSUV alla questione del controllo operaio e della lotta alla Sanitarios Maracay.
Dal sito In defence of Marxism
Handsoff Venezuela: la vittoria elettorale di Chavez il 3 Dicembre è avvenuta in un momento di massiccia mobilitazione popolare e ha aperto una nuova fase, caratterizzata da tutta una serie di misure annunciate dal presidente, come la creazione del PSUV e la nazionalizzazione delle compagnie strategiche; tutto questo all’interno di una lotta aperta contro la burocrazia statale e riaffermando sempre il carattere socialista che la rivoluzione venezuelana deve acquisire. Da allora sono passati tre mesi. Come vedi lo sviluppo pratico di queste misure?
Yonie Moreno: la prima cosa che balza agli occhi è lo spostamento a sinistra di Chavez. Come ci aspettavamo, il presidente sta affrontando il sabotaggio e l’opposizione dei capitalisti. All’inizio dell’anno c’è stato un aumento generalizzato dei prezzi, al di sopra del calmiere adottato dal governo per quanto riguarda alcuni prodotti di base, che i capitalisti non hanno rispettato. A gennaio, l’inflazione è balzata al 2%. E’ stata la conseguenza della scarsita dei prodotti basilari. L’indice di scarsa reperibilità dei prodotti prodotto dalla BCV (la Banca Centrale Venezuelana) è passato dal 9.2% di dicembre al 14.3% di gennaio. Il punto è che i margini di profitto dei capitalisti sono stati ridotti dalle azioni del governo, nel suo tentativo di regolare i prezzi. I padroni hanno fermato la produzione e hanno cominciato ad accumulare merce in attesa di vendite migliori in futuro. A tutto questo va aggiunto il sabotaggio cosciente delle confederazioni padronali e dell’imperialismo.
I mesi di gennaio e febbraio hanno mostrato ancor di più alcune delle contraddizioni che hanno contrassegnato la rivoluzione fin dall’inizio. Le misure adottate da Chavez, pur non oltrepassando i limiti del capitalismo, nell’attuale fase di crisi del sistema stesso sia in Venezuela sia a livello internazionale vanno contro gli interessi padronali e pongono dei limiti al normale funzionamento del capitalismo venezuelano. Il governo di Chavez sta portando avanti una politica di riforme a beneficio della popolazione. Al tempo stesso all’interno del capitalismo non c’è alcuno spazio per una politica di riforme. I banchieri, gli industriali e gli speculatori necessitano di portare avanti sempre più attacchi ai lavoratori per aumentare i loro profitti. Esigono privatizzazioni e tagli in tutto il mondo. Li vorrebbero anche in Venezuela e per un certo periodo di tempo li hanno ottenuti. Quando Chavez salì al potere i capitalisti pensavano che sarebbe diventato uno dei loro burattini. Invece, a un certo punto, hanno capito che potevano perdere il controllo della situazione; che Chavez non avrebbe portato avanti una politica in grado di fare i loro interessi. Questa fu la causa del colpo di stato del 2002, quando venne approvata una legge abilitante e Chavez ne fece seguire altre 49. Queste leggi non andavano al di là dei limiti del sistema capitalista. Il movimento delle masse sconfisse il colpo di stato. I padroni persero e ora si trovano di fronte al problema che il governo e l’apparato dello stato (che è ancora borghese) sta sfuggendo dal loro controllo. In più, le masse sono vigli e all’erta. Allo stesso tempo, l’economia, come queste ultime settimane hanno dimostrato, è ancora nelle mani dei capitalisti.
Il presidente Chavez sta portando avanti una politica di redistribuzione dei proventi del petrolio ai poveri. Quasi il 40% della bilancio dello stato è destinata alle spese sociali, uno dei livelli più alti del mondo. C’è tutta una serie di misure che, pur non andando al di là dei binari del capitalismo, portano dei vantaggi alle masse e colpiscono i capitalisti; per esempio, il calmiere dei prezzi di tutta una serie di prodotti di base. Non è certo una misura di carattere socialista ma, nella situazione attuale queste misure attaccano i margini di profitto dei capitalisti, che rispondono fermando la produzione, sabotando l’economia, aumentando i prezzi e generando scarsità dei generi di consumo. Un’altra misura è che il cambio di valuta è sottoposto a regolamentazione e che c’è un limite al tasso di cambio dal Bolivar al dollaro.
Questa politica è stata sviluppata dal governo per impedire che ci sia una fuga di valuta pregiata dal paese – in altre parole, per impedire la fuga di capitali. Ricordiamoci che si stima che negli ultimi 40 anni, circa 300 milioni di dollari sono stati portati fuori dal paese e depositati presso banche internazionali. Era il tradizionale metodo di saccheggio usato dall’imperialismo e dai capitalisti nazionali. Queste misure prevengono la fuga di capitali affinché la ricchezza rimanga nel paese e sia investito a beneficio dei lavoratori e della popolazione. Comunque rappresenta una restrizione alla libera circolazione di capitali, ostacola l’accumulazione di profitto e la possibilità da parte dei capitalisti di portare i loro profitti in un luogo sicuro. Se aggiungiamo anche il linguaggio utilizzato da Chavez e i suoi propositi di nazionalizzazione, abbiamo un quadro che raffigura l’intera situazione. Tutte queste misure, oltre ad altre, adottate a favora della popolazione hanno provocato un boicottaggio degli investimenti produttivi da parte dei padroni.
HoV: Qual’è stata la reazione del governo al sabotaggio e alla scarsità dei beni di consumo avvenuta all’inizio dell’anno?
YM: Da una parte il governo ha fatto passare una legge in difesa della Repubblica che autorizza l’esproprio di ogni azienda coinvolta nella speculazione. Chavez ha minacciato di espropriare i mattatoi e gli impianti di immagazzinamento, se la scarsità dei prodotti di base fosse continuata. Infatti, una di queste è satta espropriata, la Fricapeca nello stato di Zulia, dove i lavoratori richiedevano da tempo un provvedimento del genere. Questo impianto di immagazzinamento ha chiuso per circa due anni ed era a suo tempo la seconda azienda più grande del suo tipo in tutta l’America latina. Allo stesso tempo, ha importato derrate alimentari ed attraverso la MERCAL (un network di distribuzione statale che copre il 50% dell’offerta di prodotti di base a prezzo ridotto) ha rifornito i negozi al dettaglio di prodotti importati, causando una mancanza di prodotti nazionali. In questo modo il governo ha provato a fermare temporaneamente il sabotaggio dei capitalisti e stabilizzare i prezzi.
Di fronte a una situazione di sabotaggio di questo tipo il governo ha diverse strade davanti a sé: può cedere alle pressioni dei capitalisti, aumentare la pressione su di loro oppure, come propone la CMR: l’esproprio di tutte le proprietà dei capitalisti, delle leve fondamentali dell’economia, approssimatamente dei 2/3 del Pil, per organizzare l’economia sulla base di un’economia democraticamente pianificata a beneficio di tutti e in accordo con i bisogni della popolazione e non con il profitti dei capitalisti. Se il governo non adotta queste misure i padroni continueranno a sabotare l’economia. Quello che questi ultimi mesi hanno dimostrato è che l’economia venezuelana è controllata dalla borghesia e non dal presidente Chavez. Per il momento si è raggiunto una situazione di equilibrio inondando il mercato venezuelano di prodotti importati pagati con i proventi del petrolio.
In questa situazione il governo, all’inizio di Febbraio, ha comprato la CANTV e la Eletricidad di Caracas. Benché Chavez in un primo momento abbia parlato di esproprio e che solo successivamente il governo avrebbe cercato di fissare un prezzo da pagare per queste aziende, la nazionalizzazione non è stata portata a termine in questo modo. La pressione operata dal sabotaggio economico e dei settori riformisti dentro il governo si è fatta sentire. Il governo ha comprato queste compagnie dalle multinazionali a un prezzo “ragionevole”, per il sollievo del mercato.
La CMR spiega che la scelta migliore sarebbe stato l’esproprio senza indennizzo. L’indennizzo è stato già pagato oltremisura in tutti questi anni in cui le aziende erano nelle mani delle multinazionali arricchitesi sulle spalle della popolazione venezuelana e dei lavoratori. Ma il governo non ha voluto andare fino in fondo. A un certo punto, le multinazionali sono state costrette a vendere sotto la minaccia dell’espoprio, e questo è quello che hanno fatto.
Per la CMR, anche sotto indennizzo, queste nazionalizzazioni sono una misura progressista che sosteniamo. Ma non ci si può fermare lì. Per prima cosa, il controllo di queste aziende nazionalizzate deve essere sotto il contro dei lavoratori. Se si inveceil controllo venisse preso dalla burocrazia statale, queste nazionalizzazioni finirebbero in un disastro completo. Ci sarebbe un continuo sabotaggio da parte dell’apparato dello stato, che è legato da mille fili, visibili e invisibili, con la borghesia e con l’imperialismo.
C’è una piccola tregua in questo momento, ma il conflitto si riacutizzerà prima o poi su una scala più larga a causa della contraddizione tra i bisogni delle masse, il desiderio di Chavez di migliorare il tenore di vita della popolazione venezuelana, soprattutto dei più poveri, e l’incapacità della produzione capitalista di far fronte a questi bisogni e desideri. Chavez riflette l’aspirazione ad una vita migliore di una grande maggioranza della popolazione. Il problema in Venezuela è che il capitalismo è incapace di sviluppare l’economia del paese. È un ostacolo assoluto allo sviluppo del paese. Chavez si appella ai capitalisti “ragionevoli” che vogliono sviluppare il paese e li incoraggia a investire, mentre allo stesso tempo minaccia di espropriarli. Espropria e nazionalizza alcune aziende e dice che bisogna produrre sulla base dei bisogni della popolazione e non per il profitto. Parla continuamente contro il capitalismo, dice che il Venezuela deve dirigersi verso il socialismo, che è necessario leggere Marx etc…Soprattutto, Chavez stimola la lotta nonché l’organizzazione delle masse.
Prima o poi il conflitto tra i capitalisti e il governo scoppierà ancora. Allora, le cose verranno risolte o espropriando la classe capitalista o cedendo alle sue pressioni. Finora, il governo è stato abile a manovrare tra questi due poli grazie ai profitti ricavati dal petrolio che riempiono i buchi causati dal sabotaggio economico dei padroni. Ma l’utilizzo dei proventi del petrolio non durerà per sempre e già ora si stanno generando enormi contraddizioni. Qualunque cambiamento, anche il più piccolo, nello sviluppo dell’economia mondiale, con i suoi effetti sul prezzo del petrolio e sul dollaro, avrà enormi ripercussioni sull’economia venezuelana.
HoV: che significato ha avuto il lancio del Partito Socialista Unito del Venezuela dopo le elezioni?
YM: lo spostamento a sinistra di Chavez ha avuto un effetto all’interno del movimento bolivariano. La CMR nel suo documento di prospettive sottolineava che la contraddizione principale della rivoluzione è la lotta tra riformisti e rivoluzionari, che è un’espressione della lotta di classe, che sta mettendo piede in questo momento nel movimento bolivariano, dopo le sconfitte ripetute dell’opposizione. Se questa divisione su basi di classe non è ancora diventata una frattura aperta è solo grazie all’enorme autorità di Chavez. Comunque, la proposta della creazione del Partito Socialista Unito del Venezuela ( PSUV ) ha tirato troppo la corda. Tre partiti, che in passato hanno formato il “blocco del cambiamento” (la coalizione elettorale che sostiene Chavez nelle elezioni), il PCV (il Partito comunista del Venezuela ), il PPT e il PODEMOS hanno espresso il loro rifiuto a sciogliersi nel PSUV come invece il MVR, l’UPV e il MEP hanno già fatto. Fatto che ha generato alcune controversie detro questi partiti nonché tra i dirigenti di queste organizzazioni e Chavez. Uno dei conflitti più forti c’è stato tra i dirigenti del PODEMOS e il governatore di Aragua, Didalco Bolivar. Chavez ha espresso diversi commenti critici riguardo ad esso, descrivendolo come un piccolo borghese e non un socialista; e che queste erano due cose diverse. Riferendosi in generale a questi partiti, Chavez ha sottolineato come li consideri praticamente nel campo dell’opposizione. Ciò rappresenta la morte politca per queste organizzazioni. Se si rifiutano di entrare nel PSUV è a causa di contraddizioni burocratiche e della loro paura di perdere quote di potere, le poltrone di ministri, governatori e consigli municipali. Hanno anche paura che il PSUV venga dominato dalla burocrazia dell’MVR.
Ci sarà una lotta titanica dentro il PSUV tra gli elementi rivoluzionari e i riformisti e la burocrazia. La direzione del PPT, del PODEMOS e del PCV vede la fusione come un pericolo per le loro posizioni invece di un’opportunità di creare un partito rivoluzionario con un programma socialista in Venezuela. L’esito della lotta nel PSUV non è ancora decisa Sarà una lotta tra riformisti e rivoluzionari e nei prossimi mesi sarà una delle più importanti battaglie contro i riformisti. Chavez sta premendo per la costruzione del partito dal basso. Vuole che diventi una frusta contro il burocratismo e che sia realmente democratico. Da aprile comiceranno a formarsi battaglioni del PSUV in tutto il Venezuela. Questi decideranno il programma del partito nonché la sua direzione. Ad agosto comincerà il congresso e durerà fino alla fine dell’anno con un dibattito sul programma e su come organizzare il PSUV..
La CMR considera una delle sue priorità quella di costruire il PSUV e di fargli adottare un programma socialista che ponga fine all’anarchia del capitalismo sulla base della nazionalizzazione dell banche, dell principali industrie e delle multinazionali, così da portare avanti una pianificazione democratica dell’economia. Il PSUV sarà anche uno strumento necessario a farla finita con con lo stato borghese e con il burocratismo. Per questo la classe operaia deve prosi alla testa della lotta per costruire il PSUV.
Vedremo come le cose andranno a finire e se questi partiti sosterranno il PSUV. Se non lo facessero finirebbero con l’affrontare enormi difficoltà. Questo, tuttavia, è solo l’inizio di una divisione lungo linee di classe all’interno del movimento bolivariano, che avrà un effetto su tutti i gruppi che lo compongono.
HoV: Un altro argomento sotto i riflettori è la situazione dei lavoratori della Sanitarios Maracay e la loro lotta per la nazionalizzazione della compagnia. C’è qualche novità riguardo a questo e, più in generale, qual è la situazione all’interno del movimento operaio – UNT, FRETECO, etc…?
YM: I lavoratori della Sanitarios Maracay hanno di recente comprato materie prime con i ricavati ottenuti dalla vendita di materiale sanitario. Questo ci permetterà di produrre per altri sei mesi. C’è stata una grossa tensione tra i lavoratori perché il ricavato non è stato sufficiente ad assicurare un buon salario, abbiamo distribuito pacchi di alimenti e 30000 bolivar a settimana. Nonostante questo, i lavoratori sono andati avanti per quattro mesi. Esiste prova migliore dell’alto livello di coscienza dei lavoratori venezuelani?! Ogni cosa, comunque, ha i suoi limiti. Ora ci aspettiamo di essere in grado di migliorare la produzione, le vendite e, su questa via, di poter corrispondere stipendi migliori. Tutto questo mentre aspettano che il governo decida sulla questione dell’esproprio, che è l’unica via d’uscita. La compagnia, sotto controllo operaio, non può competere nel mercato capitalista. Dopo il corteo, l’8 Febbraio, il Ministro del lavoro ha mandato una delegazione a visitare la fabbrica. Da allora non abbiamo saputo più nulla.
La burocrazia riformista sta ponendo diversi ostacoli per impedire la nazionalizzazione della fabbrica. Ci sono enormi contraddizioni tra quello che i ministri fanno e quello che Chavez dice e fa. Un esempio di questa contraddizione è l’incontro che i lavoratori della Sanitarios Maracay sono riusciti a ottenere con un alto funzionario del ministero delle finanze. Ha detto loro che il governo non era interessato a nazionalizzare le compagnie, al di là di quelle che erano state privatizzate, e che la sua linea era quella dello sviluppo di aziende miste o compartecipate. Ha sottolineato che i lavoratori alla Sanitarios possono usare il metodo della cogestione sviluppato alla Invepal e alla Inveval. Questo funzionario statale ha espresso questa opinione in un momento in cui Chavez andava a espropriare Fricapeca e l’ospedale oncologico, Padre Machado. Non è evidentemente questa la via migliore per rassicurare i capitalisti e creare compagnie a gestione mista.
Allo stesso tempo, il sabotaggio della burocrazia al controllo operaio continua. Alla Inveval i lavoratori si sono mobilitati, esigendo valvole dalla PDVSA senza le quali non avrebbero potuto lavorare, da quando la compagnia statale petrolifera si è rifiutata di rifornirli di valvole da riparare. I lavoratori hanno tentato qualunque cosa. Le ragioni del fallimento della cogestione le troviamo nella burocrazia, l’inefficienza e il sabotaggio.
La burocrazia statale e i riformisti sono enormemente deboli. Sentono la terra sbriciolarsi sotto i loro piedi. Riescono a trovare la loro forza nel fatto che i lavoratori, finora, non si sono posti alla testa della rivoluzione; trovano la loro forza nella paralisi della classe lavoratrice quando sarebbe necessario conseguire obiettivi rivoluzionari e guidare gli oppressi del paese. Ma tutto questo può cambiare in ogni momento.
La lotta alla Sanitarios Maracay mostra il potenziale del proletariato venezuelano. L’esproprio della Sanitarios Maracay dipenderà dalla diffusione della lotta per l’occupazione e il recupero delle fabbriche. Ci vogliono 10 o 100 Sanitarios Maracay! In particolare tutte le correnti dentro l’UNT devono diffondere la lotta e difenderle dal fallimento e dall’isolamento. La Sanitarios Maracay deve essere un esempio per il resto della classe lavoratrice. Dobbiamo portare fino in fondo l’esproprio rivoluzionario dei capitalisti, far ripartire gli impianti, coordinare le fabbriche e la produzione dal basso e non aspettare che lo faccia la burocrazia lenta e inefficiente. I lavoratori devono seguire l’esempio della Sanitarios e prendere l’iniziativa per organizzare l’economia su nuove basi.
HoV: Come si possono superare questi ostacoli?
YM: la UNT può solo essere costruita se si organizza come uno strumento per i lavoratori per prendere il potere e non come un’unione riguardante solo le richieste economiche dei lavoratori. La lotta dei lavoratori in Venezuela è andata al di là della questione della contrattazione collettiva fino alla questione di chi detiene il controllo sulle aziende e sull’attività economica del paese. La presa del potere è il compito centrale della classe lavoratrice in questa rivoluzione ed è la sola strada per la vittoria. Le occupazioni delle fabbriche devono diffondersi, e si devono formare comitati di fabbrica così da realizzare pienamente il potenziale insito nel controllo operaio. Questi consigli devono essere coordinati con i consigli comunali per creare i soviet.
Se la questione centrale viene subordinata alla questione delle elezioni all’interno dell’UNT, se queste elezioni diventano il punto di riferimento attorno al quale ogni cosa deve essere subordinata, si produrrà un effetto paralizzante sulla classe lavoratrice, così come è stato in questi ultimi anni. Sfortunatamente, la corrente C-CURA, che raggruppa attorno a Orlando Chinino i settori più militanti della classe operaia, è totalmente assorbita dalla questione delle elezioni. La maggioranza dell’UNT non verrà conquistata nell’urna elettorale, ma piuttosto nelle strade. Come spiegava Lev Trotsky nella sua storia della Rivoluzione russa “la maggioranza non si conta, ma si conquista.” Questa è una lezione che la direzione che la direzione della C-CURA non dovrebbe dimenticare. Se continuassero su questa linea la paralisi e la scissione all’interno dell’UNT si potrebbero completare. Il che significherà un arretramento per i lavoratori venezuelani mentre sarò fonte di soddisfazione per la burocrazia e per i riformisti. Questa è una minaccia seria per la classe lavoratrice e per la rivoluzione, che per trionfare ha bisogno che la classe operaia si ponga alla testa del processo. Se la cosa non si risolvesse è anche possibile che la direzione dell’UNT possa venir rovesciata da un movimento degli stessi lavoratori .
HoV: Com’è andato il viaggio di Chavez in America latina? Quali sono stati gli effetti più importanti in Venezuela e all’estero?
YM: l’imperialismo è seriamente preoccupato di quello che sta accadendo in Venezuela. Se potessero, raddoppierebbero i loro sforzi per rovesciare Chavez e schiacciare la rivoluzione, ma sono impantanati in Iraq. Le loro mani non sono completamente libere di intervenire in Venezuela. La miglior difesa della rivoluzione venezuelana è il carattere internazionale del processo. La visita di Bush è stato un completo fallimento. Mentre Chavez partecipava a manifestazioni di massa in Argentina, Bolivia e ad Haiti, Bush è stato accolto a sassate in Brasile, Colombia e Guatemala. Non è stato siglato nessun accordo rilevante durante la visita del presidente americano. L’imperialismo ha cercato di sferrare un contrattacco diplomatico alla rivoluzione venezuelana. Ma è andato a scontrarsi con una massiccia reazione popolare in ogni paese dove Bush ha messo piede.
9 aprile 2007
da http://giulemanidalvenezuela-sassari.blogspot.com
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