Lo ha ammesso lo stesso Bush: l’atomica iraniana è una bufala!
Lo ha ammesso lo stesso Bush: l’atomica iraniana è una bufala!
di P. Nicotri
27 Ottobre, 2007
Dunque, è ormai ufficiale: è lo stesso Bush a dire che sulla bomba atomica iraniana si stanno raccontando solo un sacco di balle. Il presidente statunitense martedì 23 ottobre ha infatti dichiarato che “il programma nucleare iraniano nasconde soltanto l’INTENZIONE di arrivare alla bomba atomica”. Capito? “L’intenzione”! Siamo cioè al processo alle intenzioni, cosa illegale di per sé in qualunque codice civile, penale e morale (eccetto la possibilità indicata dalla Chiesa di peccare anche solo con le intenzioni….). Anzi, siamo ben oltre il processo alle intenzioni, perché siamo ormai ai preparativi di una guerra alle intenzioni, guerra da condurre con una lunga campagna di bombardamenti sulle strutture militari e industriali dell’Iran peggio anche di quella usata contro la Serbia. Migliaia di morti, e un incendio di vaste proporzioni che se non ci brucerà arriverà comunque a lambire anche noi, almeno con prezzi del petrolio da metterci in ginocchio, solo perché il presidente Usa, forse ancora amante del whisky ma sicuramente afflitto dal complesso di inferiorità rispetto il padre, del quale vuole maniacalmente “completare l’opera”, ha il semplice “sospetto” che l’Irano voglia forse farsi anche lui l’atomica come il suo vicino di casa Israele. Quella di Bush non è una svista né ammissione fatta per errore, perché nel suo discorso alla National Defence University per insistere sulla necessità dello scudo anti missile da piazzare anche in Polonia ha specificato che “l’Iran sta perseguendo la tecnologia che POTREBBE essere usata per produrre armi nucleari e missili balistici di gittata sempre maggiore”. Si noti quel POTREBBE: che è un verbo al condizionale e quindi equivale a dire NON potrebbe: poiché siamo infatti nel campo delle ipotesi, come candidamente ha rivelato Bish lasciando in mutande, anzi peggio, i mentitori e mestatori di professione dai Popeye alle Rice e relarivi sostenitori alla Ferrara-Feltri&C, le espressioni “potrebbe “ e “non potrebbe” sono perfettamente eguali e simmetriche, l’una vale l’altra.
Che Bush &C sull’Iran raccontano balle lo ha detto, sia pure indirettamente, lo stesso capo del Pentagono, Robert Gates, la cui posizione sulla guerra irachena che i delinquenziali “falchi” vogliono a tutti i costi inizia a somigliare a quella di Colin Powell quando tentava di evitare la tragedia irachena. Mentre Bush sbugiardava se stesso alla National Defence University, Gates infatti a Washington diceva ad alta voce che del costosissimo scudo spaziale il governo Usa potrebbe ritardarne l’attivazione fino a quando il pericolo che viene da Teheran non sia “definitivamente provato”: il che significa che finora NON è provato! Contrariamente alle interessate corbellerie propagandate dai mentitori, mestatori e relativa tifoseria lacchè sopra elencati. Del resto, proibire la costruzioni di centrali nucleari per produrre energia elettrica perché si ha il sospetto che nascondano l’intenzione di arrivare alle armi atomiche è come voler proibire alla Spagna o all’Inghilterra, alla Germania o al Giappone e all’Italia la costruzione di fabbriche di automobili o motociclette perché potrebbero avere l’intenzione di costruire carri armati, sommergibili e portaerei. Oltretutto, l’Iran ha dichiarato più volte che NON intende costruire armi atomiche, e come è noto NON esiste nessuna possibilità che, a differenza di quanto è stato permesso a Israele, possa costruirle di nascosto. Ahmajieddin può essere anche un matto pericoloso, ma dubito assai che le molte decine di milioni di iraniani, popolo tra i più civili al mondo, lo voglia seguire in un disastro di proporzioni irreversibili. Capisco che abbiamo la coscienza sporca, ma non è affatto detto che gli iraniani non siano migliori dei tedeschi, degli italiani e dei giapponesi che hanno fatto carne da macello di decine di milioni di esseri umani, con l’aggravante di averli ammazzati uno o un po’ alla volta, con armi che oggi possiamo considerare artigianali, fino alla ferocia delle camere a gas previo denudamento completo delle vittime. ma non di distruzione di massa come quelle in mano alle grandi potenze.
Bush può non avere scrupoli di nessun tipo, come ha già mostrato con l’immotivata aggressione all’Iraq, non tanto perché attenuti i dispiaceri col whisky, malignità che non vogliamo raccogliere, quanto invece perché, come lui stesso ha candidamente rivelato, quando se la vede brutta si consola piangendo “sulla spalla di Dio”. La Storia dimostra ad abundantiam che si straparla di Dio e si sente in intimità con lui è capace delle peggiori cose…. E lascia presagire il peggio il fatto che Bush usi dichiarare spesso che “lo stile di vita americano non è negoziabile”. Il problema infatti è tutto qui: gli Stati Uniti sono solo poco più del 4% della popolazione mondiale, ma ne posseggono la enorme maggioranza delle ricchezze, dalla quantità di conti correnti e danaro depositato in banca a tutto il resto. In particolare vale la pena di rilevare, in questi tempi in cui tutti parlando del pericolo di fine del pianeta a causa dell’inquinamento, che gli Usa pur essendo solo poco più del 4% della popolazione mondiale sono responsabili di oltre il 20% dell’inquinamento planetario! E’ chiaro come il sole, e solo gli ottusi e i cretini o i disonesti e mascalzoni possono sostenere il contrario, che si tratta di una disparità iniqua e insostenibile, sulla quale bisogna certo “negoziare”, checché ne dica Bush, a meno di voler dichiarare gli statunitensi titolari di diritti che gli altri comuni mortali non hanno, insomma una razza di serie A mentre tutti gli altri sono di serie inferiori. Alla faccia – tra l’altro - della Dichiarazione dei diritti universali dell’uomo!
O lo stile di vita americano viene “negoziato”, bilanciandolo con il resto del pianeta, o è ovvio che si andrà a una lunga sequela di guerre e di disastri. In quanto ai disastri, Alberto Ronchey ha calcolato già qualche anno fa che se la Cina avesse un rapporto abitanti/automobili come quello italiano dovrebbe asfaltare tanto di quel territorio per farne strade da non avere più terreno sufficiente a coltivare il riso per sfamare l’intera popolazione. E’ chiaro quindi che anche lo “stile di vita italiano”, non solo quello statunitense, deve essere rivisto, “negoziato”: se infatti ovvio che non possiamo continuiare a proporre stili di vita che se imitati anche dagli altri Paesi portano alla morte di milioni di persone per carestia o dell’intero pianeta per inquinamento o portano alle guerre.
Personalmente credo che Bush, ma anche chi gli dovesse succedere pur se democratico anziché repubblicano, punti sull’opzione guerra. Per la precisione, guerra alla Cina. La volontà di aggredire anche l’Iran dopo l’Iraq, e sempre sulla base di motivazioni menzognere e inconsistenti, si spiega solo con la volontà di impedire alla Cina la possibilità di rifornirsi di petrolio per soddisfare le sue crescenti necessità produttive e di stile di vita. Si completa così il quadro iniziato con l’invasione dell’Agfanistan, che ha permesso agli Usa di creare basi militari molto a Est, lungo la via del petrolio e del gas in aree geografiche vicine alla Cina. Il petrolio e il gas del Medio Oriente e dell’Oriente vicino alla Cina sono già vitali oggi e sempre più lo saranno domani sia per Pechino che per noi e gli Stati Uniti.
A suo tempo Washington per mettere le mani sul petrolio iraniano ebbe la disgraziata idea di comprarsi lo scià di Persia Reza Pahlevi perché abbattesse la democrazia parlamentare instaurata da Mossadeq e anzi impiccasse lo stesso temerario Mossadeq. Una prova “pacifica” e per interposta persona del copione recitato poi, mutata mutandis. dagli Usa in prima persona in Iraq contro Saddam. Non dimentichiamo, visto che ci cogliamo definire cultori della Memoria, che l’eliminazione di Mossadeq e della democrazia, sostituita con la feroce tirannia della scià e della sua polizia segreta, ovviamente giustificata ancora oggi con la scusa del “pericolo comunista” e della vicinanza dell’Iran con l’allora Urss, ha portato per reazione al governo clericale che oggi sta portando l’Iran alla rovina e che a suo tempo ha “giustificato” la guerra contro l’Iraq di Saddam foraggiato dall’intero Occidente. Guerra costaTA qualche milione di morti. Si direbbe che le nostre automobili funzionano non tanto a benzina, quanto con il sangue della marea di morti che allagano i campi di petrolio del Medio Oriente…
La necessità degli Usa di tenere sotto il tallone il petrolio orientale e Pechino lontano da esso è acuita dal fatto che molto altro petrolio si trova nel Golfo del Messico e in Venezuela, cioè in una parte di mondo che una volta era il cortile di casa degli Stati Uniti e il paradiso delle sue mafie, ma che oggi comincia a diventare un problema. Ho già scritto a suo tempo nel blog delle grandi riserve di petrolio al largo di Cuba e nell’intero Golfo del Messico. Ed è oggi noto a tutti che il Venezuela di Chavez non intende più essere al guinzaglio degli interessi made in Usa, ma intende perseguire la strada dell’emancipazione economica appoggiandosi anche a Cuba e agli altri Paesi del Centro e del Sud America dove non è più possibile tenere a bada le popolazioni con colpi di Stato militari e con la pratica dei desaparecidos - pratica debitamente benedetta dalla Chiesa come è ormai più che provato - pur di far contenti gli Usa e continuarne ad essere il cortile di casa e il postribolo a basso prezzo per i suoi turisti armati di dollari.
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