Berlusconi e l’uso criminoso della TV di Stato pagata con i soldi di tutti

Collabora a Wikiquote « L’uso che Biagi, come si chiama quell’altro…? Santoro, ma l’altro… Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. »

(Dichiarazione rilasciata il 18 aprile 2002 dall’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi , da Wikipedia )

belrbiagi.jpg

Signor Berlusconi, chi è che ha fatto un uso criminoso della televisione pubblica?

############################################################

RAI-MEDIASET: GIULIETTO CHIESA (PSE) CHIEDE L’INTERVENTO DELLA COMMISSIONE EUROPEA –

Bruxelles, 21 novembre 2007

Le rivelazioni de La Repubblica confermano che in Italia, oltretutto in spregio delle norme europee, è esistito (e tuttora esiste) un vero e proprio cartello tra il servizio pubblico, RAI, e il servizio privato di Silvio Berlusconi, Mediaset. Le intercettazioni delle conversazioni tra alti dirigenti Rai e Mediaset lo esplicitano al di lì di ogni dubbio.

Occorre che la Commissione Europea indaghi approfonditamente per chiarire ciò che è necessario , e prenda tempestivamente misure per interrompere pratiche scandalose e illegali e per richiamare i governi italiani al rispetto delle norme in un campo così vitale come quello della formazione dell’opinione pubblica.

Nelle condizioni di cui ora emergono i contorni l’esercizio del diritto dei cittadini a essere informati correttamente non è stato assicurato. E non è assicurato nemmeno in questo momento. I dirigenti RAI implicati e ancora in carica dovrebbero dimettersi e dovranno rispondere del loro operato. A cominciare da una ex segretaria personale di Berlusconi nominata alla testa del marketing strategico della Rai. Ci sono pesanti responsabilità del Consiglio di Amministrazione passato e di quello presente, che ha lasciato le cose come stavano. E, come al solito, la Commissione Parlamentare di Vigilianza ha omesso di vigilare, confermando ancora una volta la sua totale inutilità.

Intendo interrogare urgentemente la Commissione Europea in merito all’esecuzione delle sue competenze in questa materia.

Giulietto Chiesa da www.megachip.org

___________________________

############################################################

Rai-Mediaset, il dovere dello sdegno

di Ennio Remondino

Sulle sponde del Bosforo anche le notizie assumono il tono della fiaba. Le mille e una notte, o in questo caso, Ali Babà ed i suoi fedelissimi ladroni. Leggo delle telefonate tra alti dirigenti Mediaset e Rai e mi sembrano fantasiose Cronache Bizantine. Qualche cosa tra favola e presa in giro.

Vero è che quando una verità che pure ti era nota, la trovi scritta negli scarni verbali di qualche polizia giudiziaria, assume diverso spessore.

Non perché la Guardia di Finanza sia narratrice più brava di noi giornalisti, nel sintetizzare le intercettazioni sul fallimento dell’Hdc del fu sondaggista Luigi Crespi. Prosa scarna la loro, essenziale. Il fatto è che i verbali di quelle telefonate tolgono l’alibi del dubbio personale ad intrallazzi sussurrati e li rendono porcate ufficiali e pubbliche. Prima potevi anche far finta di nulla, mal di pancia privato, ora devi davvero incazzarti. Credo sia questo che sta accadendo in queste ore in Rai. Almeno lo spero. Lo sapevate, lo sapevamo, ma per impotenza, codardia, il sopravvivere quotidiano, vergognose regole del gioco, tutti, chi più e chi meno, facevamo finta di niente.

Leggo del comune intento di alti dirigenti Mediaset e Rai di favorire il loro “editore di riferimento”. Spero che nessun amico turco mi chieda spiegazioni e dettagli. Una storia come questa avrei difficoltà ad andare a raccontarla persino in Kosovo o nel Kurdistan iracheno del fuoco incrociato. Là si sparano e basta mentre questi, se vero quanto ho letto, avvelenavano l’acquedotto. Come dovremmo chiamare ora quei “colleghi” tanto preoccupati d’occultare i dispiaceri del principe più che d’informare il popolo bue? Biricchini, scorretti, sleali, faziosi? Sarebbe come insistere a chiamare “conflitto” il macello iracheno. Parole inadeguate. L’istinto è quello dell’insulto. Il peggiore possibile, all’altezza di tali figure. Io non sono alla loro altezza.

Mi accade, lavorando in paesi di giovane o approssimativa democrazia, d’essere chiamato a testimoniare del giornalismo e della libertà d’informazione che regola il nostro Bel Paese. L’imbarazzo, confesso, è costante. La questione televisiva, ma non soltanto. Spiegare, per esempio, come sia possibile, nella nostra Patria del Diritto, che esistano soltanto due grandi gruppi televisivi nazionali. Come spiegare che uno di essi, ente pubblico, sia controllato o condizionato ad andamento elettorale variabile dalla stesso privato che ne è concorrente? Come spiegare, ai miei amici turchi, che Alti Dirigenti con la maiuscola riescano a cambiare gruppo mantenendo sempre lo stesso padrone.

In Turchia, e non so come diavolo facciano, di televisioni pubbliche e private che coprono l’immenso territorio di questo paese, sono almeno 20. Vai a spiegare tu che da noi esiste qualche problema particolare legato al doppio Silvio Berlusconi, tycoon televisivo e capo partito. Aggiungo, per obiettività di cronaca che lo stesso Berlusconi é la sola figura pubblica italiana conosciuta a livello popolare in tutto l’ex impero ottomano. Probabilmente richiama la memoria degli antichi sultani. Semplice cronaca bizantina anche questa: il sultano, i suoi giannizzeri, visir e gran Visir, un po’ di eunuchi a guardia dell’harem, ed i sudditi plaudenti o incazzati (troppo pochi) da strapazzare a piacere. Ognuno in Rai libero di scegliere dal mazzo il suo ruolo.

############################################################

L’uso criminoso della Tv – 23-11-07

di Marco Travaglio – da www.unita.it

Chapeau. Nemmeno il più feroce demonizzatore, il più accanito antiberlusconiano poteva immaginare la meticolosità, la scientificità, la capillarità del controllo esercitato su ogni minuto, ogni minimo dettaglio di programmazione Rai dagli uomini Mediaset infiltrati da Silvio Berlusconi nel cosiddetto “servizio pubblico”.

Intendiamoci: la fusione Rai-Mediaset in un’indistinta Raiset al servizio e a maggior gloria del Cavaliere si notava a occhio nudo e questo giornale, da Furio Colombo in giù, l’ha sempre denunciato. Ma le intercettazioni della Procura di Milano, disposte nell’inchiesta sul fallimento del sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi, e pubblicate da Repubblica dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio la privatizzazione della Rai da parte della “concorrenza” e la sua trasformazione in una succursale di Mediaset.

Da sette lunghi anni, cioè da quando Berlusconi tornò al governo e occupò militarmente Viale Mazzini, la Rai è cosa sua, un feudo privato da usare per blandire gli amici, manganellare i nemici, ammonire gli alleati appena un po’ critici, ma soprattutto per celebrare le gesta del Capo. Tacendo le notizie scomode, enfatizzando quelle comode, parlando solo di quel che vuole Lui. Non c’è voluto molto per ridurre quella che fu la prima azienda culturale d’Europa e alfabetizzò l’Italia in una miserabile Pravda ad personam: è bastato sistemare una dozzina di visagisti, truccatori e politicanti berlusconiani nei posti giusti e lasciarne molti di più sulle poltrone precedentemente occupate. Intanto venivano cacciati i Biagi, i Santoro e i Luttazzi, poi le Guzzanti e gli altri della seconda ondata, incompatibili col nuovo corso. Ma non perché fossero “di sinistra”. Perché sono fior di professionisti: con due o tre programmi ben fatti avrebbero rovinato tutto. Se qualcuno li chiama per pregarli di nascondere i dati delle elezioni amministrative per non far soffrire il Cavaliere, quelli mettono giù («uso criminoso della televisione pagata coi soldi di tutti»). I rimasti, invece, obbediscono ancor prima di ricevere l’ordine. Si spiegano così non solo le epurazioni bulgare e post-bulgare, ma anche lo sterminio delle professionalità, soprattutto nella rete ammiraglia di Rai1, affidata (tuttoggi) al fido Del Noce: uno che, oltre ad aver epurato Biagi, è riuscito a litigare persino con Baudo, Arbore, Frizzi, Carrà e Celentano. Chi ha idee e talento ha più séguito, dunque è più libero e meno censurabile, ergo inaffidabile. I superstiti, invece, sono pronti a qualunque servizio e servizietto. Il Papa sta morendo e il Ciampi prepara un messaggio a reti unificate? Anziché preoccuparsi che la Rai copra la notizia meglio della concorrenza, i dirigenti berlusconiani pianificano una degna uscita mediatica del Capo, onde evitare che il Quirinale lo oscuri. Il Papa muore proprio alla vigilia delle amministrative, distraendo gli elettori cattolici dal dovere di correre alle urne per votare il Capo? Si organizza una serie di «programmi che diano alla gente un senso di normalità, al di là della morte del Papa, per evitare forte astensionismo alle elezioni amministrative». Più che un servizio pubblico, un servizio d’ordine. In cabina di regia c’è la signorina Deborah Bergamini, detta “Debbi”, già assistente del Cavaliere, da lui promossa capo del Marketing strategico della Rai, mentre Alessio Gorla, già dirigente Fininvest e Forza Italia, diventava responsabile dei Palinsesti. Al resto pensano i servi furbi. Mimun, si sa, era in prestito d’uso da Mediaset, dov’è poi morbidamente riatterrato. Non c’è neppure bisogno di dirgli il da farsi: lo sa da sé. E poi assicurano Debbi e Delnox – fa un ottimo «gioco di squadra con Rossella» (Carlo, allora direttore di Panorama, molto vicino al premier e dunque alla Rai). Anche Vespa non ha bisogno di suggerimenti. Del Noce telefona a Debbi per avvertirla che «Vespa ha parlato con Rossella e accennerà in trasmissione al Dottore (Berlusconi, ndr) a ogni occasione opportuna». Qualcuno suggerisce che Bruno potrebbe «non confrontare i voti attuali con quelli delle scorse regionali», per mascherare meglio la disfatta del Capo, o magari «fare più confusione possibile per camuffare la portata dei risultati». Ma poi si preferisce lasciarlo libero di servire come meglio crede, perché dice giustamente la Debbi «tanto Vespa è Vespa». Ogni tanto c’è un problema: Mauro Mazza, troppo amico di Fini per piacere a Forza Italia, farà la prima serata di Rai2 sulle elezioni. Bisogna sabotarlo, perché quello magari i dati non li nasconde. Idea geniale: Deborah parla con Querci «e gli chiede di mettere una cosa forte in prima serata su Canale5», così la gente guarda quella e lo speciale Mazza non se lo fila nessuno. Del resto è un’abitudine, per lei, concordare i palinsesti con Mediaset: più che del Marketing della Rai, è la capa del Marketing di Berlusconi. Infatti, ancora commossa, commenta così i funerali di Giovanni Paolo II: «Berlusconi è stato inquadrato pochissimo dalle telecamere». Si sa com’è fatto il Cavaliere: «Ai matrimoni – diceva Montanelli – vuol essere lo sposo e ai funerali il morto».

In tutti questi anni, mentre ogni inquadratura di ogni telecamera di ogni programma diurno e notturno di Raiset veniva controllata dai guardaspalle del Padrone, chiunque si azzardasse anche soltanto a ipotizzare che questi signori lavorassero per il re di Prussia, anzi di Arcore, veniva zittito dai “terzisti” e dai “riformisti” come “demonizzatore” e “apocalittico” animato da “cultura del sospetto”, incapace di comprendere che le tv non contano per vincere le elezioni; anzi, a parlar male di Berlusconi si fa il suo gioco. Poi veniva querelato e citato in giudizio per miliardi di danni dai Del Noce e dai Confalonieri, sdegnati dalle turpi insinuazioni sulla liaison Rai-Mediaset nel paradiso della concorrenza e del libero mercato. Dirigenti come Loris Mazzetti e Andrea Salerno, rei di aver chiamato censure le censure, sono stati perseguitati dall’azienda con procedimenti disciplinari. L’ultima è piovuta su Mazzetti, per aver partecipato ad Anno Zero e detto la verità sull’epurazione del suo amico Biagi. Salerno, già responsabile della satira per Rai3 quando c’era ancora la satira, ha preferito togliere il disturbo. Intanto Confalonieri non si perdeva una festa de l’Unità e le quinte colonne berlusconiane facevano carriera in Rai, tant’è che sono ancora tutte lì: Del Noce a Rai1, Bergamini al Marketing, Vespa a Porta a porta. Tutti straconfermati dalla “Rai del centrosinistra”.

Ora si spera che, oltre alla solita “indagine interna”, fiocchino i licenziamenti per giusta causa, (con richiesta di danni per intelligenza col nemico) almeno per chi ha lasciato le impronte digitali nello scandalo, come accadrebbe ai manager di qualunque azienda sorpresi ad accordarsi con la concorrenza. Ma, onde evitare che la scena si ripeta in un prossimo futuro, licenziare i servi di Berlusconi non basta. Occorre una vera “legge Biagi” (nel senso di Enzo) per cacciare per sempre i partiti dalla Rai e stabilire finalmente l’ineleggibilità dei proprietari di giornali e tv. Sempreché, si capisce, la cosa non disturbi il «dialogo per le riforme». E ora, consigli per gli acquisti.

da Www.unita.it

.

3 Risposte

  1. [...] 2. Berlusconi e l’’úso criminoso della TV di Stato [...]

  2. [...] televisione. Per il caso italiano, ci vengono ricordati alcuni interessanti aneddoti su Berlusconi e il suo uso criminoso della TV di stato/ e della sua Mediaset. di Silvio Berlusconi. Il controllo diretto della televisione e’ [...]

  3. [...] tramite la televisione. Per il caso italiano, ci vengono ricordati alcuni interessanti aneddoti su Berlusconi e il suo uso criminoso della TV di stato/ e della sua Mediaset. Il controllo diretto della televisione e’ cio’ che gli ha [...]

Lascia una Risposta