Ecco a voi, purtoppo, i risultati della guerra all’Afganistan.
Afghanistan – 15.1.2008
Talebani attaccano Kabul
Per la prima volta un’operazione di commando dei ribelli nel cuore della capitale afgana.
“Il commando talebano, composto da sette persone, non da quattro come è stato detto, si è fatto strada a colpi di granate: nessuno si è fatto saltare in aria. Quelli che avevano i giubbotti esplosivi non sono riusciti a entrare. Nella hall dell’albergo ne sono entrati tre, di cui uno è stato ucciso subito dalle guardie e due sono riusciti a entrare sparando all’impazzata. Uno dei due è sceso nel piano sotterraneo, dove si trovano la palestra e la piscina. Dopo l’attacco, costato la vita a otto persone, sono arrivati i soldati statunitensi e noi ospiti siamo stai tutti evacuati. Io sono uscita camminando in mezzo a pezzi di corpi e pozze si sangue. Il clima tra noi stranieri che siamo in città è molto teso, perché il Serena era considerato un fortino impenetrabile, il posto più sicuro di Kabul”.
Un’azione senza precedenti. Questa la testimonianza telefonica rilasciata, dietro garanzia di anonimato, a PeaceReporter da un ospite dell’Hotel Serena nel centro di Kabul, attaccato ieri sera dai talebani. Un attacco che dimostra che i ribelli sono ormai in grado di condurre vere e proprie operazioni militari, non semplici attentati, nel cuore stesso della supersorvegliata capitale afgana. L’azione non è infatti stata opera di un solitario kamikaze ma di un commando di guerriglieri armati di kalsahnikov e bombe a mano. L’attacco è costato la vita a un giornalista e un fotografo norvegesi, un dipendente statunitense dell’hotel, una donna filippina, due poliziotti e una dipendente afgana. Più il talebano ucciso dalle guardie. Illeso il ministro degli Esteri norvegese Jonas Garh Soere, alloggiato nell’albergo, che però questa mattina ha deciso di interrompere la sua visita e di fare ritorno a Oslo. Il Serena è l’unico albergo a cinque stelle della capitale, sempre affollato di ospiti stranieri: impiegati governativi, uomini d’affari, giornalisti, operatori di grosse Ong e altri personaggi dalla difficile connotazione professionale.
“Possiamo colpire ovunque”. Il portavoce talebano Zabihullah Mujahed ha rivendicato l’attacco: “Abbiamo voluto dimostrare che le nostre mani e il nostro potere si estende ovunque, abbiamo la capacità di sferrare attacchi ovunque in Afghanistan”. Negli ultimi mesi la presenza della guerriglia talebana è giunta a lambire l’estrema periferia della capitale afgana, ovvero le montagne e le vallate che circondano Kabul – come dimostrato dall’attacco sferrato lo scorso 24 novembre contro le truppe italiane nel distretto di Paghman, 15 chilometri a sud della città. E proprio gli italiani, dallo scorso dicembre fino ad agosto, hanno ora il comando militare di Kabul e dintorni, ovvero il compito di difendere la capitale afgana da eventuali offensive talebane. Per farlo, sono stati inviati 250 soldati della brigata Alpina ‘Taurinense’, specializzata per il combattimento in montagna, che ora sono basati a Sarobi, lungo la strada che collega Kabul a Jalalabad.
Enrico Piovesana Da www.peacereporter.net
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