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Di Piero Ricca
Piero Fassino e la sua consorte Anna Serafini, nove legislature in due, saranno ancora parlamentari. Lo ha deciso il Partito, in deroga allo statuto che prevede un limite di tre mandati. Fassino spiega di non provare alcun imbarazzo. Per due motivi: la moglie ha una statura politica tutta sua e non deve nulla al marito; lui è un dirigente politico e “i dirigenti politici non nascono sotto un cavolo”. In poche parole Fassino, insieme alla moglie, si ritiene indispensabile. Nonostante l’ambizione fallita di farsi una banca di concerto con i peggiori delinquenti della finanza. Nulla di moralmente rilevante? Nonostante che abbia già malamente perso in tandem con Rutelli (futuro sindaco di Roma per la seconda tornata) le decisive elezioni del 2001. Squadra che perde non si cambia? Nonostante che lui e Anna abbiano già ampiamente superato i tre canonici mandati parlamentari. Valgono solo per gli altri, le regole? Ad applicare la sua logica arriveremmo a questa bizzarra conclusione: chi ricopre incarichi dirigenziali, pur avendo espresso una linea politica perdente, deve restare. Chi non li ha ancora ricoperti, i cosiddetti peones e gli outsiders, deve lasciar spazio ai giovani, ovviamente cooptati dai dirigenti sconfitti. (…)
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[...] verita’ e’ che questi dirigenti, che secondo Fassino non nascerebbero sotto i cavoli e sarebbero percio’ indispensabili, non sono ne indispensabili ne utili, ma dannosi e atureferenziali. Reset! Si facciano da parte [...]