Dichiarazioni dei redditi degli italiani online. Giusto o Sbagliato?

Da giorni in rete e’ scoppiato il caso delle dichiarazioni dei redditi degli italiani (del 2005) rese pubbliche dall’ agenzia dell’ entrate, poi subito eliminate per ordine del Garante della Privacy ma ancora scaricabili su Emule (cercando p-2005).

Sinceramente la vicenda non mi ha appassionato, e non l’ho seguita quasi per nulla. Preferisco percio’ non esprimere un giudizio e non schierarmi nettamente pro o contro la pubblicazione.
E’ chiaro che tentenzialmente sarei a favore della messa online dei redditi. Significherebbe una maggiore trasparenza, nel Paese occidentale con la piu’ alta evasione fiscale. Pagare le tasse e’ un dovere del cittadino. Chi non le paga danneggia la comunita’. E se il cittadino X dovesse informare la Guardia di Finanza che il cittadino Y dichiara 24mila euro l’anno ma ha comprato una macchina che ne costa 70mila, non penso che sarebbe la fine del mondo. La Guardia di Finanza potrebbe fare un controllo sul cittadino Y, e se il quest’ultimo fosse un cittadino onesto non avrebbe nulla da temere.

Insomma: se uno ha la coscienza pulita non ha niente da temere. Non penso ci sia nessuna valida motivazione per voler tenere segreto il proprio reddito, percio’ pubblicando tutti i redditi a rimetterci sarebbero potenzialmente solo gli evasori.

E’ vero anche pero’ – come afferma Mario Deaglio su La Stampa – che

dalle nobili idealità della trasparenza a un clima generalizzato di sfiducia e addirittura di odio reciproco il passo può essere molto breve.

Questa iniziativa va infatti a violare il diritto alla risevatezza del cittadino/contribuente, il suo diritto alla privacy, e potrebbe aprire il vaso di Pandora dell’invidia. Capisco percio’ anche le critiche.

Inoltre, prosegue Deaglio,

i redditi che figurano nella dichiarazione annuale possono non essere affatto - e senza chiamare in causa l’evasione fiscale - una rappresentazione fedele di quanto effettivamente un individuo percepisce in un anno. Chi dispone di redditi e patrimoni veramente alti può, in maniera del tutto legale, costruirsi uno schermo di società per azioni o altre strutture giuridiche che gli evitano l’esposizione mediatica; gran parte dei redditi di capitale (per esempio gli interessi sui Bot o altri titoli a reddito fisso) non figura in tale dichiarazione; per i liberi professionisti e i commercianti ci possono essere anni buoni e anni cattivi e il reddito di un solo anno non è affatto indicativo. La cifra che viene associata al nome di un contribuente costituisce un primo indizio molto scivoloso, non già un’occasione per fare giustizia sommaria.

Deaglio descrive adeguatamente i pericoli del pubblicizzare i redditi dei cittadini, ma sottolinea anche, giustamente, come tale diritto alla privacy dovrebbe essere fortemente attenuato per tutti i cittadini che esercitano una professione “pubblica” :

Per evitare che vengano minate alcune regole basilari della convivenza civile, il principio che sembra più ragionevole (adottato, del resto, in numerosi paesi ad elevato livello di democrazia) è che l’interesse pubblico al reddito dei singoli contribuenti deve essere limitato ai personaggi pubblici o a coloro che intendono diventarlo. E’ ragionevole che sia reso noto a tutti il reddito di un ministro, di un parlamentare, di un sindaco o di quanti aspirano a tali cariche. E’ ragionevole che le autorità facciano indagini mirate per sradicare l’evasione e stanare i furbi. Molto irragionevole andare al di là di questo limite e consentire che ciascun cittadino si faccia «giustizia fiscale» da solo.

Come minimo, aggiungo io, sarebbe giusto pubblicare (sui giornali e on-line) il nome degli evasori.

Dunque, se e’ difficile dare un giudizio netto sulla vicenda, dal grande interesse che la vicenda ha destato si puo’ dire per certo almeno una cosa: gli italiani amano farsi gli affari degli altri.

Concordo in questo con le opinioni espresse sull’argomento da Blogue Poll, che definisce gli italiani un popolo di navigatori guardoni, e anche un po’ invidiosi, e condanna l’insensato attacco mediatico contro il blogger Beppe Grillo:

Una parte di questi pseudo difensori della trasparenza, con il supporto dei mezzi d’informazione non liberi, si è dilettata nell’attaccare un (ex)comico sui suoi redditi. Ma, come ha giustamente notato Gramellini su La Stampa:Grillo predica l’onestà, mica la povertà e sui quei 4 milioni paga regolari tasse, ma il populismo di queste sottigliezze se ne infischia. Montanelli sosteneva che l’italiano medio, quando vede passare una bella macchina per strada, non pensa al modo migliore di procurarsene una, ma a quello più sicuro di tagliarle le gomme”.

E’ più populistico infatti attaccare Grillo per i suoi guadagni che accusarlo di populismo. E questo vale anche per i grillini, poiché sembra che alcuni lo volessero San Francesco D’Assisi, che si spogliasse dei suoi averi. Questo magari è un concetto maggiormente comprensibile per un Presidente del Consiglio, in quanto soggetto chiamato a gestire la res pubblica e soggetto d’interesse pubblico.

Ed è proprio il concetto d’interesse pubblico il quid che non viene compreso. Possibile che la maggioranza degli italiani e il suo popolo di navigatori della rete, abbia così scarsa conoscenza di nozioni giuridiche e che confonda la pubblicità e disponibilità delle denunce dei redditi con la loro accessibilità immotivata?

Per finire, vi do in pasto i redditi dichiarati da alcuni VIP:

Berlusconi Silvio 28.033.122,

Marina Berlusconi (figlia di Silvio) 6.265.497,

il capitano del MILAN Maldini Paolo 9.287.536,

l’ex giocatore del MILAN Shevchenko Andriy 11.433.968,

la comica Littizzetto Luciana 1.824.084,

il Presidente dell’Inter Moratti Massimo 19.973.080,

il Presidente del Torino F.C. Cairo Urbano 1.009.654,

la conduttrice RAI Clerici Antonella 1.205.604,

la JUVENTUS F.C. S.P.A. -36.480.230,

il pilota di Formula 1 Fisichella Giancarlo 3.553.98,

il capitano della ROMA Totti Francesco 10.085.43,

l’attore Verdone Carlo 790.818,

l’attore Amendola Claudio 1.862.286,

il concorrente dell’ultima edizione del Grande Fratello Mercandalli Roberto 2.369.

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