«È uno dei pochi politici che mantiene la parola. »
« La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico. »
(Enrico Berlinguer)
« Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia. »
(Enrico Berlinguer)
“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.”
Enrico Berlinguer
Enrico_Berlinguer (Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984). Fu segretario generale del Partito Comunista Italiano dal 1972 fino alla morte.
L’11 giugno del 1984 Enrico Berlinguer muore, a sessantadue anni, quando è ancora nel pieno delle sue forze e della sua popolarita’. I suoi funerali, a piazza S. Giovanni a Roma, sono un immenso corteo commosso, fatto di fedelissimi, di alleati, ma anche di avversari politici e di gente comune, che in lui ha avuto modo di apprezzare il rigore morale e la passione per il suo lavoro.
Ultimo comizio (prima parte)
Ultimo comizio (seconda parte)
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La Domanda: quale secondo te il ruolo di Berlinguer nel processo comunista/operaio italiano?
Come giudicheresi le sue mosse politiche?
Prima di darti la mia versione, vorrei sentire la tua.
Da Berlinguer a Veltroni, puttana eva…
I migliori vanno sempre via per primi…
ciao Alessio,
è proprio dal sito del prof. Carotenuto che ho appreso dell’articolo pubblicato su Liberazione per la Franzoni…che merda!
cmq per quanto riguarda Berlinguer, è stato un ottimo politico per i tempi che furono. Oggi forse non c’è nessuno con il suo carisma ma di certo un Berlinguer oggi non avrebbe avuto tutta quella fama che ebbe ai tempi che furono.
così come parecchie ideologie passate.
Il contesto storico è modificato così in fretta che certi personaggi oggi non sarebbero popolari
@ areazione: Domanda interessante, che va oltre ai tanti articoli mitizzatori e semplicistici, come puo’ essere parso il mio.
Io intendevo soprattutto sottolineare quella che e’ oggi, a mio avviso, l’eredita’ piu’ preziosa del pensiero di Berlinguer.
Oggi che la visione della realta’ del piccolo imprenditore del Nord, portata alla ribalta dal Verbo berlusconiano, dalle sue televisioni e dai giornali dai padroni che formano la realta’ percepita degli italiani, e’ trionfante… quanto sarebbe bello avere un uomo come lui a portare avanti valori diversi, non consumisti, un uomo che proponga uno stile di vita sobrio e onesto. Sobrieta’ e onesta’, parole rare oggi.
In una societa’ dove l’amoralita e’ oramai virtu’, dove i mafiosi sono eroi ed evadere le tasse e’ giusto, mi piacerebbe avere un leader politico che basasse la sua azione politica su dei valori sacri, e difendesse questa visione in modo intransigente.
E quanto era giusta la sua battaglia morale, visto come e’ progressivamente degenerata la politica italiana dopo la sua morte! (Considero il nostro periodo non migliore di tangentopoli, perche’ almeno allora la gente era unita contro i ladri e chiedeva pulizia, mentre oggi la situazione e’ quasi capovolta.)
Per questo nel giorno del suo compleanno ho voluto omaggiarlo citando quelle sue stupende parole, che condivido in pieno.
Significativa e’ anche la citazione di Biagi, tralatro penso condivisa anche dagli avversari politici piu’ distanti da Berlinguer.
Ma se mi chiedi un giudizio sulla sua azione politica, allora la cosa e’ molto piu’ complessa, e penso anche che i giudizi siano molto eterogenei.
Ci vorrebbe un post (magari per la ricorrenza della sua morte, fra pochi giorni).
Premettendo che non sono la persona piu’ preparata per affrontare il discorso, ci provero’ e aspettero’ la tua risposta.
A mio avviso Berlinguer ha fatto molti errori.
In primis, e’ l’uomo del compromesso storico. Operazione politica ambiziosa, che
avrebbe potuto portare a risultati unici in Occidente (un PC al governo…) e in parti imprevedibili (la Storia non si fa con i se).
Operazione politica fallita. (Una bella mano probabilmente ce l’ha messa anche la CIA.)
Era pero’ una strada, forse l’unica all’epoca, per superare il carattere incompiuto della democrazia italiana. Fu un tentativo coraggioso. Era volto a legittimare il diritto dei comunisti a governare. Avrebbe potuto “normalizzare” anche la DC, che senza il fardello di essere il partito-stato avrebbe potuto rigenerarsi e magari evitare la sua progressiva putrefazione. Si sarebbe potuta aprire una fase di rigenerazione morale e politica dell’Italia, chissa’.
Vista dai nostri tempi, l’operazione era particolarmente interessante anche perche’ avrebbe portato il PCI al potere senza rinnegare praticamente nulla di quello che la storia, la tradizione, la cultura e le aspirazioni della classe lavoratrice erano. Altro che PD!
Il movimento operaio italiano sarebbe potuto arrivare al potere a pie’ pari.
E l’idea di austerita’ (che mi ha sempre affascinato) di Berlinguer avrebbe potuto veramente cambiare il modo di vivere. Chissa’ cosa sarebbe successo negli anni ’80. Forse le voragini nei conti pubblici italiani, che ora ci penalizzano come un macigno, non ci sarebbero.
Queste sono insomma le ragioni che mi hanno sempre portato a vedere in Berlinguer un uomo, un’idea, che con la sua forza morale e intellettuale, con la sua austerita’,
avrebbe potuto cambiare veramente il nostro paese, rigenerandolo, mentre i discorsi su seconde e terze repubbliche, cambiamenti costituzionali, riformismi, bicamerali, piddi’, bipartitismi e via dicendo mi sembrano piu’ materia da propaganda che in realta’ pero’ non riescono a cambiare veramente il paese.
Cercava una orginale terza via italiana, Berlinguer, nell’accordo tra 2 partiti (DC e PCI,
da lui visti come) non troppo schiavi del capitale.
Ma dicevo, gli errori.
Gli errori di Berlinguer.
Il compromesso storico, su cui punto’ praticamente tutte le sue carte, falli’. Con esso il PCI inizio’ il suo declino. Divento’ piu’ debole.
Sicuramente sbaglio’ nel non dialogare a sufficienza con il movimento giovanile, e soprattutto a bollarli come “fascisti”, nel 77, se non erro. Il risultato fu quello di spingere troppi giovani verso l’estremiso armato, e di non capire e appoggiare una naturale propulsione al cambiamento, che era chiaramente giusta e di sinistra (altro che fascista), e avrebbe potuto svecchiare il PCI.
Non critico’ abbastanza l’URSS, non fece lo “strappo”, se non nel 1981, dopo esser passato sopra alla questione cecoslovacca, polacca e afghana.
Insomma, certo errori, ma quello che mi premeva di sottolineare era la sua ATTUALITA’ (@Fac: non ci troveremo mai d’accordo su nulla ?
) nei suoi discorsi sulla morale, sulla denuncia della mutazione genetica in atto nei partiti ( si pensi al PSI ! ) che sarebbe arrivata fino ai giorni nostri, con le tristi vicende dei suoi eredi (sic) che se la fanno con gente come Consorte e Gnutti.
Noto che commentare l’operato di Enrico è un po’ come commentare l’operato del tuo migliore amico: sai che ha fatto degli errori, ma tenti di limitarne gli effetti posando le parole.
Ho sempre avuto un enorme rispetto per il compagno Enrico, ma al tempo stesso ho sempre avuto un enorme carico di rabbia nei suoi confronti, politicamente parlando si intende. Non ho mai accettato la sua presa di distanza intransigente dalle br, specie sul terreno politico. Quello strategico è un altro paio di maniche.
Tu citi il compromesso storico, ma io citerei anche la sua visione social-democratica (legata ad esso indissolubilmente), che poi diede il via libera alla bolognina.
Certo, figlio dei suoi tempi, come tutti, ma da quegli anni in poi il comunismo italiano fu tutto un’altra cosa. Per alcuni un bene, per altri un male.
Si hai ragione. Mi accorgo di non riuscire ad essere obiettivo nei suoi confronti. Ma, ripeto, non sono nemmeno in grado di dare un giudizio complessivo sul suo operato politico. E’ vero che si e’ concluso in fallimento, ma non so se in quel contesto di menocrazia bloccata altre scelte politiche avrebbero potuto portare a sbocchi politici migliori.