
Grazie al blog di Paolo De Martino vengo a sapere della seguente iniziativa:
“Da lunedì prossimo – ha annunciato in una conferenza stampa a Montecitorio il direttore di Micromega, Paolo Flores D’Arcais - sul sito www.micromega.net sarà presente quotidianamente un blog in cui tre parlamentari dell’opposizione faranno la ‘quinta colonna’ dei cittadini del Palazzo. Crediamo che ci sia troppo poca opposizione in questo Parlamento e pensiamo che invece nel paese ci sia e sia larghissima perciò vogliamo che abbia voce anche nel Palazzo; si chiamerà « Piazza del Dissenso ».
I tre parlamentari saranno il girotondino Pancho Pardi (IdV), il Presidente di Articolo 21 Beppe Giulietti (IdV) e l’ex direttore dell’Unita’ Furio Colombo (PD), tre degli ultimi oppositori del veltrusconismo.
Ricordo a proposito un aneddoto su Furio Colombo, che pochi giorni fa si dichiaro’ scandalizzato per le parole usate da Luciano Violante sul caso Schifani-Travaglio. Violante (che, ricordo, ufficilamente si dice di sinistra e dopo essere stato parlamentare per il PCI-PDS-DS e’ ora nell’oligarchia del PD) oltre a dichiarare il suo disprezzo verso Travaglio e Santoro, aveva chiamato pettegolezzo ciò che ha scritto un giornalista scortato per minacce di mafia, ovvero Lirio Abbate. Allora Violante ha replicato a Colombo: “Colombo ha travisato completamente e spero non intenzionalmente il mio pensiero. Le mie dichiarazioni si riferivano a Travaglio”. Ma Travaglio non ha fatto altro che raccontare ciò che scrive Lirio Abbate nel suo libro “I complici” scritto con Peter Gomez.
Evidentemente ad essere solo “un pettegolezzo” da parrucchiera era quello di Violante.
Invece, per chi non conoscesse Pancho Pardi, ricordo che e’ tra i pochi parlamentari di sinistra/opposizione in Parlamento. Riporto a riguardo la seguente intervista di Gabriele Martini :
In alto a sinistra
Gli anti-berlusconiani esistono ancora. Sparuta minoranza ma sono vivi e lottano in mezzo a noi. Francesco Pardi detto Pancho è uno di loro. Ed è anche il senatore più a sinistra del nuovo Parlamento italiano. Professore universitario di geologia, un passato in Potere Operaio, Pardi è stato arruolato da Di Pietro nell’Italia dei “Disvalori”, tanto per dirla con le parole del sempre più imbarazzante Cossiga.
La leggendaria società civile che entra in politica. Nel 2002 Pardi è tra i promotori dei girotondi. Toscano verace, diventa la voce di una base delusa e grida dal palco (Palavobis o Piazza Navona, fate voi) che bisogna “fare ostruzionismo sempre, con la rinuncia totale alla trattativa con Berlusconi” perché “un governo che si mette sotto i tacchi lo stato di diritto non si merita altro”. Qualcuno li accusò di celebrare il “tintinnio di manette”, loro replicarono di voler difendere la democrazia. Sei anni dopo poco è cambiato. Al posto di D’Alema c’è Veltroni, Silvio è sempre lì. Pancho Pardi oggi siede in Parlamento. Noi lo abbiamo intervistato.
Allora Pardi, come giudica i suoi primi giorni nel “Palazzo”?
Come un necessario apprendistato.
Ce l’avrà mica col Pd?
Vedo una stupefacente capacità di adattamento: se si pensa che cinque mesi fa Berlusconi era considerato finito (dagli ingenui), sembra che la classe dirigente di centrosinistra abbia metabolizzato alla perfezione tutti gli errori con cui ha prodotto in pochissimo tempo una catastrofe di cui ora sembra non soffrire.
Perchè ha scelto l’Italia dei Valori?
Perchè è l’unico partito che ha saputo aprire un rapporto costruttivo con i movimenti e le liste civiche. Ha presentato candidati provenienti da quei mondi in quasi tutte le regioni italiane e alcuni di essi sono stati eletti.
La sua è una storia di sinistra. Di Pietro invece è un politico con valori che sono storicamente patrimonio della destra…
Questo è un luogo comune. Se aver demolito il processo penale a vantaggio degli imputati, soprattutto quelli potenti, e a danno delle parti lese, soprattutto quelle deboli, è un’azione di sinistra, non esito a schierarmi con chi ha provato a smantellare un sistema collusivo e corruttivo profondamente radicato nella società. Inoltre, in questi anni di esperienza politica Di Pietro ha affinato la sua sensibilità sociale.
Con Tonino va d’accordo?
Sì, i nostri rapporti sono sempre stati ottimi, fin dai nostri primi incontri nel 2002.
Secondo lei Berlusconi è ancora un pericolo per la democrazia?
Certo. Berlusconi era ineleggibile in base alla legge del ’57 che stabiliva l’ineleggibilità dei titolari di concessione d’interesse pubblico. La prova è che Confalonieri, che ora sta al suo posto, è ineleggibile per lo stesso motivo. Ma vale ancora di più il principio rispettato in tutte le democrazie normali: chi ha la proprietà di mezzi di comunicazione di massa è incompatibile con l’esercizio del potere politico. La presenza di Berlusconi al governo è un’anomalia istituzionale che non sarebbe tollerata in alcuna democrazia normale.
Prego?
E’ la verità. E aggiungo che per lo stesso motivo è improponibile la sua eventuale ascesa al Quirinale, ormai inesplicabilmente caldeggiata anche dalla grande stampa indipendente. Il duopolio televisivo, consolidato quando Berlusconi è all’opposizione, diventa monopolio quando va al governo. Quindi Berlusconi è un pericolo per la democrazia perché ha, più di qualsiasi altro soggetto, i mezzi per plasmare l’opinione pubblica e allo stesso tempo cogliere i frutti di questa azione insidiosa e incisiva.
Sta di fatto che milioni di italiani hanno votato una destra impresentabile. Sono tutti dei cretini?
Quindi sono cretini.
Sarebbe offensivo dirlo. Mettiamola così: esiste una larga fetta di popolazione che è facilmente orientabile da chi ne ha i mezzi.
Invidia qualcosa alla Lega di Bossi?
Sarei tentato di dire: il radicamento sociale. Ma in senso astratto. Non condivido nulla dei contenuti di quel radicamento.
Fini invece ha esordito con la gaffe su Di Pietro
Il suo comportamento è stato ingiustificabile. Il presidente della Camera dovrà adattarsi al fatto che la parola di chi interviene nell’assemblea elettiva non è sindacabile. Neanche dal presidente dell’aula.
Si rende conto di essere il politico più a sinistra del nuovo Parlamento?
Se fosse vero sarebbe un’ulteriore dimostrazione di quanto questa legge elettorale ha fatto per escludere milioni di elettori dalla rappresentanza politica.
Che ne dice del governo ombra di Veltroni?
Il commento più spiritoso l’ha fatto Bucchi in una vignetta: “Babbo, ora Berlusconi farà l’opposizione ombra?” – “Stai zitto imbecille”.
Troppo facile, così non è valido.
La questione è molto seria: per come viene pensato il governo ombra appare come uno dei due poli di un sistema bipartitico che non ammette pluralità.
Insomma: Veltroni vi ha sbattuto la porta infaccia…
Il Pd è stato autolesionista. Nel centrosinistra, la sinistra e i socialisti sono esclusi e IdV viene tenuta a distanza, mentre nel centrodestra la destra è dentro il partito unico e questo si tiene ben stretta l’alleanza con la Lega. Mi sembra un bipartitismo asimmetrico e tutto a danno del centrosinistra. E con la rapidità di pensiero della sua classe dirigente chissà quanti decenni ci metterà per accorgersene.
Però D’Alema sta tendando di aprire un dialogo con Udc e Sinistra arcobaleno.
E’ solo un modo di sparigliare nel dibattito interno al Pd e saggiare gli equilibri interni alla sua classe dirigente.
Ma almeno a Veltroni riconosce qualche merito?
No. Ad esempio non ho capito perché pochi mesi fa Walter non è stato alla finestra a guardare il tentativo di Fini e Casini di sostituire Berlusconi. I due luogotenenti stavano per far fuori il capo. Magari non ci sarebbero riusciti. Ma non c’era ragione di mettersi di mezzo.
Con il risultato di dare una mano al Cavaliere.
Esatto. Proprio in quel momento Veltroni ha attribuito a Berlusconi la patente di unico interlocutore per la riforma elettorale e le riforme istituzionali, ripetendo l’errore fatale di D’Alema con la Bicamerale.
E la scelta del Pd di andare da soli alle urne?
Altro errore. La teoria del partito a vocazione maggioritaria mi sembra solo un sistema molto efficace per andare in minoranza. E restarci per chissà per quanto tempo…
Di Pietro dice: “L’opposizione vera siamo noi”. Poi non esclude la possibilità di votare con la maggioranza sul pacchetto sicurezza. Che cos’è? Schizofrenia?
Anche il Pd si qualifica come opposizione e non esclude di votare su vari argomenti insieme alla maggioranza. Più che schizofrenia è una pratica su cui tutti i grandi organi di stampa stanno producendo una melassa insopportabile. Quanto alla questione sicurezza bisogna tenere conto che è un problema sentito e sofferto (e enfatizzato dal volenteroso aiuto dei media) in modo trasversale agli schieramenti politici. Non credo comunque che il pacchetto sicurezza del governo sarà formulato in un modo tale che IdV possa firmarlo.
Pensa che l’assenza dal Parlamento della Sinistra radicale sia un bene o un male? (Tenga conto che Di Pietro risponderebbe “un bene”…)
E’ un male. Non ci si può rallegrare se milioni di cittadini non sono rappresentati in Parlamento. Ma, anche se molto esagerata dalla distorsione prodotta dalla legge elettorale, è una punizione causata anche da gravi responsabilità della sua classe dirigente.
E’ d’accordo con le posizione del profeta Grillo?
Beppe ha la capacità di catalizzare ed esprimere il senso comune dei moltissimi cittadini che si sentono esclusi dalla possibilità di decidere sul proprio destino. Si è conquistato questo riconoscimento diffuso quando ha avuto il coraggio di dire pubblicamente verità taciute dai poteri ufficiali sugli inganni finanziari a danno dei piccoli azionisti. Nessuno aveva osato tanto. Tutti, dopo, hanno dovuto ammettere che aveva ragione.
Ci racconta un aneddoto che l’ha colpita in questi primi giorni da politico vero?
La processione dei molti che tributavano omaggi, saluti, pacche sulle spalle a Ciarrapico. Del resto è un rappresentante significativo dei settanta tra condannati, imputati, inquisiti e rinviati a giudizio approdati in Parlamento.
Da PanchoPardi.it (via PornoPolitica).
Insomma, “Piazza del Dissenso” mi sembra un’ottima iniziativa.
Vi lascio al seguente video del leader di IdV, Antonio Di Pietro:
IdV: unica opposizione (da Piero Ricca )
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