Denunciare il conflitto di interessi di Berlusconi che paralizza l’Italia da un punto di vista squisitamente liberale

Immaginate un paese dove un solo uomo unisce
il potere politico del Presidente Bush,
l’influenza sui media di Rupert Mardoch,
e la ricchezza e l’ambizione di Ross Perot e Steve Forbes.
Quel paese e’ l’Italia
e quell’uomo e’ il Primo Ministro Silvio Berlusconi.

Le parole riportate sopra sono l’apertura di un documentario realizzato e trasmesso qualche anno fa dalla Wnet Thirteen New York, la maggiore emittente della tv pubblica statuninenze Pbs. Chiaramente, essendo il nostro un paese “semi-libero”, tale documentario e’ stato censurato in Italia. Solo gli internauti (e tra loro quelli non troppo impegnati a cercare le foto delle donnine nude) sono riusciti a vederlo. Le TV italiane l’hanno censurato come hanno preferito censurare tanti altri documentari scomodi sull’uomo in questione. Colui che accumula nelle proprie mani tre dei quattro poteri : il potere esecutivo, legislativo e l’informazione. Parliamo dello stesso uomo che ora si sta preoccupando di ammanettare e imbavagliare l’ultimo potere: quello giudiziario.

Gli italiani non devono sapere.

Meglio mostrare loro una bella partita di pallone, che si azzuffino su questioni lontane dal potere. Che non gli salti in mente di porsi domande scomode. Di voler sapere troppo su chi li comanda. Meglio farli lavorare, sudare e correre come topi alla ricerca degli status symbol della societa’ del benessere, meglio anestetizzarli con i messaggi sessuali, che vanno bombardati da ogni trasmissione, film, show, o messaggio pubblicitario. Anche la pubblicita’ del formaggino deve mostrare una donna in atteggiamento erotico. Anche la pubblicita’ dell’ultimo cellulare deve lanciare lo stesso messaggio di sempre: « Scopare! ». E per scopare devi comprare. E per comprare devi lavorare. E non preoccuparti troppo del potere, tanto, si sa’, sono tutti uguali, quelli ci comandano…


Guardatevi, se non l’avete ancora fatto, questo documentario:

Dal documentario emerge, tra l’altro, che l’Italia scarseggia in liberta d’informazione, e percio’ in democrazia, per colpa (principalemente) di un solo uomo, che ha forgiato (o sfigurato) un Paese a sua immagine e somiglianza.

Si parla anche del concetto di « creare un pubblico ». E’ quello che fece Berlusconi negli anni ’80. Creo’ un pubblico, creo’ una cultura, e poi nel ’94 ci si butto’ dentro, risultandone chiaramente vincitore. Ha creato i suoi telespettatori-elettori. Continua oggi a mangiarne i frutti, lasciando ai suoi mille piccoli vassalli (dai giornalisti prezzolati alle vallette, dai suoi avvocati-parlamentari ai suoi giocatori di calcio-eroi) il compito di riempire di sogni e menzogne i loro cervelli.


Di classifiche sulla liberta’ di informazione o sulla democrazia ce ne possono essere molte e chiaramente non sono il Vangelo. (La scienza politica non e’ accurata come la scienza naturale, ahinoi).Una classifica sulla liberta’ di stampa estremamente attendibile e’ quella dell’americana Freedom House,
un istituto di ricerca, finanziato prevalentemente con fondi governativi, che ha come obiettivo la promozione della democrazia liberale nel mondo.

Il rapporto sulla liberta’ di stampa pubblicato da questo istituto nel 2006 piazza l’Italia verso l’80esimo posto (per la classifica completa aprite questo link :
http://www.freedomhouse.org/uploads/Chart89File147.pdf ), prima di noi vengono circa la meta’ degli stati al mondo, tra i quali, oltre a tutti i paesi occidentali e pienamente democratici, Palau, Isole Marshall, St. Vincent (non e’ un casino’), Barbados, Jamaica, St. Lucia (isoletta caraibica), Micronesia, Belize, St. Kitts, Grenada, Suriname, Mali, Vanatu (arcipelago a nord-est dell’Australia), Mauritius, Trinidad & Tobago (che sicuramente ricorderete per la presenza nel Mondiale di calcio del 2006), Tavalu (non so dove sia), Guyana, Figi, Ghana, Kiribati, Papua Nuova Guinea, Samoa, Benin, Namibia, Nauru (la piu’ piccola isola-nazione del mondo) e Isole Salomone.

Immediatamente prima di noi Mongolia, Bulgaria, Bolivia, Tonga e Capo Verde.

Peggio di noi, oltre a tutti i paesi dittatoriali, tra i paesi dell’UE solo la Romania, tra quelli geograficamente in Europa, praticamente solo la Serbia, la Macedonia, la Bosnia, la Turchia, la Russia e la Bielorussia.

Il miglior paese al mondo e’ la Finlandia. Il peggiore la Corea del Nord.

L’Italie e’ definito un paese « semi-libero ». Ironico eufemismo per dire non libero (a mio avviso un uomo semi-libero non e’ libero).

C’e’ poi un altro indice da prendere in considerazione : l ’ Indice di Democraticita’. Questo indice e’ stato prodotto da The Economist, uno dei piu’ autorevoli giornali al mondo, se non il piu’ autorevole.

The Economist e’ un settimanale basato a Londra che tratta di attualità, politica, economica e finanza, rivolgendosi soprattutto ad un pubblico di lettori d’elite, influenti uomini d’affari e politici (non lo troverete sul tavolino del bar sotto casa, probabilmente).

The Economist e’ fu fondato nel 1843 allo scopo di sostenere la causa del liberismo e da allora e’ rimasto sempre schierato su posizioni liberiste in economia e classicamente liberali in genere.

The Economist è apertamente a favore di una linea politica conservatrice in materia fiscale, dunque si può considerare un tipo di stampa opinionista che sostiene un determinato schieramento politico.

Nell’Indice di Democraticita’ del 2007 (fonte) elaborato dai centinaia di esperti di The Economist, i paesi sono divisi in democrazie funzionanti, democrazie imperfette, regimi ibridi e regimi autoritari.

In questo indice la Svezia risulta il paese piu’ democratico del mondo, seguito da altri 6 paesi scandinavi o dell’Europa settentrionale, dall’Australia (8′) e dal Canada (9′). Dal 10mo al 20esimo posto tutti paesi europei piu’ Nuova Zelanda (11esima) e Stati Uniti (17esimi, dopo la Spagna). Per farla breve, per trovare la nostra Italia bisogna scendere al 35esimo posto, dopo l’Estonia e immediatamente prima dell’India e del Botswana. L’Italia e’ considerata una democrazia imperfetta, alla pari di paesi come Capo Verde, la Mongolia, la Namibia, Lesotho, le Filippine e Timor-Est. Dovremmo vergognarci. Dovrebbe essere questo “IL Problema”.

Per la cronaca, la Corea del Nord e’ ultima, 167esima.

Vorrei ricordare a chi si trovasse a leggere queste righe, che qui’ non si sta parlando di destra o sinistra, ma di liberta’, informazione e democrazia.

In ogni paese occidentale questi valori sono difesi a spada tratta dai socialisti cosi come dai conservatori. Purtroppo in Italia non e’ cosi’. E’ una delle tante anomalie italiane. Un paese non solo senza dei veri partiti di destra e di sinistra di stampo europeo, ma evidentemente senza nemmeno un partito o dei politici con una base ideologica vagamente liberale. Ci ritroviamo una destra mera accozzaglia di post-fascisti, leghisti e gente al soldo del cittadino Berlusconi, e una sinistra che pur avendo governato per almeno sette anni negli ultimi 14 non ha mai ritenuto opportuno intervenire minimamente per risolvere il problema dell’informazione italiana. La situazione e’ sempre la stessa, unicamente illiberale per un paese occidentale : monopolio delle tv private nelle mani del cittadino-politico Berlusconi e televisione di stato non pubblica ma governativa (e « italianamente » clienterale), che tra l’altro si appiattisce sui contenuti della sua concorrente privata, rinunciando di fatto al ruolo di televisione pubblica.

Dunque, se il problema principale e’ causato dal conflitto di interessi del cittadino Berlusconi, e’ vero anche che il male e’ stato spesso sottovalutato da tutte le parti politiche, vuoi per interesse (chi con Berlusconi era alleato, e percio’ traeva beneficio dall’avere la forza di fuoco delle televisioni del Biscione dalla loro parte), vuoi per accordi sottobanco (mi riferisco all’ « ammissione di Violante » in Parlamento, quando disse che Berlusconi sapeva che il governo di centro-sinistra 1996-2001 non avrebbe toccato i suoi interessi) o altro.

Dire che gli elettori lo hanno eletto, Berlusconi, sapendo tutto cio’, per cui non dovremmo perdere tempo su questa questione, e’ sbagliato. Nessuno mette in dubbio la vittoria elettorale di Berlusconi, ma non per questo l’Italia e’ una bella democrazia e si sono risolti i problemi sopracitati. Anzi, come dice il piu’ stimato politologo italiano, Giovanni Sartori, nel documentario americano : il monopolio berlusconiano dell’Informazione “distrugge la democrazia nella sostanza“.

E’ triste vedere che tanta gente – non solo i giornalisti prezzolati e gli uomini che Berlusconi ha cooptato in Parlamento, facendone quasi un suo prolungamento – che si dice democratica e/o liberale non capisca la questione.

L’anomalia del berlusconismo e’ ulteriormente confermata da praticamente tutti gli osservatori esteri (non assolutamente solo di sinistra ! ma di destra, di centro, moderati, liberali, liberisti e via dicendo), che giudicano il berlusconismo un’anomalia, pericolosa e non democratica. The Guardian ha scritto che nell’Italia del “giullare” Berlusconi, che ha vinto le elezioni sulla scia di un’ondata di panico pompata dai media su una presunta impennata dei tassi di criminalitá“, “la piú grande felicitá di un particolare individuo sembra essere modellare la morale e la legislazione – sovvertendo la democrazia“.

Inoltre, in un post precedente (Come giudicare l’operato di Berlusconi?) riportavo gli articoli di Le Soir, International Herald Tribune, The Tepegraph, Der Tagesspiegel e The Economist (tutti giornali non di sinistra, semmai la cosa conti). In quegli articoli si leggevano giudizi del genere:

- Berlusconi si è già mosso per punire i pubblici ministeri che parlano con la stampa e per fermare l’uso generalizzato delle intercettazioni telefoniche per far sì che i casi giudiziari non siano più divulgati sui media.
- Berlusconi aspira all’immunità.
- Per poter sottrarsi ad una possibile condanna per corruzione Silvio Berlusconi, capo di governo Italiano, mette mano, ancora una volta, al processo legislativo del suo paese.
- La legge imbavagliera’ anche i magistrati e la stampa, minacciando l’arresto per magistrati […] e giornalisti […]
- sembrerebbe essere una cortina fumogena per il reale approccio del Governo al crimine: duro per alcuni crimini, leggero su altri. Dietro alla cortina fumogena, Berlusconi sta raccogliendo i frutti del suo governo, ancora una volta.

E pensare che la nostra italietta una legge contro il conflitto di interessi, in realta’, ce l’aveva anche !


La legge n.361 del 1957 all’articolo 10 afferma:

Non sono eleggibili [...] coloro che [...] risultino vincolati con lo Stato [...]per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica.

E’ una norma chiara, giusta, nata in tempi non sospetti, quando Berlusconi era ancora un giovane cantante di canzoncine francesi e napoletane sulle navi da crociera.

Il problema e’ che a giudicare sulla regolarita’ degli eletti e’ il Parlamento stesso, con la Giunta delle Elezioni, che e’ composta in modo proporzionale ai gruppi parlamentarti. Percio’ nel 1994 una Giunta a maggioranza pro-Berlusconi giudico’ regolare l’elezione di Berlusconi, fornendo un’interpretazione formalistica della legge del ’57, stabilendo che solo il titolare giuridico delle concessioni, il presidente di Fininvest-Mediaset Confalonieri, non puo’ essere eletto, mentre niente ha da temere il cittadino Berlusconi, che e’ il proprietario di fatto. Ironico ma vero, Confalonieri ineleggibile e Berlusconi elegibilissimo come fosse un nullatenente.

Per risolvere tale interpretazione, che chiaramente va contro la ratio del legislatore del 1957, basterebbe approvare in Parlamento una leggina che ristabilisca l’interpretazione autentica della legge originaria.

Una legge del genere, tra l’altro, una decina d’anni fa fu depositata alla Camera addirittura dalla Lega Nord-Indipendenza della Padania (ci fu un breve periodo in cui il morbo dell’anti-berlusconismo contagio’ persino l’altrimenti sana e biondissima razza padana), ma come spesso accade per le norme che rischiano di danneggiare gli interessi di una persona milanese di nome Silvio, non se ne fece mai niente.

Detto questo, non fossilizziamo la discussione sul tema dell’eliggibilita’ o meno di Berlusconi, perche’ oramai, dopo 14 anni che siede in Parlamento, mi pare chiaro che tale norma non sara’ mai rispettata dai cari deputati che fanno parte della Giunta delle Elezioni, che evidentemente non sono li per rispondere alle leggi italiane ma per rispondere a qualcun altro.
Il punto di queste righe vuole essere la liberta’ di informazione in Italia, carente, e la democrazia italiana, che non puo’ fiorire se non sulla base di una vera liberta’ d’informazione. Non secondo me ma secondo i Padri del Liberalismo e dello Stato Liberale moderno, inglesi, francesi e americani.

Infatti, storicamente il liberalismo nasce come (cito wikipedia):

ideale che si affianca all’azione della borghesia nel momento in cui essa combatte contro le monarchie assolute e i privilegi dell’aristocrazia a partire dalla fine del XVIII secolo. L’esito di questo scontro tra le due classi porta alla costituzione dello Stato liberale.

Il liberalismo è probabilmente la dottrina che ha più influenzato la concezione moderna dello Stato e del suo rapporto con la società. Si può dire che abbia contribuito a definire quasi tutte le altre dottrine politiche: si parla infatti di “liberaldemocrazia” in modo generico per indicare una moderna democrazia che non sia basata esclusivamente sulla volontà della maggioranza ma – anche e soprattutto – sul rispetto delle minoranze.

Illuminante. Combattere i privilegi e rispettare le minoranze. Questa dovrebbe essere la filosofia della liberta’, il liberalismo.

Sembra che oggi in Italia si stia andando in direzione opposta, sempre piu’ privilegi ai potenti e rozzi attacchi alle minoranze piu’ deboli, capri espiatori magari da gettare in pasto dei penultimi sul gradino sociale.

E non si risponda che « il cittadino Berlusconi ha vinto le elezioni e percio’ ha ragione ». Chi vince le elzioni vince il diritto di governare (per qualche anno), non vince la ragione. E il fatto che un cittadino vinca le elezioni, come Berlusconi ad aprile o Hilter nel 1933, non significa che un paese goda di una democrazia vitale e che tale democrazia non possa essere alterata e/o attaccata.

Il concetto mi sembra chiaro.
A me, o ai giornalisti di The Economist, Pascal Couchepin (un liberal-conservatore), presidente della Confederazione Svizzera, puo’ non risultare simpatico. Ma nessuno si azzarderebbe mai di dire che Couchepin non e’ un politico liberale, o democratico, o che e’ un pericolo per la democrazia svizzera.
Berlusconi, purtroppo, e’ tutt’altra cosa, non solo secondo me, ma secondo il sopracitato Giovanni Sartori e secondo tutta una serie di osservatori internazionali, non di sinistra e non simpatizzanti dei bolscevichi e non faziosi.


Dobbiamo stare molto attenti, perche’ la democrazia non e’ una cosa che una volta « fatta » rimane li per sempre. La democrazia e’ un’invenzione umana, ottenuta tramite lotte dure e violente, ma che come tutte le cose umane e’ transitoria. Ieri non c’era, oggi c’e’ (?), domani potrebbe non esserci.

Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo indipendentemente dal fatto che esso attraversi le frontiere (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, ed essa non può essere limitata senza che vada perduta. (Thomas Jefferson)

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza. (Benjamin Franklin)

Goebbels was in favor of free speech for views he liked. So was Stalin. If you’re in favor of free speech, then you’re in favor of freedom of speech precisely for views you despise. Otherwise, you’re not in favor of free speech.” Noam Chomsky, Manufacturing Consent: Noam Chomsky and the Media (1992).

“La media degli Italiani è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco…
È a loro che devo parlare.”
(Berlusconi, Ansa, 24 maggio 2003)

Fassino, Violante e gli accordi sottobanco con Berlusconi e Letta

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Leggete anche La realta’di Berlusconi, su Termometro Politico, dal quale ho preso l’idea di segnalarvi il documentario americano su Berlusconi, dalla quale e’ nato questo post.

L’immagine sulla liberta’ di non sapere viene da Mente Critica.

Collegati a questo post sono, tra gli altri, i seguenti post del blog di Pero Ricca :

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19 Risposte

  1. Alessio. Complimenti per l’articolo. Davvero impressionante per la completezza e la scorrevolezza.
    Sorvolo sui contenuti per l’ovvietà del mio parere.
    Berlusconi = Mafioso!!!!

  2. Grazie Biagio.

  3. Come al solito ho inserito il post su Ok Notizie. Vi prego di votarlo se vi e’ piaciuto o affossarlo se non vi e’ piaciuto. Questo e’ il link: http://oknotizie.alice.it/go.php?us=9701270aac26da6

  4. scusa Alessio, se non ho capito male il concetto è: Berlusconi vince le elezioni perchè ha in mano l’informazione del Paese e manipola le coscienze attraverso le sue tv e i suoi peones.

    ora, non ti sembra un po’ semplicistico questo modo di ricostruire le fortune politiche di un personaggio come Berlusconi?
    sembra una giustificazione alle sconfitte elettorali di chi gli si oppone, che però non tiene conto del fatto che tra una vittoria e l’altra del Cavaliere ci sono state delle sconfitte precedute da anni di “guerra civile strisciante”. E certo la mobilitazione popolare non si fa solo col porta a porta, ma anche e soprattutto col rintocco di campane mediatiche di rilevanza assoluta: dalle tv nazionali (ma anche quelle locali) ai quotidiani di maggiore spicco come il Corriere, la Repubblica, la Stampa.

    insomma: se con la tua tesi si spiegano le vittorie, certamente non si spiegano le sconfitte. E non è poco per una ipotesi che si vuol credere inconfutabile. Altrimenti che regime è?

    ah, già…quando si fanno notare certe incongruenze si finisce sempre per dire che: “non è regime, ma è sicuramente una dittatura dolce”. E che vuol dire? Quali sono i tratti di una dittatura dolce?

    Di Berlusconi nessuno tiene conto che è stato l’erede della DC spazzata via da Mani Pulite, il nuovo baluardo contro il PCI (rinverdito) di Occhetto.
    Nessuno vuol convincersi che in Italia ci sono ancora tantissimi anti-comunisti, più o meno dichiarati, più o meno infervorati.

    Le vittorie elettorali del Cavaliere non hanno tutto questo retroscena sociologico.
    che poi è anche triste, perchè fa apparire una società italiana completamente rimbecillita.
    e sai, se a dirlo sono gli americani allora…da che pulpito…ma guardo e passo; se a dirlo sono invece gli italiani allora mi spiace perchè usano argomentazioni offensive per spiegare in altra maniera ciò che non vogliono ammettere: Berlusconi non vince per le televisioni o per il milan, ma vince perchè trasmette qualcosa in più e di diverso rispetto agli altri.

    facciamo un passo indietro: prima di Berlusconi l’informazione era monopolizzata dalla rai, quindi dai partiti politici. Non c’era ricambio democratico, non c’era alternanza.
    Arriva Berlusconi e dopo 50 anni di DC, in 14 anni abbiamo avuto 8 anni di centrosinistra e 6 anni di centrodestra.

    il problema dell’informazione è un altro, arriva dal passato, appunto: i giornalisti di oggi si sono formati negli anni di maggiore asservimento al potere politico.

    oggi non fanno molto di più: seguono il vincitore.

    non è perchè guardano lucignolo che i ragazzi votano a destra o perchè guardano le iene che votano a sinistra…

    l’informazione in Italia è in difficoltà non per colpa di Berlusconi, ma per colpe proprie: è autolesionista.
    sostanzialmente…i giornalisti italiani NON sanno fare il loro mestiere…

    poi, la realtà mi pare parli chiaro: i silenzi non ci sono solo su Berlusconi ma anche su tutti gli altri, su chiunque arrivi al potere…in questo senso è abbastanza politically correct.

    sarò anche superficiale, ma resto convinto che in Italia ci sia un problema dell’informazione del tutto autonomo rispetto all’anomalia (che pure esiste) del Cavaliere.

  5. Alessio, hai fatto un bellissimo lavoro.

    Credo che un post come questo dovrebbe essere diffuso e ripostato ovunque, magari traducendolo nelle maggiori lingue europee (almeno).

    Tornero’ piu’ tardi a commentare, ciao!

    Marco

  6. Questo è uno dei più belli e completi post di WordPress.
    Ti faccio i miei più sinceri complimenti. Io dopo 1/10 della lunghezza aveva già impulsi livorosi nei confronti del mio schermo. Ma ho deciso di concedere al mio schermo una seconda chance.

    Già che ci sono, vorrei commentare le parole de “il pensatore”: i tuoi dubbi sono in parte giustificati e giustificabili, e te lo dice un comunista, quindi il primo a sentirsi coplito da quanto tu sostieni.
    Un passaggio mi tocca molto più degli altri, perchè mi punzecchia al cuore: l’anticomunismo dilagante in Italia.

    1) in Italia, negli ultimi 3 lustri siamo stati indottrinati dalla teoria secondo cui l’anti-berlusconismo è fallace, porta a quasi certa sconfitta, e quand’anche ti portasse a vittoria, essa sarebbe talmente flebile che verrebbe spazzata via al primo sorgere del sole dopo l’avvento di Venere. Epperchè (da leggersi come congiunzione unica) se l’anti-berlusconismo non va bene, l’anti-comunismo dovrebbe esserlo? Si potrebbe ribattere a questo sostenendo che l’anti-berlusconismo ha una raison d’etre. Ecchè (anche questa congiunzione tutta di un fiato) l’anti-berlusconismo no? Io non baso le mie critiche a quello-lì solo su come porti il doppiopetto.

    2) tu sostieni che in Italia vi sia un anti-comunismo dilagante (ho utilizzato l’articolo indeterminativo, perchè di comunismi ce ne sono molti, e non tutti simili. Ragion per cui non si può essere anti-comunisti tout court, senza specificare verso quale). Io invece sostengo, reggetevi forte sulle vostre poltrone, che in Italia non ci sia mai stata nessun anti o pro qualcosa di genuino. Perchè sostengo questo? Perchè nell’arco di qualche anno siamo passati da
    pro monarchia-pro fascismo-pro atlantismo-pro popolarismo-pro comunismo togliattiano-pro brigate rosse-pro neofascismo-pro giustizialimo-pro berlusconismo.
    Parallelamente, tutti gli anti che ne conseguono.

    Ecchecazzo (vedi sopra) dico io, ma come è possibile che si è sempre o anti o pro qualcosa in questo paese, le cui motivazioni possono essere ribaltate, tra le stesse persone, nel corso di qualche mesetto o anno? C’è qualcosa che non torna, e non torna perchè si associa al popolo italiano, che storicamente è sempre stato una puttana o meretrice del potente di turno, dai tempi dei comuni rinascimentali, la capacità di discernere consapevolmente tra bianco e nero, su e giù, eterosessuale ed omosessuale.

    Non abbiamo mai avuto questa capacità, e Mussolini stesso lo disse, dal basso della sua saggezza: “governare gli italiani non è difficile, è inutile”. Qual’è il senso profondo di questa affermazione, che da buon comunista appoggio totalmente? Che governare gli italiani risulta tempo sprecato, perchè a seconda di come gira il vento Mussolini viene osannato oppure preso a calci sulle gengive, appeso a testa in giù come l’impiccato massone e sputacchiato a guisa di una cacca di cane.

    Ergo, chi ora si professa anti-comunista domani sarà un sostenitore della Cina liberal-comunista. Io da tutto questo anti-ismo mi posso tirar fuori? No, perchè anche io sono mio malgrado di sangue italiano, e da qualche parte entro il mio cervellino bacato ci sarà un germe che si comporta come un interruttore per lampadine. E viene azionato random.

  7. Se non ti dispiace sto sponsorizzando questo tuo post sul nostro forum e blog.
    Se ti salgono le visite al blog, puoi inviare l’assegno in bianco all’indirizzo che poi ti segnalerò.

    :-D

  8. Ciao Alessio,
    post davvero impressionante dal punto di vista della qualità e completezza. Questo blog sta diventando sempre di più un punto di riferimento. Sono contento di averti conosciuto sul Blog venduto da quattro soldi de “Il Pensatore” :P la cosa è così paradossalmente comica che quasi ci godo :)
    Di nuovo grazie per l’articolo. Buona giornata ;)

  9. Pensatore:”scusa Alessio, se non ho capito male il concetto è: Berlusconi vince le elezioni perchè ha in mano l’informazione del Paese e manipola le coscienze attraverso le sue tv e i suoi peones.

    ora, non ti sembra un po’ semplicistico questo modo di ricostruire le fortune politiche di un personaggio come Berlusconi?”

    Piu’ o meno e’ cosi’. E’ chiaro che e’ solo una, anche se la maggiore, delle ragioni per spiegare il fenomeno del Berlusconismo. NON IO ma gli autorevoli studiosi, politologi e giornalisti citati sostengono questo.

    Dimentichi poi la “creazione di un pubblico/elettorato” iniziata piu di 10 anni priima della sua discesa in campo.

    Pensatore: “se con la tua tesi si spiegano le vittorie, certamente non si spiegano le sconfitte. E non è poco per una ipotesi che si vuol credere inconfutabile. Altrimenti che regime è?”

    Sbagliato. Anche i regimi che controllano l’informazione possono subire sconfitte. Si pensi solo all’esempio di Pinochet.

    Pensatore: “ah, già…quando si fanno notare certe incongruenze si finisce sempre per dire che: “non è regime, ma è sicuramente una dittatura dolce”. E che vuol dire? Quali sono i tratti di una dittatura dolce?”

    Io mi atterrei alla definizione di Freedom House e The Economist (senza citare la ‘ggente): Paese Semi-Libero e Democrazia Imperfetta.

    @Pensatore:”Di Berlusconi nessuno tiene conto che è stato l’erede della DC spazzata via da Mani Pulite, il nuovo baluardo contro il PCI (rinverdito) di Occhetto.
    Nessuno vuol convincersi che in Italia ci sono ancora tantissimi anti-comunisti, più o meno dichiarati, più o meno infervorati.”

    Nessuno ne tiene conto? Assolutamente no! Chi scive l’ha sempre fatto, e lo stesso mi risulta hanno fatto tutti i giornalisti. E’ chiaro che ha coperto il vuoto politico lasciato da parte della DC e parte del PSI, e ha ereditato il loro anti-comunismo. Ma non ci vedo il collegamento col discorso che stiamo facendo. Anti-comunismo non e’ sinomino di filosofia liberale o democratica. Basta (ri)prendere come esempio gli anticomunisti Hitler o Pinochet.

    @Pensatore:”Le vittorie elettorali del Cavaliere non hanno tutto questo retroscena sociologico.”

    Questo e’ un tuo punto di vista. La Sociologia è lo studio della vita sociale di uomini, gruppi e società. Per cui non mi sembra assolutamente fuoriluogo applicarla agli italiani e alla societa’ e cultura italiana.

    @pensatore: “il problema dell’informazione è un altro, arriva dal passato, appunto: i giornalisti di oggi si sono formati negli anni di maggiore asservimento al potere politico.oggi non fanno molto di più: seguono il vincitore.”

    Il problema dell’informazione e’ che la i giornalisti televisivi, che sono quelli che arrivano al cervello della maggioranza degli italiani, o lavorano al soldo di Berlusconi (mediaset) o lavorano al soldo del Governo (Rai), che oltretutto e’ in parte controllata dallo stesso Berlusconi (sono di attualita le telefonate intercettate tra Berlusconi e Sacca’). Capisci bene che lo spazio per la liberta’ dell’informazione, tra i 3 canali berlusconiani e i 3 canali governativi, e’ stritolato.

  10. @Pensatore:”l’informazione in Italia è in difficoltà non per colpa di Berlusconi, ma per colpe proprie: è autolesionista. sostanzialmente…i giornalisti italiani NON sanno fare il loro mestiere…”

    Ah Berlusconi non c’entra proprio nulla allora! Guardati questo video sulla liberalita’ dell’editore Berlusconi: http://youtube.com/watch?v=g0yMHAB6N-0

    @Pensatore:”resto convinto che in Italia ci sia un problema dell’informazione del tutto autonomo rispetto all’anomalia (che pure esiste) del Cavaliere.”

    Il problema dell’informazione in Italia non e’ assolutamente collegato al fatto evidenziato dal documentario americano e denunciato un po da tutte le parti (”un paese dove un solo uomo unisce
    il potere politico del Presidente Bush,
    l’influenza sui media di Rupert Mardoch,
    e la ricchezza e l’ambizione di Ross Perot e Steve Forbes”)? Questa posizione non era sostenuta nemmeno dal Berlusconi nel 1994, quando promise di “vendere la Fininvest” e/o do “risolvere il problema del conflitto di interessi entro i primi 100 giorni di Governo”). Pensa un po’…

  11. Grazie Marco. Diffondere? Io ho una fiducia (forse ingenua…) nell’Informazione e nell’Educazione, per cui si, diffondiamo tutte le informazioni.

    Grazie Areazione, e complimenti per l’intervento. A riguardo penso che il pensiero di Gaber sia insuperabile: “purtroppo, o per fortuna, sono italiano”. E il DNA e’ una delle poche cose che ancora non si puo’ cambiare.
    E grazie della citazione. Per le visite, mah, da qualche giorno sempre piu’ basse. Penso sia per via dell’estate. D’altronde Berlusconi non a caso ha scelto questo periodo per alcuni accelerate sulle leggine che piu’ gli interessano… tra Europei di pallone e caldo afoso…

    Luigi,
    grazie. Si anch’io sono arrivato al tuo blog tramite quello del pensatore. Sei linkato e passo spesso a leggerti.

  12. Pezzo come al solito tanto lungo quanto completo, si potrebbe riassumere così: SIAMO NELLA MERDA, MA NON FINO AL COLLO, MAGARI FOSSE ARRIVATA SOLO LI’…..

  13. davvero complimenti… un intervento bellissimo.
    non so da dove iniziare, quindi riassumo con un pensiero di Johann Wolfgang von Goethe: “Niente è più terribile dell’ignoranza attiva”. Perchè è grazie ad essa che Berlusconi prende i voti per governare…

  14. [...] che nemmeno Bossi, Fini e Berlusconi si sono laureati a Oxford, e che la Giustizia, la Democrazia, la Liberta’ sono concetti di un’importanza e un’attualita’ decisamente superiore delle elucubrazioni [...]

  15. grazie per il link che mi ha permesso di leggerti, il mio modo di trattare l’argomento è stato invece per dissonanza, spesso non dire vuol dire sputare in faccia tante verità.
    grazie e saluti, emma

  16. [...] Denunciare il conflitto di interessi di Berlusconi che paralizza l’italia da un punto di vista… [...]

  17. ottimo articolo, semplice e esaustivo…
    Continua cosi!!

  18. Grazie.
    Se si riuscissero a spiegare queste semplicissime cose a qualche milione di italiani probabilmente oggi potremmo parlare di Politica, invece che di Berlusconi.

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