
DI MARK WEBER
IHR
Il 6 Agosto del 1945 il mondo entrò drammaticamente nell’era atomica: senza [alcun] avvertimento né precedenti, un aereo americano lanciò una bomba nucleare sulla città giapponese di Hiroshima. L’esplosione distrusse completamente più di sei chilometri quadrati del centro cittadino. Circa 90.000 persone vennero uccise immediatamente; altre 40.000 rimasero ferite, molte delle quali morirono in una prolungata agonia a causa delle radiazioni. Tre giorni più tardi, una seconda esplosione atomica sulla città di Nagasaki uccise circa 37.000 persone e ne ferì altre 43.000. Complessivamente le due bombe uccisero circa 200.000 civili giapponesi.
Tra i due bombardamenti, la Russia Sovietica si unì agli Stati Uniti in guerra contro il Giappone. Sotto le forti pressioni americane, Stalin ruppe il suo trattato del 1941 di non aggressione con Tokyo. Lo stesso giorno che Nagasaki veniva distrutta, le truppe sovietiche iniziarono a riversarsi in Manciuria, travolgendo le forze giapponesi ivi dislocate. Sebbene la partecipazione sovietica influì poco o nulla sull’esito finale della guerra [contro il Giappone], Mosca beneficiò enormemente dall’essersi unita alle ostilità.
In una trasmissione diramata da Tokyo il giorno successivo, il 10 Agosto, il governo giapponese annunciò la propria disponibilità ad accettare la dichiarazione congiunta anglo-americana di Potsdam sulla “resa incondizionata” [dei nemici degli Alleati], “con l’intesa che la detta dichiarazione non comprometta le prerogative sovrane di Sua Maestà [l’Imperatore]”. Il giorno dopo venne la replica americana, che includeva le parole seguenti: “Dal momento della resa l’autorità dell’Imperatore e del governo giapponese a guidare lo Stato sarà soggetta al Comando Supremo dei Poteri Alleati”. Infine, il 14 Agosto, i giapponesi accettarono formalmente le disposizioni della dichiarazione di Potsdam, e venne annunciato un “cessate il fuoco”. Il 2 Settembre, i rappresentanti giapponesi firmarono la resa a bordo della corazzata statunitense Missouri nella baia di Tokyo (…)
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Vergognoso. Indipendentemente da quelli che sono i fatti storici, che comunque evidenziano che un attacco al Giappone poteva essere evitato, è vergognoso siano stati attaccati dei Civili.
Ancora adesso Hiroshima viene spesso paragonata a Pear Harbor: assurdo. Per quanto ogni morte sia dolorosa non si puo’ paragonare un attacco ad una base militare con quello ad una città. Chi era a Pear Harbor ha scelto quella vita, ha scelto di correre dei rischi consapevole di poter essere oggetto di attacchi, è pagato per questo.
Chi era ad Hiroshima no. Ha fatto un altra scelta.
E’ stato un attacco da bastardi e gli artefici non hanno mai pagato. E la cosa più triste è che la cosa si ripete. Adesso in medio oriente, domani chi lo sa?
Una volta ritenevo Hiroshima un gesto disperato che ha fatto vincere la guerra ai “buoni”. Poi mi sono detto che avrebbero potuto bombardare un mare davanti al Giappone per mostrare la potenza militare senza uccidere mezzo civile. In ogni caso le faccende di guerra mi anno orrore, e le armi contro le persone non le posso comprendere.