Il percorso della fiaccola olimpica, simbolo delle Olimpiadi della vergogna, e’ stato una vera via crucis per il governo cinese che ha dovuto subire lo smacco di una torcia continuamente assediata da persone che ritenevano un vulnus per la loro coscienza che quell segno di concordia, di fratellanza e di pace camminasse alla volta di Pechino dove questi valori di certo non abitano.
E’ per questo che un numero incredibile di persone sta gridando forte che la liberta’, l’eredita’, la sopravvivenza del Tibet non riguardano solo le donne e gli uomini del Tetto del mondo ma tutti noi.
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Senza Olimpiadi non saremmo qui a parlarne. Questa è la prima volta che la Cina si trova sotto i riflettori, è una grande occasione per gli attivisti cinesi di manifestare e di far sapere le loro condizioni che, anche se a fatica, stanno trapelando. Parliamoci chiaro, chi prima delle Olimpiadi aveva mai parlato degli investimenti della Cina in Sudan? Inoltre non si puo’ chiedere allo sport di fare cio che la l’Industria non fa.
Ambra, certo la questione e; complessa. Ma The Economist dell’ultima settimana e’ di parere differente, sostiene che chi sosteneva che le Olimpiadi di Pechino potessero essere utili politicamente parlando a qualcosa (liberta’,diritti,apertura in qualche modo del regime dittatoriale della RPC) si e’ sbagliato. Anzi, i Giochi hanno provocato uno sviluppo contrario, limitando o restringendo alcuni spazi che si erano aperti, e fomentando un ancora piu’ cieco nazionalismo/razzismo Han di massa.
Sport.
Ad ogni modo, ne il Dalai Lama, ne nessuna ONG ne nessun contestatore se la sta prendendo con lo “sport” dimenticando l’industria. Al contrario, un problema e’ proprio che lo sport non e’ piu’ sport, ma industria, business. (Siamo ben lontani dai tempi di Olimpia.) E il business generalmente cerca profitto, non democrazia o diritti umani.
Condivido totalmente quanto espresso da Alessio. Lo sport esce mutilato da queste olimpiadi, usato come merce di scambio per far soldi ignorando i crimini del regime.