Ma cos’e’, in pratica, una DITTATURA? Ovvero, cosa succede in CINA mentre il mondo guarda la televisione?

Definizione di dittatura da Wikipedia

La dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo stato.

In senso lato, dittatura ha quindi il significato di predominio assoluto, autoritarismo.

 

 

Insomma, una dittatura e’ un po’ l’opposto di una democrazia.

Bene, secondo il Democracy Index (Indice di Democrazia), elaborato dall’autorevolissimo giornale britannico The Economist, la Cina e’ al 138esimo posto su 167 paesi studiati. Ha un indice di 2,97 contro il 9,88 della Svezia, l’8,15 del Giappone, il 7,92 di Taiwan (di fatto indipendente ma per Pechino e’ ancora territorio nazionale cinese), il 7,73 dell’Italia e il 7,68 dell’India.

Cosa significa questo in pratica? Come si traducono questi numeri astratti nella vita di tutti i giorni di un cinese?

Facciamo un esempio.

Le persone singole o i gruppi che lo desiderano potranno esprimere le loro opinioni, secondo la consuetudine invalsa in tutti i paesi che hanno organizzato le Olimpiadi.

(Dichiarazione del capo della polizia di Pechino in seguito all’emanazione di una normativa che dava istruzioni su come e dove poter manifestare durante la durata dei Giochi)

 

Ecco cosa diceva il 23 luglio il capo della polizia di Pechino Liu Shaowu, rispondendo alle domande della stampa straniera su censura e liberta’ di espressione.

Liu Shaowu indicò gli unici luoghi in cui si sarebbero potute “esprimere opinioni”, cioe’ tre parchi dove sarebbero stati autorizzati cortei, comizi, assemblee e via dicendo.

Unica condizione: gli organizzatori avrebbero dovuto comunicare le loro intenzioni alla polizia con 5 giorni di anticipo…

Insomma, ha commenato ironicamente qualche straniero, esprimere le proprie opinioni si, ma che siano ben ponderate: 5 giorni!

Ma quello che ha detto questo Liu Shaowu e’ vero o falso? Quel’e’ stata la realta’? Chi voleva manifestare o “esprimere la propria opinione” ha potuto farlo o no?

 

Ce lo racconta l’orientalista e corrispondente de La Repubblica a Pechino Federico Rampini in Liberta’ di protestare ai Giochi: una trappola.

 

Ji Sizun, 58 anni, è stato visto l’ultima volta l’11 agosto al commissariato di polizia del quartiere Deshengmenwai. Era andato a chiedere il regolare permesso per usare uno dei tre parchi che le autorità hanno designato come “zone di libertà d’espressione” durante le Olimpiadi. Voleva organizzare una protesta contro la corruzione. Quel giorno alle ore 12.15 alcuni testimoni lo hanno visto caricare su un’auto nera da tre poliziotti in borghese. Poche ore dopo la sua famiglia ha ricevuto una breve telefonata in cui Ji spiegava di “avere dei problemi”. Da allora non si hanno più notizie di lui, al cellulare non risponde. Ji Sizun è uno dei pochi audaci che hanno voluto mettere alla prova la promessa fatta dal governo cinese alla vigilia dei Giochi.

 

Quindi: un uomo che voleva “eprimere la propria opinione”, seguendo alla parola le dichiarazioni del capo della polizia cinese… e’ scomparso nel nulla! Si esclude l’ipotesi del rapimento da parte di alieni. Piu’ probabile che sia vero quello che raccontano dei testimoni: portato via dalla polizia e messo in galera. (Almeno.)

 

Ci ha provato qualcun altro, a “eprimere la propria opinione”?

Anche Ge Yifei, una dottoressa di 48 anni, ci ha provato. E’ venuta apposta dalla città di Suzhou per organizzare una protesta durante i Giochi. Voleva denunciare l’esproprio illegale e l’espulsione forzata di alcuni abitanti dalle loro case. I poliziotti della sua città l’hanno seguita fino a Pechino. Non appena è andata a presentare la domanda per poter manifestare, gli agenti di Pechino l’hanno consegnata ai colleghi di Suzhou, che se la sono “riportata” a casa. Il pretesto: a posteriori si è scoperto che in base al regolamento di polizia della capitale, solo chi ha la residenza anagrafica a Pechino può far valere un diritto a usare quelle tre zone destinate alla “libertà di espressione”.

 

Ah OK… solo chi ha la residenza anagrafica a Pechino puo’ “esprimere la propria opinione”…. potevate dirlo prima !

Altre cavie umane?

Si:

 

I genitori del Sichuan, i cui figli sono stati uccisi dal terremoto del 12 maggio nel crollo degli edifici scolastici costruiti senza rispettare le norme antisismiche. Alcuni di quei genitori volevano approfittare delle Olimpiadi per sensibilizzare le autorità centrali alla loro tragedia, chiedere giustizia, implorare indagini serie sul crollo delle scuole. Dovevano venire a Pechino nella speranza che il governo ascoltasse le loro denunce. Non sono neanche riusciti a partire. La polizia li ha intercettati all’aeroporto di Chengdu, il capoluogo del Sichuan. Gli agenti hanno stracciato i loro biglietti aerei prima che tentassero di imbarcarsi.

 

…. qualcun altro?

 

La signora Zhang Wei aveva le carte in regola per ottenere il permesso. E’ residente a Pechino, nel quartiere storico di Qianmen. Proprio in vista dei Giochi l’area di Qianmen è stata restaurata per restituirle l’aspetto che aveva un secolo fa. E’ diventata un’attrazione turistica piena di ristoranti, negozi, cinema e teatri che riproducono un’architettura antica. Ma il progetto urbanistico ha avuto un costo sociale pesante. Sono state demolite molte casette popolari, gli abitanti hanno subìto espulsioni forzate. Pochi giorni prima dei Giochi a Qianmen ci fu una manifestazione di protesta popolare, repressa duramente dalla polizia. Zhang Wei voleva riprovarci. A Olimpiadi iniziate, il 12 agosto, la signora Zhang si è presentata al commissariato di quartiere a Qianmen. Portava una lettera firmata da altri venti vicini: la richiesta di usare uno dei parchi appositamente designati, per una protesta contro gli sfratti violenti. Quel 12 agosto è l’ultima volta che suo figlio Mi Yu l’ha vista. Zhang è stata arrestata e condannata. Sconterà un mese di carcere per “minacce all’ordine pubblico e alla stabilità sociale”.

1 mese di carcere per aver tentato di “esprimere la propria opinione”

Le organizzazioni straniere non hanno avuto più fortuna. Reporters Senza Frontiere voleva organizzare delle proteste durante i Giochi, ma i suoi membri non hanno ricevuto il visto per la Cina.

Ah questi non l’hanno fatti neanche entrare in Cina, per paura che poi avessero tentato di “eprimere la propria opinione”

Che i tre parchi dedicati alla libertà di manifestare fossero una messinscena, lo si era sospettato subito. La legge cinese infatti lascia alle autorità un arbitrio assoluto per decidere che i candidati manifestanti sono dei sovversivi, nemici della sicurezza e dell’unità nazionale. Quanto è accaduto dall’inizio dei Giochi supera ogni timore: la promessa delle zone libere si è rivelata addirittura una trappola, chi ci è cascato è andato a consegnarsi nelle mani della polizia.

 

Avrete ben capito che in una dittatura bella e buona come quella cinese potete scordarvi di esprimere la vostra opinione. L’unica liberta’ che avete e’ di esprimere l’opinione di chi comanda. Nelle dittature infatti esprimere le opinioni dei dittatori e’ consentito, e’ considerata azione patriottica. Magari se vorrete farlo vi accompagneranno anche in piazza con un comodo pulmino. 

Quella dei 3 parchi era dunque tutta una messinscena. L’ennesima. Anzi, peggio: una trappola…

Dunque, concluderei: una dittatura e’ generalmente un regime politico in cui chi detiene il potere non e’ limitato da leggi o costituzioni (se le leggi e la Costituzione contengono principi liberali essi non vengono rispettati ma aggirati in ogni modo). E’ anche un regime che opprime la liberta’ dell’individuo singolo e di gruppi sociali in molti modi. Ed e’, infine, un regime che ha bisogno di mentire.

Nel caso cinese, non solo di mentire ma di tendere vere e proprie trappole a quei poveri cittadini che fanno l’errore di credere alle parole o alle leggi del proprio Governo.

Insomma, questo sistema della dittatura non mi sembra una grande invenzione. Sono solidale con il popolo cinese.

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Per i piu’ giovani o per i meno informati, consiglio anche di dare uno sguardo indietro alla Storia. Ecco le Stime delle vittime della dittatura cinese dal 1949 ad oggi secondo gli storici piu’ autorevoli (fonte wikipedia):

· Daniel Southerland: 40-80 milioni

· Jung Chang e Jon Halliday: 70 milioni (3 per la riforma agraria, 38 per il Grande balzo in avanti, 27 per i laogai, 3 per la Rivoluzione Culturale)

· Libro nero del comunismo: 65 milioni

· Chen Yizi: 43-46 milioni per il Grande balzo in avanti

· Rummel: 35 milioni (di cui circa 7,5 per il Grande balzo in avanti e 7,7 per la Rivoluzione culturale) [7]

· Judith Banister: 30 milioni per il Grande balzo in avanti

· John King Fairbank: 20-30 milioni per il Grande balzo in avanti

· Marie-Claire Bergère: 13 milioni da fonti cinesi e 16-28 milioni da fonti occidentali (solo per il Grande balzo in Avanti)

· Daniel Chirot:: 830.000-3 milioni per riforme terriere; 20-40 milioni per il Grande balzo in avanti, 1-20 milioni per la Rivoluzione Culturale.

· Wang Weizhi: 19,5 milioni per il Grande balzo in avanti

È meglio la peggiore delle democrazie che la migliore di tutte le dittature

(Sandro Pertini)

 

 

10 Risposte

  1. Bella citazione di Nonno Pertini, che fa da complemento a

    “Se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, privandomi della libertà io la rifiuterei”

    Tuttavia Platone, Aristotele, Moro, La Torah, Il Bhagavad Gita, Locke, Rousseau, Giordano Bruno, Machiavelli e Gramsci e molti altri non la fanno così semplice.

    Un dettaglio raccapricciante: democrazia proviene dal greco “demos”, che raggruppa soltanto coloro i quali ai tempi che furono non erano schiavi. Quindi, secondo il concetto di democrazia più letterale, chi non è libero non ottiene i privilegi di siffatta forma di governo.
    Lascio a voi scoprire chi sia effettivamente talmente libero da potersi godere i benefici del cosiddetto “potere del popolo”.
    Altro dettaglio su cui soffermarsi: secondo voi esiste un punto di equivalenza sostanziale tra democrazia e dittatura? Ovvero, laddove la democrazia inizia a latitare e la dittatura a farsi più blanda, è possibile trovare un contatto? Se tale contatto esistesse implicherebbe che, come avviene nella cultura taiosta ed in quella cabalista, nel bene c’è un po’ di male e nel male c’è un po’ di bene. Poichè il bene ed il male sono concetti soggettivi e labili, dipendenti dal luogo e tempo, ci si deve chiedere se la nostra visione di stato libero sia un imperativo categorico storicizzato, oppure debba essere più dinamica la sua utilizzazione, in funzione della stagione in corso e degli eventi dinanzi.

  2. Per anticipare alcuni controcommenti, se mai ci saranno, riporto subito un esempio di dittatura illuminata, di gran lunga superiore a qualunque attuale democrazia (e probabilmente quanto di più vicino al mio modo di intendere il Governo della realpolitik):

    la Roma di Marco Aurelio. Mi stupisco che Gramsci non lo abbia mai citato (almeno non nelle letture che ho avuto io sotto mano), mentre fa riferimento al Principe Nuovo, chiaramente influenzato dal pensiero machiavelliano. Coloro i quali non conoscono questo imperatore-filosofo, devono assolutamente leggersi le “Meditazioni”. Dopo averle lette (ci si impiega poco tempo) si ricrederà certamente su che cosa voglia dire dittatura illuminata. E se anche qualcuno dovesse criticare il fatto che una siffatta dittatura avvenne rare volte (Pericle, Federico II, Federico il Grande, per rimanere in Europa), allora vorrei sapere quante volte la democrazia perfetta sia comparsa sulla faccia della terra.
    Un altro interessante esempio di dittatura illuminata che mi andrebbe a genio potrebbe essere quella di stampo buddhista di scuola indiana (ovviamente non la brutta copia lamaista tibetana). Se si trovasse una o più persone, la cui saggezza, o per dirla alla latina, le cui 4 virtù raggiungano livelli oggettivamente straordinari, io manderei tranquillamente a farsi fottere la mia ideologia politica ed abbraccerei in toto siffatto governo, e senza la minima esitazione. Utopia? Esattamente come tante altre.

    p.s.: per la cronaca credo che il Commodo del Gladiatore sia proprio il figliolo di Marco Aurelio.

  3. Areazione,
    proprio per non parlare in modo teorico ho riportato alcuni esempi PRATICI di cosa significa vivere sotto una dittatura.
    Penso che i (pochi) lettori di questo post, confrontando quello che puo’ succedere a qualunque cittadino della RPC con la propria vita di ogni giorno, non potra’ che reputarsi fortunato di vivere in un sistema come il nostro. Non perfetto, per l’amor di dio, no. E infatti stiamo qui tutti i giorni a denunciarlo. Ma decisamente migliore di molti altri.
    Lo dimostra il semplice fatto che possiamo avere un blog e scrivere un giorno si e uno no che il nostro Capo del Governo e’ un deliqnuente o un mafioso o via dicendo. Possiamo anche andare in piazza, io te e chiunque altro, e dire un po quello che cazzo ci pare. In Cina per molto meno si va in galera. Centinaia di bloggers come noi sono in galera. Si puo finire in galera, per legge, anche per possesso di bandiera tibetana o di una foto del Dalai Lama, pensa te.
    In questo nostro paese, non perfetto, possiamo sventolare la bandiera della Padania o di qualunque paese del mondo (eccetto dell’ex Germania nazista, mi sembra) quanto ci pare e piace, e via dicendo.
    Insomma, se forse per le elite democrazia o dittatura cambia poco, a me sembra che la Liberta’ sia importante soprattutto per i piu’ deboli. Per il popolo.

  4. Sono d’accordo con quanto di Alessio. Ciò che hai documentato è un chiarissimo esempio della situazione odierna in Cina. Ho scritto anch’io un articolo parlando delle Olimpiadi e citando alcune “testimonianze” riportare su asianews di alcuni cittadini cinesi che raccontano una verità tutt’altro che euforica riguardo agli abusi all’ombra dei giochi. Ancora un ottimo articolo. Mi permetto di citarti nel mio blogroll in quanto il tuo lo apprezzo molto. (torno alle mie ferie eheh)

  5. Alessio,
    non sono così idealista da pensare che, avendo il culo ben coperto, possa elucubrare teorie su cosa sia meglio o peggio. Facile per chi ha libertà di parola discernere sui massimi sistemi. E questo penso sia assodato.

    Tuttavia, il dilemma è sempre uno solo: diritti civili o diritti sociali? Averli tutti e due è pressapoco impossibile. Cosa scegliamo?

  6. Non condivido il tuo dilemma:
    -1- non vedo perche’ avendo i diritti civili non si possano poi conquistare quelli sociali;
    -2- non capisco perche’ le dittature (o le non-democrazie) sarebbero migliori nel “dare” ai propri cittadini i diritti sociali. Storicamente non mi pare cio sia vero
    -3- ritengo i diritti civili un prerequisito per ottenere quelli sociali.

  7. Per struttura ideologica le democrazie si basano sull’illuminismo razionalista, che attinge a piene mani dai diritti civili, non quelli sociali. Al contrario, i governi più autoritari, non necessariamente dittature, sono impregnate di hegelismo, che appunto si fonda sulla costituzione di uno stato forte. Prerequisito perchè lo stato così creato sia stabile è che la popolazione stia almeno bene socialmente (–> economicamente). I diritti civili sono funzione di quanto lo stato autoritario consideri tali propedeutici alla propria stabilità interna. Quindi, vengono concessi per mantenere, a seconda delle ere storiche e politiche, la cittadinanza tranquilla. Ma nulla di più.

    Ti propongo questo spettro di massima, che va dalla democrazia più spinta all’autoritarismo più centralista

    usa–gran bretagna–svizzera–svezia–germania est–urss–germania nazista

    Se consideri valido questo spettro, valuta te se la mia teoria sia valida oppure no.

  8. Sarebbe forse stato più corretto darti almeno un’idea di massima del periodo storico a cui mi riferisco quando utilizzo un dato stato come esempio. Se quindi non ti è chiaro lo schema, ti do maggiori dettagli temporali.

  9. Areazione,
    nel post cercavo appunto di fare un esempio pratico per non affrontare il nodo gordiano di un dibattito sulla “democrazia”.
    In questi giorni sto viaggiando in India per cui non posso connettermi troppo di frwequente, ma se l’argomento ti interessa (secondo me e’ interessante) magari ne discutiamo nella seconda meta’ di settembre.
    A presto.
    Ciao.

  10. A voja,

    buon viaggio e scatta tante belle foto.

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