Ci sono Olimpiadi e Olimpiadi.
Io non conosco un nome dei tanti atleti che hanno gareggiato a Pechino in questo agosto 2008. Gli atleti mi perdoneranno, non sono un tuttologo e lo sport oramai non lo seguo piu’ e percio’ lo conosco poco.
Ma dei nomi di tre atleti, due statunitensi e uno australiano, non me ne dimentichero’ mai.
Il tempo non cancella i sentimenti, e i grandi uomini sono immortali.
E dire che io, quel 16 ottobre 1968, non ero nemmeno nato, e quel podio dei 200 metri dell’ Olimpiade di Città del Messico l’ho visto solo qualche decennio dopo.
Quella sera del tumultuoso 1968, due velocissimi uomini neri si ribellavano in silenzio, a testa bassa, mostrando un pugno chiuso.
Il terzo uomo, bianco, si era schierato dalla loro parte, non aveva calzato il guanto nero del Black Power, ma alla tuta aveva appiccicato la stessa coccarda che portavano loro, per rivendicare la parità dei diritti degli afroamericani.
GRANDI UOMINI
Quando scesero dal podio, dopo aver lasciato il mondo di sasso con la loro protesta, quel ragazzo bianco di Melbourne aveva rincarato la dose: «Credo nei diritti civili – dichiarò con fierezza -. Ogni uomo nasce uguale agli altri e deve essere trattato come tale». Erano gli anni delle grandi marce, dei grandi ideali, del «We shall over come» cantato sommessamente nei cortei sulle strade dell’ America dove i neri non potevano ancora andare all’ Università. Quel 16 ottobre cadeva pochi mesi dopo gli assassini di Martin Luther King e Robert Kennedy, paladini e simboli dei diritti umani.
Pochi giorni prima a Citta’ del Messico c’era stato il Massacro di Tlatelolco con centinaia o forse migliaia di vittime.
Tommie Smith, che quella sera aveva portato il primato mondiale dei 200 a 19″83, e John Carlos praticamente chiusero lì la loro carriera dopo quella protesta davanti a tutto il mondo. Perseguitati dai benpensanti che li accusavano di non aver lavato i panni sporchi in famiglia, e isolati nello sport.
Ora per l’ uomo di colore è più facile sostenere le proprie idee, ma Smith, Carlos e l’australiano Peter Norman ebbero il coraggio di farlo quando era rischioso. Disse Carlos di Peter Norman dopo la sua morte: «Quello che Norman fece fu più grande di ogni impresa sportiva, ci diede solidarietà totale, e con il tempo non è mai indietreggiato, né rinnegato la posizione che tenne».
PICCOLI UOMINI
Anche allora, nel 1968, di fronte a pochi grandi uomini, destinati a divenire immortali, c’erano tanti uomini piccoli piccoli. Uno di questi, il presidente del CIO (anch’esso statunitense), ripete’ la solita manfrina: quel gesto sarebbe stato sbagliato, perche’ i Giochi Olimpici sono sport, solo sport, e la politica va lasciata fuori.
Un portavoce del CIO disse addirittura che quel gesto era stato “una violenta e deliberata violazione dei principi fondamentali dello spirito olimpico“[3]. Quest’uomo condanno’ una silenziosa protesta a testa bassa e pugno alzato come violenta, ma non ebbe mai nulla da dire sul Massacro di Tlatelolco o sulla violenza dei bianchi statunitensi contro gli afroamericani.
E’ curioso notare, pero’, che il presidente del CIO nel 1968 era stato Presidente della Commissione Olimpica degli Stati Uniti alle Olimpiadi di Berlino 1936, quando non fece nessuna obiezione ai tanti saluti nazisti e fascisti che gli spettatori ebbero il piacere di vedere a quei bellissimi Giochi[8], svoltisi in maniera pressoché perfetta, un po’ come quelli di Pechino 2008.
Smith e Carlos furono sospesi dalla squadra olimpica statunitense e furono costretti a lasciare il villaggio olimpico. Cacciati come cani, loro che invece erano uomini.
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Tempo fa’ ebbi il privilegio di ascoltare David Hilliard in una conferenza sulle Black Panther. Ero in assoluta fibrillazione come potrai immaginare. Mi portai due telecamere, una digitale, una analogica. Mio solito libretto di appunti e via, pronti per un evento per me fondamentale. Seduto ovviamente in prima fila. Io non mi siedo mai in fondo, a meno che non ci sia posto…eheheh
Risultato? Delusione totale. Finita la conferenza io ed altri amici ci guardammo negli occhi come per dire “ma questo è veramente David Hilliard oppure una sua copia mal fatta?” Il motivo della nostra grande delusione era dettato dal fatto che diede risposte assolutamente banali e pure un po’ reazionarie sulla questione droga, internazionalismo, politica estera di Obama. Alla domanda “qual’è il suo parere sull’utilizzo di droghe da parte dei giovani americani, voi che le avete usate?” Risposta “Noi le abbiamo usate”. La mia mascella cadde per terra, e solo dopo qualche minuto mi ricomposi.
Il video di Hilliard non riesco più a guardarlo, mi sembra di sentire parlare un altro uomo.
Tra l’altro le stesse Black Panther (o quel che rimane di loro) se non sbaglio sono state contrarie al boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino. Ed infatti se un atleta avesse protestato come hanno fatto loro, pur non condividendo, avrei rispettato il coraggio e l’onestà. Tirar fuori le palle è sempre degno di stima, qualunque sia la provenienza politica.
Invece nada de nada, tutti ad acchiapparsi i soldini della Nike o Adidas, o al massimo a concedere body solo finita la festicciola. Che coraggiosi ’sti atleti del XXI secolo. Come i bambini nei confronti dei bulletti, appena si girano tutti ad imprecare nei peggio modi, ma appena il bullo ritorna a guardarti in faccia, testa china ed andapedalare.
grazie, bel post. credo purtroppo che tutti i giochi olimpici ed i mondiali siano politicizzati. anche los angeles ‘84 per dire, considerando ciò che gli usa in quegli stessi mesi stavano combinando in america centrale. purtroppo, dico, perché a me, che non ho la tv, piacerebbe un casino guardare le olimpiadi, nonostante tutto. ciao ciao
Le cose oggi non sono cambiate. Basta pensare alle parole di malumore del CIO nei confronti della brillante esultanza di Bolt dopo la vittoria nei 100 metri.
tommi
ciao, oggi è il blog day, vieni sul mio blog, ti ho raccomandato
Ottimo post. Io dubito che le cose siano cambiate tanto…forse solo nell’apparenza.