In questi giorni di luglio il PD è messo sotto scacco da un anziano artista, blogger e attivista politico genovese, tale Beppe Grillo, al quale si vorrebbe rifiutare il tesseramento in tutti i modi per paura di una sua candidatura a segretario; e da un infermiere e militante campano di mezza età, tale Andrea Forgione, che la tessera a Grillo invece gliel’ha data, facendo infuriare i caporali del suo partito. La vicenda conferma le nostre riserve nel considerare il PD un partito veramente “democratico”. Democrazia significa “potere, governo del popolo”. Il “popolo” è l’insieme di TUTTI i cittadini. E’ palese perciò che in un paese democratico un cittadino dovrebbe avere la facoltà di iscriversi ad un partito democratico, parteciparvi in modo democratico e, volendo, anche puntare alla segreteria.
Nelle sette e nei partiti non democratici tutto ciò è impossibile. Ve l’immaginate un cittadino qualunque che bussa alla porta di una setta segreta (come la P2) o di quei partiti dove i leader vengono eletti per acclamazione popolare nelle piazze, per alzata di mano, per propaganda populista (tipo il Partito Nazista di Hitler, o il PCUS di Stalin, o il PDL di Berlusconi, o il PNF di Mussolini) e chiede la tessera per candidarsi alla segreteria? Un capo e un politburo ce l’abbiamo già, gli risponderebbero, e il tipo rischierebbe anche di beccarsi qualche insulto, ceffone o sputo per “lesa maestà”.
Ma un partito “democratico”, come vorrebbe essere il sedicente Partito Democratico, dovrebbe permettere a qualunque cittadino senza altre tessere di partito e che non sia un mafioso di iscriversi e partecipare in ogni modo alla vita del partito. Oltretutto, le opinioni nuove e diverse fanno bene, mentre ad ascoltare le stesse vocine decennio dopo decennio si rischia l’atrofia del cervello.
Inoltre lo Statuto del PD, come ricorda Gianvito Rutigliano su Diritto di Critica, stabilisce chiaramente che l’iscrizione può essere rifiutata ad un richiedente solo se questo è iscritto a un altro partito o è componente di un gruppo consiliare di un altro partito (art. 15 «Non è consentito il rilascio della tessera a persone che siano iscritte ad altri partiti politici o aderiscano a gruppi di altre formazioni politiche all’interno di organi istituzionali elettivi, ai sensi dell’art. 2 comma 8 dello Statuto [partiti, nemmeno liste civiche]»).
Ma nonostante questo, l’elite che controlla il PD è contrarissima al tesseramento del Sig. Grillo. Come mai? Forse una risposta ce l’ha data il segretario del circolo PD “Martin Luther King” di Paternopoli (Avellino), l’infermiere 45enne Andrea Forgione, che contro i “grandi dirigenti” del suo partito ha dato una tessera a Grillo. Forgione sostiene che:
“Se noi ci chiamiamo Partito democratico dobbiamo tenere porte e finestre aperte, altrimenti potevamo continuare a chiamarci Ds, Margherita, o Pci, o Pcus”.
Forgione accusa senza mezzi termini i vertici del Pd:
“Il nostro gruppo dirigente ha paura che la gente possa raccontare le cose, questa è la paura che li ha animati. (…) E’ la paura di un potere consolidato, fatto da aristocratici, fatto da parassiti, molti di loro non hanno lavorato un giorno. Non importa se rimaniamo all’opposizione dieci anni, l’importante è che i posti di potere siano occupati sempre dalle stesse persone. Noi abbiamo il circolo sempre aperto, ma preferiamo stare fuori, come faremo domenica, quando metteremo un tavolino ad una piccola festa del nostro paese e ci metteremo magari accanto all’immigrato clandestino che vende borse”.
Interpellato sul niet dalla Commissione di garanzia, Forgione ha risposto:
“La domanda è: come mai? E’ vero che ha detto cose forti, ha criticato il Pd, ma non è possibile che per lesa maestà una persona non venga tesserata”.
All’Ansa, Forgione ha aggiunto: “Hanno tradito il partito, hanno fatto una fesseria”, precisando che, secondo lui, il vero problema è che il comico genovese “ha parlato male di D’Alema”.
In definitiva sembrerebbe che, tutt’altro che “democratico”, il PD sia solamente il partito di D’Alema, Rutelli, Fassino, Veltroni, Franceschini e il Gruppo Editoriale L’Espresso e che l’ideologia del “riformismo” sia solo la foglia di fico del Nulla.
Altre opinioni:
“in un partito “democratico” se un comico sessantenne ha più consenso di tutta la dirigenza del partito stesso dovrebbe semplicemente venire eletto e sostituire questa dirigenza.” (Blog Diritto di Resistenza)
“[La candidatura di Grillo] è una buona occasione per il Pd per comportarsi come un partito aperto, al contrario di quando rifiutarono la candidatura di Pannella e Di Pietro.” Marco Cappato (Radicali)
Nel momento in cui una persona viene respinta all’atto dell’iscrizione in un partito, in quanto fa parte di un popolo, di un movimento critico che però vuol fare politica, allora se ciò accade vuol dire che siamo di fronte a una casta che si è chiusa in sé stessa e non vuol parlare col Paese reale! (Antonio Di Pietro, IDV)
«Era un’ottima notizia che Beppe Grillo fosse candidato, con le sue maniere scandalistiche, alle primarie del Pd. (…)
(…) La candidatura di Beppe Grillo inseriva un primo elemento di verità perché ha costretto a rivelare il bizantinismo dello statuto del Pd; ne avrebbe inserito un secondo, molto più forte, perché se effettivamente colui che i telegiornali di regime chiamano «il comico genovese» avesse partecipato alle primarie di ottobre, avremmo avuto la possibilità di conoscere la sua consistenza effettiva, numerica, quantificabile, tutta al di là dell’alone mediatico dei blog, dei Vaffa Day, del facile consenso degli “indignati”. (…)
Per questo non ci si può permettere di esorcizzare Grillo come ha fatto Piero Fassino, segnalando il rischio “Helzapoppin’”. La politica è la politica, chiunque entri in campo.
Dopo di che, chi ha qualcosa da dire, ma di reale e oggettivo, parli, discuta, convinca. Altrimenti c’è solo conformismo, convenzioni, politica politicante. Grillo non avrebbe vinto le primarie, ma la sua esclusione mostra la nudità del re». (Edmondo Berselli, L’espresso)

Grillo rifiutato dal Pd, Di Pietro indignato
I Comitati di Garanzia nella Storia
P.S. Ecco Travaglio che ha spiegato la questione a dovere:
l’auodistruzione del PD
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eh beh, la non-democraticità del pd è come la scoperta dell’acqua calda.. ma chi ci ascolta?
forse solo il politburo pd-ino, terrorizzato che qualcun altro scoprà la verità.
il re e nudo. che si prenda una bella polmonite letale.
saluti
Grillo no e i leghisti SI: http://www.gennarocarotenuto.it/9485-partito-democratico-alessandra-guerra-s-e-beppe-grillo-no
Strani criteri del PD per definire i “movimenti politici ostili”.
Il PD è un partito politico, non il ricettacolo di chiunque voglia gridare idee condite con ingiurie.
Non è il mio modo di discutere dei problemi e proporre soluzioni; non mi iscriverei con personaggi mediatici urlanti.
Denuncia sicuramente molti mali italiani, perciò mi è molto simpatico.
Molti sono le deficienze del PD (la Seracchiani lo dice da tempo), forse non è nemmeno molto democratico, come afferma con linguaggio carbonaro (lo sappiamo solo noi e pochi altri veramente democratici), ma se veramente “ventopiumoso” ricerca la democrazia, incominci a confrontarsi con gli altri usando un linguaggio che lo permetta (il confronto).
Ecco un pessimo insegnamento del suo maestro, mi dispiace per l’allievo.
Walter